Gemma Bovery. Un film di Anne Fontaine

La regista e sceneggiatrice Anne Fontaine e il collega e critico cinematografico Pascal Bonitzer avevano per le mani una già bella graphic novel di Posey Simmonds, la stessa di Tamara Drewe, quando si sono messi a scrivere la sceneggiatura di Gemma Bovery. Ma è merito loro la capacità di nutrire l’intelligenza dei dialoghi, di imprimere all’andamento della storia un ritmo brioso, di soddisfare con grande eleganza tutti i requisiti di una commedia sofisticata di ambientazione campestre.

Ai pregi della scrittura si associano quelli della presenza scenica e della recitazione dei due protagonisti, la burrosa Gemma Arterton e l’immarcescibile Fabrice Luchini. Pur incarnando i personaggi di questa specifica storia, i due attori, Luchini in particolare, sono essi stessi ormai dei personaggi, quasi delle maschere che ritroviamo calate ad ogni nuovo film in variazioni sul tema del precedente.

Luchini è ormai l’incarnazione dell’uomo di mezza età colto e nevrotico i cui desideri sessuali a lungo sopiti si ridestano all’incontro con una donna giovane. Sembra lui, la sua maschera, a imporre ormai il copione ai film in cui recita oppure sono talmente tanti i film francesi che raccontano questa stessa storia che Luchini, con il suo sguardo da uomo mite pronto a scoppiare in accessi di follia, ne è l’interprete perfetto. Non c’è neanche bisogno di cambiare nome al suo personaggio, tanto è ormai anche lui archetipo, come lo è Emma Bovary. Infatti, Luchini interpreta qui un uomo di nome Joubert come ne Le donne del sesto piano di Philippe Leguay, regista di quel Molière in bicicletta in cui proprio come in Gemma Bovery la vita e la letteratura sembrano stabilire inquietanti quanto eccitanti effetti di reciproca rifrazione.

Gemma Bovery è dunque un’opera perfetta per un grande pubblico che desideri svagarsi con un cinema ben fatto, popolare e non banale. Il tipo di cinema che si confronta con alcuni grandi temi classici della letteratura e della creazione artistica senza né il timore né il rischio di annoiare. Seguendo come un voyeur (o un qualsiasi lettore di romanzi o spettatore di film) le vicende dei vicini, Martin teme che la vita finisca per imitare l’arte e che la parabola del matrimonio stanco di Gemma e Charles Bovery possa concludersi come quella di Emma e Charles Bovary. In realtà, l’uomo desidera ardentemente che la vita abbia un po’ di quell’intensità che ci rende l’arte così indispensabile per stare al mondo. Attraverso il suo sguardo capiamo anche noi quanto il filtro della forma artistica ci sia disperatamente necessario per rendere sensato e sopportabile lo scorrere delle nostre vite.

© CultFrame 11/2014 – 01/2015

 

TRAMA
Dopo anni di lavoro insoddisfacenti nel mondo dell’editoria a Parigi, Martin ha deciso lasciarsi tutto alle spalle e diventare fornaio in un paesino normanno senza però abbandonare l’amore per la letteratura. Quando l’uomo (il cui cane si chiama Gus, come Flaubert) scopre che i suoi nuovi vicini di casa fanno Bovery di cognome e che per di più lei si chiama Gemma e lui Charles, la sua fantasia si mette in modo, tanto più che Gemma sembra avere molto in comune con il personaggio quasi omonimo nato dalla penna di Gustave Flaubert…


CREDITI

Titolo: Gemma Bovery / Titolo originale: Gemma Bovery / Regia: Anne Fontaine / Sceneggiatura: Pascal Bonitzer, Anne Fontaine, da una graphic novel di Posy Simmonds / Fotografia: Christophe Beaucarne / Montaggio: Annette Dutertre / Musica: Bruno Coulais / Scenografia: Arnaud de Moleron / Interpreti: Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Isabelle Candelier, Niels Schneider, Elsa Zylberstein, Kacey Mottet Klein / Produzione: Albertine Productions, Ciné@, Gaumont, Cinéfrance 1888, France 2 Cinéma / Francia, 2014 / Distribuzione: Officine UBU / Durata: 99 minuti

SUL WEB
Filmografia di Anne Fontaine

Torino Film Festival – Il sito

Officine UBU

1 commenti

  1. Grazie Silvia del suo commento al film e per le belle parole utilizzate per descrivere l’arte: “…..Attraverso il suo sguardo capiamo anche noi quanto il filtro della forma artistica ci sia disperatamente necessario per rendere sensato e sopportabile lo scorrere delle nostre vite….”

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