Tales. Un film di Rakhshan Banientemad. 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Realizzare a livello cinematografico il fedele ritratto di una società è operazione di notevole difficoltà. Questioni politiche, movimenti di protesta, rivendicazioni, ma anche relazioni interpersonali, sentimenti, problemi familiari, solitudini e angosce del tutto private. Si tratta di un mosaico di enorme complessità che può essere costruito solo evitando in modo molto attento luoghi comuni espressivi e ovvietà strutturali e narrative.
Quest’ultimo caso è proprio quello che riguarda la cineasta iraniana Rakhshan Banietemad, la quale con il suo Tales ha cercato di riorganizzare in chiave filmica temi e “personaggi” che già avevano fatto parte in passato del suo universo creativo.

Lo spazio emblematico nel quale si svolgono i brevi racconti concepiti dalla regista è un’area metropolitana densa e sempre in attività, nella quale però le solitudini individuali sono amplificate all’ennesima potenza. Piccole vicende personali e soggetti anonimi: un operaio senza lavoro mantenuto dalla moglie, una giovane donna sfigurata dal marito, un’operatrice di un centro di accoglienza per tossicodipendenti, un pensionato a cui è stata fatta un’ingiustizia, un regista indipendente che prova a realizzare il suo film tra mille difficoltà. Storie qualunque, perse nel labirintico inferno di una megalopoli contemporanea in cui tutti si sentono abbandonati.

Ebbene, già da soli i temi trattati non appaiono così innovativi e significativi. Tutto, in tal senso, è stato già detto, scritto, fotografato, recitato e filmato. Il problema è, però, che Rakhashan Banietenad ha realizzato un film basato, oltretutto, su una struttura ormai invecchiata e uno stile che potremmo definire molto tradizionale. I protagonisti dei suoi racconti finiscono per intrecciare le loro vicende in modo scontato e molto superficiale e vanno a comporre una narrazione corale vista innumerevoli volte nella recente storia del cinema.

L’impianto formale, legato a un realismo decisamente sterile sotto il profilo stilistico e di maniera, non contribuisce a rendere l’opera attraente soprattutto per lo spettatore cinefilo (da festival) ormai assuefatto a lungometraggi di questo stampo.
Solo l’episodio finale (forse il più lungo, a dire la verità) trasporta il fruitore in una dimensione drammaturgica sottile e acuta. Si tratta della conversazione che si svolge dentro un taxi tra un autista e una giovane donna che aiuta altre ragazza in gravi difficoltà. In questo brano del film, molto più che negli altri (sempre molto prevedibili), viene fuori la condizione delle giovani generazioni di un Paese che pur avendo potenzialità incredibili vive una situazione di sospensione sociale, politica e umana che si ripercuote soprattutto su coloro i quali dovranno costruire il futuro.

© CultFrame 08/2014

 

TRAMA
L’autista di un taxi, una ragazza che aiuta sue coetanee in difficoltà, l’operatrice di un centro di accoglienza per donne maltrattate, un pensionato, un operaio che ha perso il lavoro, un regista che cerca di realizzare il suo film. Questi personaggi vivono la loro vita in una metropoli convulsa che genera però grande solitudine. Le loro storie si intrecciano così come i loro destini.


CREDITI

Titolo: Tales / Titolo originale: Ghesseha / Sceneggiatura: Rakhshan Banietemad, Farid Mostafavi / Fotografia: Koohyat Kalari / Montaggio: Sepideh Abdolvahab  / Scenografia: Amit Esbati / Musica: Siamak Kalantari / Interpreti: Fatemeh Motamedaria, Payman Maadi, Baran Kosari, Farhad Asfani, Mohammadreza Forootan / Produzione: Kahoon Iran Novin / Paese: Iran, 2014 / Durata: 88 minuti

LINK
Filmografia di Rakhshan Banietemad
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito