Luisa Lambri allo Studio Guenzani di Milano

Tubi nel deserto dello Utah inondati dalla luce del solstizio d’estate, una luce accecante che non permette di vedere cosa c’è fuori o forse ci invita a cogliere l’invisibile. Particolari più nitidi delle pareti interne è possibile osservarli solo quando la luce si attenua un poco offrendoci l’opportunità di capire che la vita interiore di questa struttura appare segnata tanto quanto quella dell’anima di chi la osserva. Questa luce, così naturale, sembra voler alleviare i segni di cui l’interno è cosparso. Essa è quasi divina nella sua espressività, come se un essere superiore ci osservasse da un mondo altro e la sua luminosità cercasse di penetrarci, di raggiungere quel profondo dal quale a nostra volta la osserviamo. Esperienze accadono fuori da Sun Tunnels, un’opera di land art dell’artista statunitense Nancy Holt, che Luisa Lambri ritrae sempre dallo stesso punto di vista facendo interagire il dentro con il fuori, la materia del luogo in cui siamo costretti con la visione di ciò che appare oltre il luogo stesso.

“Ho sempre fotografato interni di case – ci racconta l’autrice – soprattutto a Los Angeles, e quando mi ci sono trasferita ho incominciato a fotografare le opere d’arte che avevano ispirato il mio lavoro sull’architettura, e in particolare i lavori e le installazioni degli artisti del Light and Space Movement in California, o le installazioni di Donald Judd a Marfa. Ho pensato a Nancy Holt e al suo lavoro nel deserto dello Utah in questo contesto, e mi interessava particolarmente perché era un’artista donna.”

Luisa Lambri  Luisa Lambri  Luisa Lambri
© Luisa Lambri
Untitled (Sun Tunnels, #01), 2014 / Untitled (Sun Tunnels, #02), 2014 / Untitled (Sun Tunnels, #05), 2014
Courtesy Studio Guenzani Milano


Il confronto diviene quindi una chiave di lettura dei diversi livelli di interpretazione che permeano le fotografie esposte in questa mostra. Un confronto tra Lambri e Holt innanzitutto, due generazioni di artiste che approcciano in maniera diversa lo stesso luogo fornendo suggestioni differenti intersecate tra loro. Ma ciò che si manifesta con evidenza in questo lavoro è il senso di appartenenza a un insieme nel quale si trovano l’interno e l’esterno allo stesso modo, nella stessa misura. Vi è come un’urgenza di comprendere l’importanza di come ciò che sta dentro può vivere nonostante e malgrado ciò che sta fuori e come quest’ultimo non è staccato dal primo: si tratta di un “unico” che spesso non consideriamo come tale con la conseguenza che i due mondi finiscono per rifiutarsi sentendosi diversi. Questa diversità viceversa appare qui in avvicinamento.

L’autrice ci libera da una possibile interpretazione preconcetta invitandoci e augurandosi che questa possa essere quanto più libera possibile.

“Le mie fotografie – ci dice – sono delle interpretazioni molto personali in cui la mia storia si sovrappone a quella dell’edificio. Non desidero documentare i luoghi che visito, per cui l’interpretazione spero sia il più aperta possibile, anche se sono consapevole di quello che sto fotografando e della sua storia, che non ignoro anche se non la affronto così direttamente.”

In effetti nonostante il lavoro di Lambri sia perfettamente collocabile in un luogo, uno spazio e un tempo precisi, l’idea è che queste informazioni si annullino dando luogo a una differente lettura molto privata. In questo senso la serialità del soggetto ripreso induce il fruitore a cimentarsi in considerazioni proprie, un esercizio auspicabile che dovrebbe sempre avvenire difronte a un’opera.

Luisa Lambri  Luisa Lambri  Luisa Lambri
© Luisa Lambri
Untitled (Sun Tunnels, #06), 2014 / Untitled (Sun Tunnels, #07), 2014 / Untitled (Sun Tunnels, #09), 2014
Courtesy Studio Guenzani Milano


“Le [mie] fotografie sono degli sguardi soggettivi piuttosto che una documentazione di alcuni luoghi architettonici, per cui riflettono di più la mia storia e la mia posizione della loro”
ci dice ancora l’autrice che in questo senso considera i luoghi che fotografa degli autoritratti. E non possono che essere personali le chiavi di lettura che si manifestano in queste immagini apparentemente semplici ma che accolgono una profondità quasi spirituale, a dimostrazione che i contenuti possono apparire anche attraverso un elemento completamente nudo, in maniera più diretta e vera quanto più il soggetto è semplice. Qui la luce, quando è molto forte, avvicina ciò che sta oltre. La parte terminale, quella che ci mette in contatto con il fuori, si perde nell’intenso chiarore offrendo un senso di continuità, un contatto inequivocabile tra i due mondi impossibile da eludere. Viceversa quando la luce si ritrae questo contatto appare più debole, la sua possibilità si allontana e l’immagine assume un carattere più distaccato.

I pochi elementi, estremamente rigorosi dal punto di vista formale, non necessitano di mostrare perché il disvelamento avviene da sé, immagine dopo immagine, accompagnando lo sguardo dell’osservatore verso una scoperta che non può essere raccontata se non vivendola in prima persona. Il cammino dell’individuo è legato a quanta luce/sapere/credo riesce a far entrare dentro sé, sembra suggerire l’autrice. Il confine che avvicina il chiaro e lo scuro, le due facce dell’intimità di ognuno, appare più sfumato, meno netto, nonostante i segni del tempo scolpiscano pesantemente i corpi.

Una immagine, tra le altre, lascia intravedere cosa c’è all’esterno e il paesaggio è così lieve da sembrare una apparizione, come fosse un miraggio, che può cessare da un momento all’altro. Luisa Lambri lo coglie dandoci la possibilità di riflettere che un altrove esiste e che possiamo uscire a incontrarlo.

© CultFrame 04/2015

INFORMAZIONI
Luisa Lambri
Dal 10 aprile al 30 maggio 2015
Studio Guenzani / via Eustachi, 10 Milano / telefono 02 29409251 / info@studioguenzani.it
Orari: martedì – sabato 15.00 – 19.30

SUL WEB
Luhring Augustine, New York – Alcuni lavori di Luisa Lambri
Studio Guenzani, Milano

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