Le dernier coup de marteau. Un film di Alix Delaporte. 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

L’incipit del film riesce a mostrare in una sola inquadratura tutti gli elementi del racconto che poi si svolgerà sullo schermo: vi si vede infatti il tredicenne Victor fare l’autostop sullo sfondo di una desolata periferia metropolitana, con indosso una maglia della nazionale francese (Zidane) e sulle spalle un grosso zaino dotato di cannuccia che gli permette di bere da una bottiglia d’acqua che ha con sé. Potrebbe trattarsi di un ragazzino in fuga, ma la scena immediatamente seguente rivela che Victor sta cercando sua madre e scopre invece che ha lasciato il suo lavoro di cameriera perché la donna è da tempo malata di cancro. Per questo motivo e per il fatto di essere cresciuto senza un padre il figlio ha dovuto presto imparare a badare a se stesso, percorrendo ogni giorno col suo zaino i chilometri che separano la casa-roulotte dove i due vivono dalla scuola o dal campo di calcio in cui si allena e cercando sempre un’auto disposta a dargli un passaggio.

Lo scenario in cui il giovane protagonista si muove, avanti e indietro, è il territorio circostante Montpellier e la costa della Languedoc, una provincia francese poco rappresentata al cinema ma estremamente funzionale al soggetto. Il titolo del film rimanda infatti alla sua traccia narrativa centrale accanto al rapporto di Victor con la madre, vale a dire al suo primo incontro con il padre che fino ad allora ignorava di avere un figlio e che è appena tornato in città in qualità di Direttore d’orchestra all’Opéra Berlioz di Montpellier, un’importante orchestra nazionale francese. Evidentemente, i due hanno ben poco da dirsi ma Victor si ostina a cercare un rapporto con un genitore che potrebbe aiutarlo a fronteggiare le molte difficoltà della sua vita.

Per il debutto nella propria città, il padre ha deciso di suonare la Sesta sinfonia di Mahler, nota per concludersi con tre colpi di martello poi ridotti a due dall’autore che li associò ad alcuni episodi disgraziati della sua vita, come se si trattasse dei colpi di un destino avverso. Analogamente, il giovane Victor sembra destinato a subire tutte le sfortune possibili, e sopporta in silenzio per buona parte del film l’aggrovigliarsi dentro di lui di più nodi inestricabili, tanto più alla sua età, sino a un finale sospeso e liberatorio.

In conclusione, Le dernier coup de marteau è un film il cui pubblico di riferimento può essere individuato principalmente in quello dei ragazzi. Pur tra sviluppi narrativi prevedibili, il lavoro di Delaporte – già nota in Italia per Angèle et Tony che fu a Venezia nel 2010 – presenta comunque una grazia e una cura registica notevoli, per esempio nella capacità di procedere per piccole ellissi e scene colte talvolta in medias res oltre che nella direzione del protagonista e degli altri giovanissimi interpreti.

© CultFrame 09/2014

 

TRAMA
Victor sta per compiere quattordici anni e ha appena scoperto che il padre mai conosciuto è da poco tornato nella sua città. Oltre che con questa rivelazione, il ragazzino deve fare i conti con la madre malata di cancro da accudire e con la prospettiva di essere selezionato per un centro di addestramento di giovanissimi calciatori che lo porterebbe fuori di casa.

CREDITI
Titolo: Le dernier coup de marteau / Regia: Alix Delaporte / Sceneggiatura: Alix Delaporte, Alain La Henry / Fotografia: Claire Mathon / Montaggio: Louise Decelle / Scenografia: Hélène Ustaze / Musica: Evgueni Galperine, Sacha Galperine / Interpreti: Romain Paul, Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Candela Pena / Paese: Francia, 2014 / Durata: 82 minuti

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Filmografia di Alix Delaporte
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito