Due giorni, una notte. Un film di Jean-Pierre e Luc Dardenne

C’è un cinema che non fa sconti, che non si limita a raccontare la realtà ma la cattura e poi ci sbatte dentro, come se non bastasse il quotidiano che già viviamo, il reale nel quale abitiamo. A questo cinema appartengono i fratelli Dardenne che, negli anni, non sono mai venuti meno alla loro poetica del rigore. Film dopo film, hanno affinato l’arte dell’asprezza restituendoci l’immagine del vero, tanto straordinario quanto familiare nel suo essere, con dolore ma non solo, alla portata di tutti.

La violazione dei diritti, la libertà, la giustizia sociale sono temi che hanno toccato, esplorato, sviscerato scolpendoli nelle immagini e nei volti, raccontandoli nel giornaliero dispiegarsi delle esistenze dei protagonisti. Questo film è un’altra avventura umana che, muovendo dalla globale crisi economica, tocca il nervo scoperto della perdita del lavoro. Tuttavia non si tratta di un “semplice” licenziamento ma di un’odiosa scelta tra un bonus in denaro e il posto di una collega. Ricatti infimi molto più frequenti di quanto si creda, striscianti violenze alle quali si è, ovunque in questo mondo, sottoposti e alle quali, sovente, difficilmente ci si può sottrarre. Nell’universo dei padroni il sistema è ancora quello di un apparato feudale coercitivo e ingiusto, in cui nel “divide et impera” si crede di trovare il “segreto” del potere.

Si può valutare la dignità di un individuo in (mille) euro? Per coloro che decidono una cifra vale un’altra ma, soprattutto, una persona vale un’altra e ciò, molto spesso, corrisponde a zero. L’operaia Sandra, madre e moglie, reduce da una depressione e motivata a conservare il proprio lavoro, non si rassegna ad essere un nome cancellato da una lista e, nel fine settimana che precede la votazione nella quale sarà deciso il suo futuro nell’azienda, percorrerà un suo personale calvario per salvare il suo impiego ma, prima ancora, se stessa. Di porta in porta, di famiglia in famiglia, la donna chiede che la si salvi, letteralmente, dalla disoccupazione. Sa che il suo antagonista in denaro potrebbe essere più “forte” di lei ma decide di guardare in faccia, uno ad uno, i suoi colleghi perché quel voto, il lunedì successivo, non sia l’espressione di una mera preferenza come in una sfida alla pari.

I Dardenne, fedeli al loro stile, seguono la protagonista e, nel suo percorrere in lungo e in largo la città, ci portano, insieme a lei, sulla soglia di altre difficoltà, ristrettezze, afflizioni. Nessuno è “contro” di lei ma in molti non riescono ad essere “con” lei perché quel premio è, come un miracolo laico, un modo per tirare il fiato, estinguere un debito, pagare gli studi di un figlio… Marion Cotillard fa di Sandra una combattente autentica, non certo un’eroina drammatica da feuilletton di posticcio realismo, ma una donna che non nasconde la propria fragilità, costantemente in bilico sulla propria, intima, disperazione ma, nel contempo, determinata in una lotta fiera in cui rifugge la pietà ma difende, con orgoglio, il suo diritto di essere, di esserci. Porte aperte e sbattute, insulti, lacrime o silenzi vili. Tutto il campionario umano  è esposto ai suoi (e ai nostri) occhi ma tra il disagio e il livore i Dardenne non negano spazio alla solidarietà e all’amore intesi come elementi con i quali si amalgamano tutti i toni, foschi e brillanti, dell’esistenza.

Sandra non è una rassegnata questuante ma una lottatrice e i Dardenne, ancora una volta, dimostrano di saper raccontare la realtà senza inutili giri di parole, rifuggendo ogni intento ricattatorio per attingere il pathos dall’autentico fino ad un finale che, aprendo ad un fiero ottimismo, non sa né di retorica, né di consolazione perché in fondo, per dirla con  Bukowski, “stiamo tutti tentando di farcela, in una maniera o nell’altra… tentando di trovare un po’ di pace e un po’ di senso prima di gettare la spugna”.

© CultFrame 11/2014

TRAMA
Sandra lavora in una ditta di pannelli fotovoltaici. E’ tempo di tagli al personale e il suo posto è a rischio. Il suo datore di lavoro ha costretto i colleghi a scegliere tra un bonus di mille euro o salvaguardare l’impiego della donna. Sandra ha solo un fine settimana per convincerli a rinunciare al denaro e non fare di lei una disoccupata.


CREDITI

Titolo: Due giorni, una notte / Titolo originale: Deux jours, une nuit / Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne / Sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne / Montaggio: Marie-Hélène Dozo / Interpreti: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry / Fotografia: Alain Marcoen / Produzione: Archipel 35, Eyeworks, Les Films du Fleuve / Distribuzione: Bim / Paese: Belgio, 2014 / Durata: 95 minuti

SUL WEB
Filmografia di Jean-Pierre Dardenne
Filmografia di Luc Dardenne
BIM

3 commenti

  1. Storia attualissima. I fratelli Dardenne, ci mettono tutto in questo film.Una drammaticita’ struggente. La forte, e dignitosa volonta’ di Sandra, di guardare negli occhi i suoi colleghi, che dovranno scegliere tra i mille euro,e la consapevolezza del dramma che innescheranno in questa donna.(l’eterna guerra tra poveri, che i padroni scatenano)Film da vedere e farne memoria. Senza nulla togliere ai Dardenne. Io ci ho visto anche le tematiche di Ken Loach. Se non ci fosse il cinema. Chi racconterebbe/denuncerebbe queste micro storie?

  2. Bella storia di solidarietà, avevo già deciso di andare a vederlo ed ora senz’altro lo farò.
    Grazie

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