Manglehorn. Un film di David Gordon Green. 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Manglehorn ha una vita come tante, un lavoro di fabbro, un gatto e la solitudine spalmata addosso come il grasso con cui olia le serrature ostili. Giorni cadenzati dall’abitudine: gli appuntamenti settimanali con la nipotina, il versamento in banca ogni venerdì dove scambia due chiacchiere con Dawn, la cassiera gentile, e gli sporadici incontri con il figlio, troppo preso dai suoi affari da dedicare, poco e male, del tempo al genitore.

L’esistenza di Manglehorn, però, è abitata da anni da un ricordo che si è trasformato in ossessione, il rimpianto per aver abbandonato la donna amata, per aver avuto il figlio da un’altra e per non essere stato in grado di costruirsi, con lei, il futuro desiderato. Nel ricordo di Clara, alla quale scrive ossessivamente senza ottenere risposta, l’uomo ha ormai costruito la trama dei suoi giorni. Nulla lo distoglie dal pensiero di lei, nemmeno (forse) la presenza di qualcuno che, con discrezione e pazienza, tenta di manifestare un interesse per lui.

Nella profonda provincia americana David Gordon Green racconta una storia di  solitudine e rimorso che si esprime attraverso dialoghi continui e fiumi di parole che scaturiscono dal pensiero. Ogni inquadratura è satura di voci che, come un suono incessante, esaspera la narrazione, ripetendo un mantra di rammarico, un costante lamento nostalgico che sortisce un effetto logorante. Di questa reiterazione Green – registicamente e non solo –  pare soltanto compiacersi lasciando ad Al Pacino il compito di farsi carico di tutto il film come se la sola presenza di un attore di tal calibro bastasse a riscattare la sterilità della sceneggiatura.

Manglehorn smarrisce così, fin dagli inizi, il senso del proprio discorso, si perde in trite metafore (le chiavi, il mimo, un’unica foto di Clara replicata all’infinito…) per farsi nulla più che un racconto pleonastico di dolore e rimpianto, vacuo e fatuo da essere subito dimenticato.

© CultFrame 08/2014

 

TRAMA
Angelo Manglehorn è un fabbro che conduce una vita ordinaria. Ha un figlio che vede poco, una nipotina con la quale passa qualche ora alla settimana, un gatto che ama e, soprattutto, tanta rabbia che lo logora.  Il suo quotidiano, infatti, è scandito dal ricordo di un amore che ha lasciato andar via e di questo suo rimpianto l’uomo finisce per essere prigioniero fino a quando deciderà di concedersi un’altra chance.

CREDITI
Titolo: Manglehorn / Regia: David Gordon Green / Sceneggiatura: Paul Logan / Fotografia: Tim Orr / Montaggio: Colin Patton / Scenografia: Richard A. Wright / Musica: Explosioins in the Sky, David Wingo / Interpreti: Al Pacino, Holly Hunter, Harmony Korine, Chris Messina / Produzione: Worldview Entertainment, Dreambridge Films, Muskat Filmed Productions, Rough House Pictures / Distribuzione: Movies Inspired / Paese: USA, 2014 / Durata: 97 minuti

LINK
Filmografia di David Gordon Green
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Movies Inspired

 

4 commenti

  1. Grande estimatore di Al Pacino. Lasciamo da parte gli aggettivi per descriverlo. Non ho ancora visto i due film dove e’ protagonista, e recensiti da Eleonora Saracino(Manglehorn)e Maurizio De Bonis. Trovo pero’ da parte degli autori di cui sopra,una perfetta sintonia nella stroncatura dei film a loro assegnati. Decisamente, non vedo l’ora di vedere i film, per rendermi conto. Due film di Al Pacino, stroncati senza pieta’. Mamma mia!!. Al?!, cosa ti e’successo?. Dicono che sono film, dove c’e’il trionfo del nulla. Da dimenticare. Vedro’, vedro’ A presto.

  2. Semplicemente Paolo, la presenza di Al Pacino in un film non è garanzia di nulla e le nostre affermazioni sui film interpretati dal grande attore sono espresse in totale autonomia e secondo coscienza critica. Perché su Cultframe si dice sempre e solo quello che si pensa. Anche su Al Pacino.

  3. Gentile Paolo, condivido la risposta del collega De Bonis e confermo che il nostro giudizio si esprime in modo assolutamente libero e personale. Non si mette in dubbio la capacità di un attore come Al Pacino ma, come ho anche scritto nel pezzo, la sua sola presenza non basta a garantire la riuscita o la qualità di un film.

  4. Semplicemente,Al Pacino, Robert De Niro e altri Grandi Anche se solo seduti su una sedia, senza dire una parola, fanno Cinema.Indipendentemente dalla trama del film.Anche io su Culframe, che ringrazio dell’ospitalita’. Dico sempre quello che penso. Anhe sui singoli attori.

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