Nobi (Fires on the Plain). Un film di Shinya Tsukamoto. 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Tamura non è soltanto un soldato giapponese ammalatosi di tubercolosi e precipitato nell’inferno di una guerra combattuta in condizioni disumane nel bel mezzo della giungla filippina. Prima di essere arruolato, Tamura faceva lo scrittore e al fronte si trova dunque a osservare l’assurdo massacro che lo circonda (e al quale non può sottrarsi) da un punto di vista sostanzialmente diverso da quello dei suoi compagni di sventura, i quali regrediscono con facilità maggiore allo stato di belve disumane in lotta per la sopravvivenza. Tale lotta non è infatti unicamente quella contro al nemico che l’esercito nipponico è chiamato a combattere ma si trasforma a poco a poco in un conflitto animalesco contro una natura selvaggia e avara di cibi commestibili e quindi contro i propri stessi commilitoni che finiscono per rappresentare le sole prede in grado di sfamarli.

Shinya Tsukamoto ha tratto Nobi (Fuochi nella pianura) dall’omonimo romanzo, piuttosto noto in Giappone, pubblicato da Shohei Ooka nel 1951 e il cui titolo è stato tradotto anche come La guerra del soldato Tamura. Lo stesso testo aveva già ispirato nel 1959 il film di Kon Ichikawa dal titolo italiano Fuochi nella pianura, un’opera evidentemente molto diversa sul piano visivo rispetto a quella di Tsukamoto, a partire dal fatto che era girata in bianco e nero. Il regista di Tetsuo (1989) filma invece la giungla e le carneficine che vi si svolgono saturando al massimo i colori della vegetazione e del sangue e il loro contrasto, quasi fossero filtrati dallo sguardo allucinato del protagonista, che peraltro interpreta egli stesso in modo convincente.

Le ripetute scene di sventramenti e mutilazioni, i quadri di cadaveri in decomposizione nella foresta e le assordanti sequenze di bombardamenti e di sparatorie a raffica restituiscono l’esperienza fisica estrema vissuta dai personaggi e si ripercuotono violentemente sui sensi dello spettatore. In Nobi l’orrore della guerra rinvia pertanto in modo evidente a quello della natura stessa e alle perversioni della natura umana, un tema caro a Tsukamoto che vi ha dedicato la maggior parte delle sue opere, finora ambientate in scenari prevalentemente urbani, come in Tokyo Fist (1995) o Bullet Ballet (1998).

Nonostante l’indubbia forza visiva del film, bisogna rilevare che se il regista giapponese lo avesse realizzato due decenni fa, come avrebbe voluto, vale a dire prima di Salvate il soldato Ryan (1998) e di altre pellicole che hanno rinnovato il nostro immaginario sulla crudeltà della guerra, l’impatto del suo lavoro sarebbe stato ancora più impressionante di quanto non risulti oggi.

© CultFrame 09/2014

 

TRAMA
Alla fine della seconda guerra mondiale, alcuni battaglioni giapponesi si ritrovano imprigionati nella giungla filippina senza riuscire a battere in ritirata. Oltre agli scontri bellici, il soldato Tamura deve quindi riuscire a sopravvivere alle malattie, alla denutrizione e alla violenza dei suoi stessi compagni, tramutati dalla guerra e dalla mancanza di cibo in altrettanti animali famelici.

CREDITI
Titolo: Fires on the Plain / Titolo originale: Nobi / Regia: Shinya Tsukamoto / Sceneggiatura: Shinya Tsukamoto dal romanzo Nobi di Shohei Ooka / Fotografia: Shinya Tsukamoto / Montaggio: Shinya Tsukamoto / Scenografia: Yoshiaki Nakazima / Musica: Cyu Ishikawa / Interpreti: Shinya Tsukamoto, Lily Franky, Tatsuya Nakamura / Produzione: Kaijyu Theater / Paese: Giappone, 2014 / Durata: 87 minuti

LINK
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Filmografia di Shinya Tsukamoto
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito