Papagaio. Mostra di João Maria Gusmão & Pedro Paiva all’HangarBicocca di Milano

© João Maria Gusmão + Pedro Paiva Falling Trees, 2014. 16mm film, colour, no sound, 8’55’’. Produced by Fondazione HangarBicocca, Milan. Courtesy the artists, Fondazione HangarBicocca, Milan and Galeria Fortes Vilaça, São Paulo; Galeria Graça Brandão, Lisboa; Sies + Höke, Düsseldorf; ZERO…, Milano

Sempre più spesso nell’arte contemporanea viene posto l’accento su “ciò che manca” e che cerchiamo costantemente nel nulla che ci circonda. Questa mancanza può essere a volte letta come una forte assenza di valori, della loro cancellazione, che ci spinge a vagare senza più punti di riferimento. Da più parti si sente dare la colpa di tutto ciò all’avvento delle tecnologie che hanno invaso il mondo occidentale il quale continua ad essere protagonista  nonostante il proprio fallimento sia sotto gli occhi di tutti. In contrapposizione a questo convulso mondo digitale João Maria Gusmão & Pedro Paiva, giovane duo artistico portoghese attivo dal 2001, antepone un gesto rallentato che scaturisce da una ripresa cinematografica eseguita molto spesso con macchina fissa. Attraverso questa semplice tecnica ciò che accade viene mostrato con una nitidezza di particolari altrimenti invisibile. Qualcosa esce da qualcos’altro: invade lo schermo con il suo ritmo lento, svela e a sua volta viene svelato. Fenomeni e azioni appartenenti al quotidiano che possiedono un senso intimo straordinario, perduto proprio a causa di una visione sempre più rapida che ha finito col condizionare ogni cosa.

Nei loro piccoli film – 36 in totale tutti della durata di pochi minuti tranne uno, Papagaio, che dà il titolo alla mostra – c’è un chiaro riferimento al modo di girare del cinema primordiale dei fratelli Lumière: pellicole 16 millimetri, proiettori meccanici, scene senza sonoro, l’immagine viene così esaminata come attraverso uno scanner che ne legge tutti i particolari, la lentezza del movimento stabilisce il contatto con l’osservatore dandogli una chiave per entrare in ciò che sta accadendo. L’azione è sospesa: cosa accade nell’apparente nulla? Un uomo guida un auto sotto la pioggia, immagini scorrono visibili dal parabrezza ma al tempo stesso altre se ne vedono nello specchietto retrovisore: quali delle due sono reali e quali creano l’illusione? Un uovo frigge e la sua immagine dapprima sdoppiata alla fine si sovrappone ricreandone una sola, accanto un altro video mostra il disco del sole che sale dall’acqua all’alba, anche qui assistiamo a una suggestione che offre la sponda alla medesima domanda: quale di queste rappresentazioni possiamo definire realtà e quale illusione? Un pesce deposto su un piatto agita le pinne, come nuotasse, fino a fermarsi svelando l’osservazione della morte, una realtà vissuta in diretta, eppure non siamo consapevoli di questo processo quando ci troviamo in presenza di esseri senza più vita.

Nei lavori di Gusmão & Paiva i riferimenti sono molteplici: dalla filosofia alle scienze naturali alla letteratura di autori come Hugo, Pessoa, Borges e Jarry, quest’ultimo in particolare ispira i due artisti attraverso la lettura di Gesta e opinioni del dottor Faustroll, un romanzo del 1898 in cui lo scrittore disserta di patafisica enunciando che non esiste una verità assoluta e i principi assodati, nell’ambito di una creazione artistica libera, possono ugualmente essere affermati o contraddetti. Dunque la macchina da presa di Gusmão & Paiva induce a guardare e non a interpretare, come se solo questa dimensione possa farci vedere, come se solo così possa avvenire lo svelamento e la visione essere completa e comprensibile.

In Falling Trees (2014) tale svelamento indugia su riflessioni più filosofiche legate al quel mondo tecnologico cui accennavamo all’inizio. Un lavoro nel quale gli autori pongono l’accento su come l’uso della tecnologia diventi strumento di dissezione di un “intero naturale” (un albero nella foresta): in pochissimo tempo il tronco viene abbattuto e sezionato in tavole regolari (lo stesso processo, per chi lo conosce, avviene quando l’industria alimentare seziona i corpi degli animali che finiscono nelle vaschette che poi arrivano sulle nostre tavole: tutto si svolge molto rapidamente). Esso dapprima si apre in due, scoprendo la propria nudità interiore, e nell’osservare tale operazione è come se venisse incisa la nostra stessa carne, quindi la motosega divide quell’uno grezzo e puro in tanti elementi tutti perfettamente uguali, metafora del senso che le tecnologie attribuiscono al vivere contemporaneo di ciascuno. L’immagine infine si allarga mostrando la posizione di elementi umani immersi in questo mondo naturale violato, in una sorta di riproduzione dell’Eden perduto.

João Maria Gusmão + Pedro Paiva, Papagaio- Installation views. Fondazione HangarBicocca, 2014. Photo by Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca

Nella mostra due elementi appaiono incidere nel profondo la visione: la percezione e l’illusione. L’ambiente in cui i proiettori sono collocati si tramuta in un’unica grande installazione, i filmati sono fruibili separatamente o, in diversi casi, assieme ad altri accostati ma non necessariamente correlati tra loro. Il rumore dei proiettori, l’unico che si sente poiché tutti i filmati sono muti, appare come uno sferragliare ritmico che rimanda a un mondo meccanico superato (tecnologicamente). Il pubblico può sperimentare liberamente diversi punti di vista, le narrazioni contenute nei filmati spesso si ispirano a luoghi remoti come l’arcipelago São Tomé (ex colonia portoghese), lontani dalla realtà occidentale iper commerciale, mondi dove è ancora possibile vivere uno stato percettivo primordiale, come nel film Papagaio (43 minuti) l’unico fruibile nel modo tradizionale in un piccolo cinema allestito per l’occasione. Vi si narra di un rito simile a quello voodoo in cui i danzatori si producono in una trance collettiva posseduti da spiriti appartenenti a persone morte. L’osservatore viene catturato da queste immagini, dove la comunicazione diviene inaccessibile, confinata, come a voler porre l’accento sulla sua attuale inutilità, sulla incapacità ormai di relazionarsi attraverso essa. Al tempo stesso le immagini trascinano il pubblico dentro una catarsi collettiva fruita soggettivamente, grazie proprio alla mancanza del suono, che pare avere lo scopo di una purificazione, una sorta di resurrezione.

L’elemento dell’illusione, viceversa, è molto ben descritto nelle tre installazioni denominate ‘Camera Obscura’. Una immagine viene proiettata su una superficie attraverso un oblò dotato di una lente che nasconde una stanza all’interno della quale oggetti e dispositivi elettrici creano l’illusione visibile al di fuori. Il fruitore può osservare attraverso l’oblò la struttura reale della scena rappresentata e sulla parete antistante l’illusione creata. Gusmão & Paiva paiono volerci far riflettere sul rapporto tra realtà e illusione, realtà e percezione, elementi spesso interscambiabili che hanno preso possesso del vivere. E chissà se ci sono sfuggiti di mano o se invece ci sono sempre stati al di là delle nostre esistenze.

© CultFrame 07/2014

 

INFORMAZIONI
João Maria Gusmão & Pedro Paiva, Papagaio / a cura di Vicente Todolí
dal 12 giugno al 26 ottobre 2014
HangarBicocca / via Chiese 2, Milano / telefono: 02.66111573 / info@hangarbicocca.org
Orario: giovedì – domenica 11.00 – 23.00 / Ingresso libero

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HangarBicocca, Milano