Depth Charge. Mostra dell’artista americano Gary Hill a Milano

Gary Hill. Depth Charge, 2009/ 2012. Mixed media installation, variable size, edition of 2.  Photocredit “RJ Sánchez | Solstream Studios”. Courtesy of Galleria Lia Rumma, Milano - Napoli
Gary Hill. Depth Charge, 2009/ 2012. Mixed media installation, variable size, edition of 2. Photocredit “RJ Sánchez | Solstream Studios”. Courtesy of Galleria Lia Rumma Milano – Napoli

L’occhio dell’artista (e dello spettatore) si muove rapidamente indagando la sostanza di cui è composto lo spazio. Impazzito cerca una via di fuga ma, come negli esperimenti cui vengono sottoposte le cavie costrette in luoghi angusti, non la trova, quindi continua a correre, allucinato, fermandosi improvvisamente davanti a particolari definiti nella speranza che l’aiutino ad uscire dal flusso della mente concentrata unicamente sulla ricerca della salvezza da quello spazio costretto. Choir Box (2015) video che l’artista californiano Gary Hill presenta nella Galleria Lia Rumma, è una installazione creata appositamente per questa esposizione e lo spazio “costretto” che ritrae è lo studio stesso dell’autore. Lo spettatore è indotto a calarsi al suo interno, incoraggiato ad una partecipazione attiva come spesso accade nel lavoro dell’artista. La materia si allarga a inglobare l’osservatore, lo proietta fin dentro i pori del muro. A tratti si blocca su punti definiti come se questi dovessero agganciarlo nel tentativo di cercare un senso nel nonsense del vorticoso viaggio cui l’autore lo costringe. Ma a voler cercare una via d’uscita sembra essere l’arte stessa. Uscire dalla mente chiusa come il luogo in cui è rappresentata, una scatola in cui è contenuta, ammaliata dal suono di un coro.

Dopo un inizio di carriera legato all’uso del linguaggio della scultura, valsogli il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1995, Gary Hill trova nel video la forma più congeniale a rappresentare il pensiero. Egli se ne serve come mezzo per “pensare ad alta voce”. Da qui in poi la sua ricerca si concentrerà sulle forme di relazione, di reazione e di frizione fra linguaggio e immagini. Nel 1974 prende corpo la sua prima installazione: una trasmissione a circuito chiuso, modalità che utilizzerà il concetto di circolarità, leitmotiv spesso riproposto in molti suoi lavori. Learning Curve (1993) è un video che ritrae proprio tale circolarità attraverso la riproduzione dell’onda perfetta che ogni buon surfista sogna. La vediamo proiettata su un monitor di 5 pollici collocato al fondo di un tavolo lungo 5 metri di un colore che ricorda la sabbia delle spiagge dell’Oceano Pacifico. All’altra estremità si trova una sedia di quelle che si possono vedere nelle scuole. Lo spettatore è invitato a sedersi e a cercare di entrare nel vortice di un’immagine che da lontano appare quasi statica. Avvicinandosi si noterà invece che il frutto dell’osservazione teorica di una visione, è completamente distante dall’immagine reale.

Gary Hill. Pacifier, 2014. Mixed media installation, n. 3  70’’, HD displays, one mini - mac, triple matrox, edition of 3. Photocredit “RJ Sánchez | Solstream Studios”. Courtesy of Galleria Lia Rumma Milano - Napoli
Gary Hill. Pacifier, 2014. Mixed media installation, n. 3 70’’, HD displays, one mini – mac, triple matrox, edition of 3. Photocredit “RJ Sánchez | Solstream Studios”. Courtesy of Galleria Lia Rumma Milano – Napoli

In Sine wave (2011) l’autore entra all’interno del video, lo percepiamo attraverso il respiro. Come una sorta di essere tecnologico primordiale venutosi a trovare in un luogo di vegetazione lussureggiante, lo osserva da un inedito punto di vista collocato dietro un bicchiere riempito a metà d’acqua e posto all’estremità di una barra fissata alla sua spalla. Lo sguardo si sofferma scandagliando ossessivamente un tratto di bosco, sembra non poter avanzare, come se una forza sconosciuta gli impedisse di proseguire. Anche qui il soggetto pare non trovare una via d’uscita nonostante l’ambientazione sia del tutto differente da quella di Choir box. Ed ecco che la circolarità si riaffaccia nel lavoro dell’artista, l’immaginazione diviene il frutto dell’osservazione trasformandosi in una sorta di equilibrio, lo stesso identificabile nel cerchio provocato dall’onda perfetta. Equilibrio, circolarità che rigenera la vita. Il respiro di Hill la indaga come a volerla rendere visibile a chi si ostina a non volerla vedere. In questo caso il video non è più soltanto l’espressione che rende immediatamente accessibile il pensiero, diventa possibilità di vivere il pensiero stesso. Così in Klein Bottle (scultura, 2014) il vetro della bottiglia prende forma attraverso il fuoco e appare dove prima non c’era nulla, una creazione generata da uno degli elementi primari della formazione della Terra, il tutto mostrato magicamente in un video proiettato all’interno della bottiglia stessa. Ancora la circolarità che non trova via d’uscita e che al contempo “crea”.

Ma, come in un girone dantesco, ecco che accanto al tentativo di mostrare la vita che si rigenera, l’artista propone la visione apocalittica della devastazione. Lo fa attraverso il video Pacifier (2014) dove vediamo un oggetto simile a un ordigno esplosivo precipitare fino a schiantarsi contro un piano frantumandosi in migliaia di pezzi. Esso rappresenta, nella forma, l’analogia tra il ciucciotto di un bambino e Little Boy, la bomba utilizzata dagli americani durante il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. In Depth Charge (2009-2012), cinque monitor rimandano l’immagine dell’artista che si sottopone a un “viaggio” provocato dall’assunzione di LSD. Ciò che l’uomo vivrà nel corso di questa esperienza è il totale ammaraggio in se stesso che lo porterà a rendersi conto del potenziale insito nella mente umana e di come questo possa essere manipolabile ma, al tempo stesso, utilizzabile allo scopo di vivere in accordo con ciò che ci circonda mediante il semplice atto dell’amare. A sugellare questa performance l’esecuzione di una composizione di Edgard Varèse, Un Grand Sommeil Noir, interpretata in un assolo di chitarra elettrica da Bill Frisell rappresentato, in una immagine virtuale, quasi come un devoto della figura che prede forma dinanzi a lui: una sorta di madonna a cui il musicista sembra dedicare l’ultimo brano prima della fine. Il circolo si chiude con ciò che scompare per lasciare il posto al nuovo che appare, arrivando da un altrove.

© CultFrame 03/2015

INFORMAZIONI
Gary Hill, Depth Charge
Dal 26 febbraio all’11 aprile 2015
Galleria Lia Rumma / via Stilicone 19, Milano / telefono 02.29000101 / info@liarumma.it
Orari: martedì – sabato 11.00 – 13.30 e 14.30-19.00

SUL WEB
Il sito di Gary Hill
Galleria Lia Rumma, Milano

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