Il giovane favoloso. Un film di Mario Martone

“Il vero consiste nel dubbio. Chi dubita sa e sa più che si possa…”. In una costante quanto dilaniante dicotomia si svolge la vita di Giacomo Leopardi, genio lacerato nell’animo ancorché nel fisico che si dibatté, senza requie, in un’esistenza, brevemente attraversata in soli 39 anni, tormentata dalla passione e dallo scoramento intesi come elementi speculari e inseparabili.
Un’arte sublime che è talento puro e attitudine ma che i più, all’epoca, valutavano mai disgiunta dalle sue sofferenze del corpo. Gli fu, infatti, nemico questo corpo che, ripiegandosi sempre più su se stesso, sembrava costringerlo ad abbassare il suo sguardo, a contenere, come per mancanza di fiato, il furore dei suoi versi. Ma nulla poté la malattia “contro” il suo genio che non nasceva dal “semplice” dolore di una difformità ma da un animo altro ed elevatissimo, in grado di guardare (e scrivere) ben oltre il suo tempo.

Mario Martone, avvezzo a raccontare storie ponderose, si accosta a Leopardi con straordinaria sensibilità, travalica il limite del biopic e osa parlare dell’uomo e del poeta come un’unica, indivisibile, entità. Quel che emerge, infatti, non è soltanto la grandezza del genio di Recanati ma soprattutto la sua dimensione umana che si fa limite fin troppo netto di un animo che, letteralmente, straborda oltre il suo confine tangibile di carne e di sangue.

In quello studio “matto e disperatissimo” Leopardi trae soddisfazione fin da giovane. Ancorato al suo scrittoio, di fronte alla finestra aperta dove si svolge la vita, Giacomo –  con la responsabilità da figlio prediletto del Conte Monaldo – forgia un’esistenza dove il dolore e la disillusione trovano breve ma ristoratrice sosta nel carteggio con i letterati a lui più cari, primo fra tutti Pietro Giordani. Alla gioventù nel suo paese natale, al rapporto con la famiglia, allo studio dei classici e alla composizione degli Idilli, Martone dedica la prima, intensissima, parte del film. Una sorta di prologo appassionato alla figura leopardiana che il regista napoletano sa cogliere – con realismo ma senza rinunciare a preziose suggestioni oniriche – nei momenti più intimi, negli istanti unici di umana fragilità.
E poi l’arrivo a Roma, il soggiorno a Napoli, il sodalizio con l’amico Antonio Ranieri – apparentemente figura al suo opposto nella sua avvenenza e nel suo spirito di rivoluzionario gaudente – e la consapevolezza, sempre più straziante di non trovar conforto in un nessun angolo di mondo. Leopardi diventa qui Giacomo che cammina, con fatica, accanto al suo tormento.

Il giovane favoloso, infatti, non è la pedissequa cronaca di una vita illustre, tantomeno uno sfoggio di conoscenza accademica, quanto un ritratto, tratteggiato con pennellate di struggente autenticità, della profonda solitudine dell’uomo. Leopardi sfida, in liriche e parole, le convenzioni del suo tempo e, ben conoscendo la bellezza dei classici ne distilla, in prosa e in poesia, il suo sguardo di illimitata prospettiva. Ama Lucrezio ma anche Byron, attinge dai filosofi illuministi, contrasta il Romanticismo cattolico imperante rifuggendo, tuttavia, da ogni etichetta o definizione odiando, come dichiara, la “vile prudenza” come forma di coercizione, soprattutto mentale.

Martone conosce la materia che ha tra le mani e si vede. Narra cadenzando dialoghi e versi, lascia spazio al realismo della sofferenza mescolandolo sapientemente all’afflato dell’ispirazione con una regia di grande eleganza che non è certo pura raffinatezza formale ma rivela, invece, la forza potente dell’immagine che si fa, sovente, composizione pittorica illuminata da quel cromatismo emotivo che è proprio della stile martoniano. Elio Germano incastona la sua recitazione in un articolato quadro storico e narrativo, entrando – letteralmente – nella pelle del suo personaggio quasi a (ri)scriverlo su se stesso accettando, con coraggio, un’ardita sfida d’attore.

Questo film tesse così una trama composita che si nutre della grandezza di versi immortali non già per declamarli ma per farli propri e rilasciarli – filtrati attraverso una visione peculiare del tragico contemporaneo – nell’espressione, potente e universale, del dolore della vita umana e dell’eterna lotta per venir meno ad esso poiché, in ogni tempo e luogo, per dirla certamente con Leopardi “questo io conosco e sento, che degli eterni giri, che dell’esser mio frale, qualche bene o contento avrà fors’altri; a me la vita è male”.

© CultFrame 09/2014

 

TRAMA
Il Conte Giacomo, figlio del dotto Monaldo, nasce a Recanati nel giugno del 1789. Dedicatosi, sotto l’attenta e severa supervisione del genitore, allo studio dei classici fin dalla più tenera età, il giovane Giacomo manifesta una straordinaria dote d’intelligenza ma anche una certa fragilità fisica che, negli anni, peggiorerà sempre più. Detestando l’ambiente angusto della sua città, egli aspira a vedere il mondo e a confrontarsi con i grandi della letteratura che lo hanno sempre ispirato ma non è facile liberarsi dal controllo paterno. Talento immenso ma spirito solitario e malinconico Giacomo Leopardi, pur consapevole di contrastare la famiglia, riesce finalmente a lasciare le Marche per recarsi a Firenze, Roma e Napoli. Ciò che lo attende, tuttavia, non fa che amplificare il suo pessimismo.


CREDITI

Titolo: Il giovane favoloso / Regia: Mario Martone / Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo / Fotografia: Renata Berta / Montaggio: Jacopo Duadri / Scenografia: Giancarlo Muselli / Muscia: Sascha Ring, Gioacchino Rossini / Interpreti: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi, Iaia Forte / Produzione: Palmar / Distribuzione: 01 Distribution / Paese: Italia, 2014 / Durata: 137 minuti

LINK
CULTFRAME. Noi credevamo. Un film di Mario Martone di Maurizio G. De Bonis
Filmografia di Mario Martone
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
01 Distribution

 

2 commenti

  1. a me il film è piaciuto moltissimo,elio germano lo ha interpretato in maniera grandiosa.provo una stretta al cuore pensando che leopardi abbia vissuto a recanati come in una prigione ,e anche in grandi ristrettezze economiche. un genio così immenso che non fu apprezzato,purtroppo,succede quasi sempre così. marina

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