L’amore bugiardo – Gone Girl. Un film di David Fincher. Festival Internazionale del Film di Roma 2014. Gala

Il grande successo della serie televisiva House of Cards deve aver giocato un brutto scherzo a David Fincher. Il suo ultimo film, L’amore bugiardo – Gone Girl è, infatti, un’operazione molto ambiziosa (a livello filmico), molto ammiccante nei riguardi del pubblico e anche apparentemente molto confusa ma in verità costruita con un bilancino di alta precisione.

Ma andiamo con ordine. Durante i centoquarantacinque minuti della sua durata, L’amore bugiardo – Gone Girl si manifesta come un prodotto audiovisivo molto ben confezionato (troppo). L’intenzione è chiaramente quella di rendere il film complesso sia sotto il profilo registico-visivo che sotto quello contenutistico-narrativo. Si avverte una sorta di sforzo autoriale condito con elementi utilizzati, però, per non contrariare il pubblico. Tutto è soppesato non come se si trattasse di un film ma semplicemente come se fosse un prodotto commerciale qualunque, ideato per colpire un target più ampio possibile, dai cinefili alla massa, dai ragazzi agli adulti.

Questa impostazione è artificiale e prevedibile ed è stata ideata evidentemente per dare una botta al cerchio e una alla botte (un po’ come si fa per i prodotti televisivi, in qualche caso sovrastimati). Niente da dire sulle capacità registiche di Fincher, cineasta dallo sguardo solido, potente e, in certi frangenti, impressionante. Il suo modo di inquadrare colpisce lo sguardo dello spettatore, lo stimola, lo trasporta in un mondo visivo di grande forza comunicativa.

Molto abbiamo da dire, invece, sul modo utilizzato dal regista americano per costruire questa sua storia (anche se la sceneggiatura, è doveroso dirlo, è firmata solo da Gillian Flynn, autrice del romanzo a cui si ispira il film). Sono stati mescolati il dramma familiare-matrimoniale, il thriller psicologico, il racconto di tipo investigativo, il tema dell’indecifrabilità dei rapporti umani e poi la questione del potere ipocrita dei mass media e delle televisioni, il cattivo giornalismo di stampo morboso e sensazionalistico. Apparentemente un guazzabuglio, in realtà un sistema costruito a tavolino con tutti gli ingredienti adatti a colpire a 360°. Nel far ciò, gli autori (regista e sceneggiatrice) si sono inoltre incartati in due evidenti problemi che hanno compromesso questa operazione.
Il primo: hanno con tutta evidenza fatto riferimento a un elevato numero di grandi cineasti che li hanno preceduti e hanno trattato temi di gran lunga sviscerati nella storia del cinema. Solo per fare un esempio (ma potremmo citare anche Hitchcock, Polanski e De Palma), già nel 1951 Billy Wilder con L’asso nella manica aveva elaborato una storia in cui venivano stigmatizzati i sistemi del giornalismo dell’epoca. E che dire poi di Quinto potere (1976) di Sidney Lumet, incentrato sugli scarsi scrupoli del sistema comunicativo della televisione?
Il secondo: l’intera sceneggiatura è basata su dialoghi scritti come un continuo botta e risposta di enorme superficialità. Tutto è inserito in un sistema artificiale di frasette consequenziali a orologeria. E che dire poi della costruzione dei caratteri dei due personaggi principali, molto approssimativa? Responsabilità solo di Gillian Flynn e del suo romanzo?

Peccato perché alcuni passaggi strettamente filmici di Gone Girl (i piani d’ambientazione della sequenza iniziale, la strepitosa scena di un efferato omicidio, numerose inquadrature singole sparse lungo tutto il film) ci fanno comprendere quale sia l’enorme talento di David Fincher dal punto di vista puramente registico e visuale.

Una volontà di maggiore semplicità narrativa (di costruzione della storia e dei personaggi e di scelta degli argomenti) avrebbe senza dubbio giovato a questo lungometraggio ma forse gli avrebbe conferito un’atmosfera troppo d’autore che non avrebbe consentito di raggiungere il pubblico dei grandi numeri. Ma come si sa il cinema è molte cose: spettacolo popolare, forma d’arte e di poesia, industria. Così, se dovessimo catalogare Gone Girl non potremmo che sistemarlo nella casella: puro prodotto industriale/commerciale con pseudo mire autoriali. Nulla di più.

Per quanto ci riguarda, preferiamo di gran lunga il David Fincher di Panic Room.

© CultFrame 10/2014

 

TRAMA
Una coppia newyorkese di intellettuali inizia ad avere problemi economici, così decidono di trasferirsi nella cittadina di origine del marito, in Missouri. Anche qui le cose non vanno bene. I due sono entrambi scrittori ma praticamente non lavorano più. Tutto però, pur tra mille difficoltà, sembra procedere fino a quando, una mattina, la moglie scompare nel nulla. Ovviamente, primo sospettato di averla uccisa è proprio il consorte.


CREDITI

Titolo: L’amore bugiardo – Gone Girl / Titolo originale: Gone Girl / Regia: David Fincher / Sceneggiatura: Gillian Flynn / Fotografia: Jeff Cronenweth / Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall / Scenografia: Donald Graham Burt / Musica: Trent Reznor, Atticus Ross / Interpreti: Ben Affleck, Rosamunde Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Parry, Carrie Coon / Produzione: New Regency Pictures, Pacific Standard / Distribuzione: Twenty Century Fox / Paese: USA / Anno: 2014 / Durata: 145 minuti

LINK
CULTFRAME. The Fincher Network – Fenomenologia di David Fincher. Un libro di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo
di Luca Lampariello
CULTFRAME. Millennium – Uomini che odiano le donne. Un film di David Fincher di Giovanni Romani
CULTFRAME. The Social Network. Un film di David Fincher di Eleonora Saracino
CULTFRAME. Il curioso caso di Benjamin Button. Un film di David Fincher di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. Zodiac. Un film di David Fincher di Nikola Roumeliotis
Filmografia di David Fincher
Festival Internazionale del Film di Roma – Il sito
Twenty Century Fox