Knight of Cups. Un film di Terrence Malick. 65a Berlinale. Concorso

Terrence Malick“Andare continuamente alle feste per incontrare gente interessante con cui chiacchierare, quindi attendere la fine della serata per dire quanto ci siamo annoiati. È questa l’essenza della civiltà occidentale”. Parole del romanzo Americana (1971) di Don DeLillo che possono venire in mente per descrivere l’ambientazione hollywoodiana del settimo lungometraggio di Terrence Malick, il cui titolo fa riferimento alla figura dei tarocchi del Cavaliere di coppe: una carta che ritrae un giovane con un calice in mano, identificabile con il protagonista del film, Rick, una star di successo interpretata da Christian Bale che sembra trascorrere la sua vita passando da una festa all’altra, da una relazione all’altra, nella Los Angeles contemporanea.

I tarocchi servono da filo conduttore della parabola esistenziale di Rick, la cui voce inizia con il rievocare una favola raccontatagli dal padre, legata alla carta del Cavaliere, quella del giovane figlio del re dell’Est smarritosi in Egitto dov’era stato mandato dal genitore a cercare una perla rara e caduto in un sonno profondo. Come il protagonista, il giovane principe ha intrapreso un viaggio che gli ha fatto dimenticare chi era e qual è la sua strada. Le voci (comprese alcune registrazioni di brani letti da John Gielgud e Charles Laughton e quella del narratore Ben Kingsley) e le immagini che scorrono sullo schermo ripercorrono i frammenti, gli istanti, le donne, il vuoto della sua vita. Un vuoto da cui l’uomo tenta di fuggire, non sapendo però quale direzione prendere.
Infatti, vediamo Rick vagare nel deserto californiano in cerca di una rinascita. Lo sentiamo riflettere sulla sua condizione in un monologo interiore che assume i tratti del poema filosofico mentre cerca di ricomporre i cocci della sua esistenza. Lo vediamo con il fratello e con il padre, con cui cerca di mantenere un legame, e con una serie di donne, una più bella dell’altra, con le quali l’amore, la famiglia, l’avere un figlio rimangono progetti mancati.

Dopo To the wonder presentato al Festival di Venezia 2012, Malick ripropone un lavoro di montaggio analogo a quello dei suoi ultimi film per narrare la crisi di un uomo che può rinviare anche a quella delle grandi narrazioni e del cinema stesso. Secondo alcuni, nella sua pellicola precedente sembravano venire meno alcuni dei punti di forza dell’autore: l’alto profilo della riflessione esistenziale unito a quello della forma cinematografica, il non coinvolgimento con il sistema di produzione e lo star system hollywoodiano. Affidando a Christian Bale il personaggio di un attore in crisi ed ambientando Knight of cups proprio a Los Angeles, Malick elegge quel mondo a oggetto del suo nuovo film, senza dire però nulla di più di quanto non abbiano già scritto De Lillo e Easton Ellis o già filmato Lynch e Cronenberg.

Ciò che qui l’autore introduce nel suo cinema per la prima volta è comunque l’esplorazione della capitale del cinema, delle sue strade, delle sue piscine, delle ville simili a regge e dell’umanità che le abita senza riuscire a sottrarla al suo statuto di non-luogo per eccellenza. Los Angeles e le sue palme promettono che tutto è possibile, i senzatetto più volte inquadrati ne ricordano la crudeltà, la bellezza talvolta ridondante delle riprese di vario formato curate da Emmanuel Lubetzki rischia di non aggiungere pathos ma di ridurre la portata emotiva del racconto, contagiando il film stesso con quel “vacuo” che ne è l’oggetto. Allo stesso modo, quella delle immagini della terra vista dallo spazio (fornite dalla Nasa) che in apertura intendono significare l’universalità delle questioni che si pone il protagonista, corrono il pericolo di depotenziare le peculiarità del suo percorso.

C’è insomma qualcosa che lascia insoddisfatti in questo film, così come nel precedente di Malick. Pare che il regista stia già lavorando al montaggio di un’altra opera, ancora senza titolo, ambientata sullo sfondo della scena musicale di Austin (Texas), che comprende una parte del cast di Knight of cups, con in più star contemporanee del calibro di Michael Fassbender, Ryan Gosling, Holly Hunter e Rooney Mara: se si trattasse dell’ennesima reiterazione di quesiti esistenziali e di moduli formali già presenti nel suo cinema a partire almeno da The tree of life (2011) sarà sufficiente cambiare ambientazione e cast per realizzare un film che meriti di essere visto?

© CultFrame 02/2015

TRAMA
Rick è un attore in crisi che ripercorre la sua vita, il suo rapporto con il fratello, con il padre, con le donne con cui è stato, per ricostruire i frammenti di una identità perduta.

CREDITI
Titolo originale: Knight of Cups / Regia: Terrence Malick / Sceneggiatura: Terrence Malick / Fotografia: Emmanuel Lubezki / Montaggio: A.J. Edwards, Keith Fraase, Geoffrey Richman, Mark Yoshikawa / Musica: Hanan Townshend / Scenografia: Jack Fisk / Interpreti: Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Brian Dennehy, Wes Bentley, Freida Pinto, Imogen Poots, Isabel Lucas, Antonio Banderas, Armin Mueller-Stahl, Ryan O’Neal, Ben Kingsley (voce) / Produzione: Nicolas Gonda, Sarah Green, Ken Kao / USA, 2014 / Distribuzione: Adler / Durata: 118 minuti

SUL WEB
CULTFRAME. Festival Internazionale del Cinema di Berlino. 65a Berlinale – Il programma
Filmografia di Terrence Malick
Berlinale – Il sito
Adler Entertainment

1 commenti

  1. ritengo che ogni singola parola di questo suo commento non abbia colto assolutamente la bellezza di questo film, la profondità della capacità introspettiva dell’animo umano da parte di Malik. Il regista è assolutamente perfetto, sublime nel cogliere in modo vero ,autentico e realista l’esperienza esistenziale dell’uomo che svuotato dall’effimero ha sete di ritrovare la bellezza e la grandezza interiore che abita in se. Il deserto, luogo delle tentazioni è anche il luogo dove l’uomo attirato dal bisogno di rientrare in se stesso riesce ad ascoltare la voce dell’infinito. “ti condurrò nel deserto e là parlerò al tuo cuore”( Osea).
    Malik è in questo film capace di toccare le corde esistenziali più autentiche dell’uomo reale.

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