Class Enemy. Un film di Rok Bicek

Essere studenti non è un diritto, ma un grande privilegio” è questa frase, pronunciata dall’ineffabile prof. Zupan che racchiude il senso dell’opera prima del giovanissimo regista sloveno Rok Bicek. E forse proprio l’età e la contiguità con il microcosmo scolastico rendono lo sguardo dell’autore così diretto, vibrante, partecipato. Mai partigiano però, anzi si coglie l’incessante ricerca di un’equidistanza impossibile, un essere super-partes, un’obiettività che non riesce a celare l’emozione, un rigore che tradisce l’ammirazione per l’insegnamernto inteso come “educazione” e “vocazione”.

È sorprendente per chi ha frequentato il liceo nei primi anni ’80 prendere atto di cosa è diventata la scuola, soprattutto questo liceo sloveno, con computers, palestre, pianoforti, addirittura una piccola stazione radio, ed una vile indulgenza del corpo insegnante verso alunni da blandire, più che da istruire. In un perfetto mix tra attori professionisti (gli insegnanti) e non (gli alunni), spicca l’algida figura del professor Zupan, rigido e severo insegnante di tedesco, perciò facile bersaglio dell’insulto ormai più inflazionato: nazista. Oggi è d’uso dare del “nazista” con estrema facilità e il paradosso è che l’epiteto gli viene rivolto anche da studenti di estrema destra che, ovviamente, non sanno neppure di cosa parlano.
Ma proprio lo spietato professore alla fine appare l’unico a preoccuparsi davvero degli studenti, del loro futuro, della loro crescita non solo scolastica, ma umana, e se l’accomodante preside si dimostra attenta soltanto alle medie scolastiche, Zupan pretende che i suoi studenti si dimostrino “esseri umani e non bestie”. Le sue lezioni ricche di citazioni di Thomas Mann, vengono fraintese, anzi neppure ascoltate, subissate da puerili critiche al “sistema” (altro cliché oggi molto in voga) e comunque respinte a priori perché tenute in tedesco.
Ecco che allora il suicidio di una compagna, gesto scaturito da varie concause, diviene il pretesto per una rivolta in cui ognuno porta le proprie rivendicazioni e frustrazioni, in un’escalation che necessita di un bersaglio, il nuovo professore che pare uscito da un’epoca in cui non era necessario contrattare con i genitori i voti dei ragazzi, un tempo in cui si aveva il dovere di rivolgersi agli studenti come a dei giovani adulti, non dei bambocci viziati. Ottimo esordio per un regista tanto giovane quanto rigoroso.

© CultFrame 10/2014

 

TRAMA
In un liceo sloveno, le relazioni tra il nuovo professore di tedesco e i suoi studenti si complicano quanto più vengono a galla le diversità inconciliabili fra i loro modi di intendere la vita. In seguito al suicidio di una studentessa, i compagni accusano l’insegnante di avere una forte responsabilità nella morte della ragazza. Il clima di tensione generato dalla grave accusa dà così vita a opposte dinamiche dai confini sempre più sfuggenti.


CREDITI

Titolo originale: Razredni sovraznik / Regìa: Rok Bicek / Sceneggiatura: Rok Bicek, Nejc Gazvoda, Janez Lapajne / Fotografia: Fabio Stoll / Montaggio: Janez Lapajne, Rok Bicek / Scenografia: Danijel Modrej / Interpreti principali: Igor Samobor, Natasa Barbara Gracner, Tjasa Zeleznik, Masa Derganc, Robert Prebil, Voranc Boh, Jan Zupancic, Dasa Cupevski, Doroteja Nadrah / Produzione: Triglav Film, Slovenski Filmski Center / Distribuzione: Tucker Film / Paese: Slovenia, 2013 / Durata: 112 minuti

LINK
Filmografia di Rok Bicek
Tucker Film

 

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