Lovelace. Un film di Rob Epstein e Jeffrey Friedman

La storia delle grandi icone del cinema è spesso attraversata da una vena inquietante. La vicenda di Linda Lovelace, pornostar esplosa negli anni Settanta con il successo di Gola profonda (1972), si è rivelata ricca di sofferenze nel mémoir Ordeal che lei stessa scrisse ad anni di distanza dall’uscita del film. Lovelace ricostruisce la nascita di un fenomeno intrecciando molto abilmente due prospettive: quella della narrazione pubblica ufficiale e quella raccontata dalla stessa Linda Lovelace nella sua autobiografia con la quale all’epoca diventò un simbolo e una portavoce del movimento contro l’industria dell’hard.

La bella ingenua diventa pornostar per aiutare il marito in difficoltà finanziarie ma, se nell’immaginario collettivo Linda Lovelace era associata all’enorme successo di un fenomeno popolare di gioiosa e libera sessualità da consumare su schermo, nella prospettiva di Ordeal, dietro a Gola profonda c’era una vicenda di violenze domestiche, di prostituzione forzata, di sfruttamento. I due registi hanno ricostruito castamente e con interpreti molto azzeccati questa storia che, per il periodo in cui avvenne, si prestò ad ambiguità e strumentalizzazioni (ma tale aspetto non è oggetto del film).

Molto si è detto e scritto su Gola profonda, sul quale nel 2005 è stato anche realizzato il documentario Inside Deep Throat che insiste sugli aspetti “rivoluzionari” di un film che però, narrando di una ragazza alla scoperta del suo piacere nascosto, in realtà non faceva altro che riproporre la vecchia storia del godimento fallico. Epstein e Friedman realizzano con Lovelace un biopic ben sceneggiato che per la prima volta offre maggior spazio al punto di vista della protagonista, con i suoi smarrimenti e la sua profondissima insicurezza. Nonostante ciò, per la sua natura illustrativa e per l’incapacità o l’impossibilità di spingersi oltre la ricostruzione di una storia già relativamente nota, il film non permette di elaborare riflessioni nuove.

Lovelace è la storia individuale e unica della sua protagonista e così va visto; non può essere preso a spunto per un discorso sulla produzione e sul consumo di pornografia oggi, sulle dinamiche di potere che questa forma di espressione mette in atto o contribuisce in alcuni casi a scardinare. Eppure, di fronte all’associarsi odierno di pornografia diffusa, erotomania virtuale e puritanesimo conservatore di ritorno, una riflessione seria sul porno sarebbe necessaria, come sembra suggerire il ricorrere di lavori in qualche modo legati allo spettacolo del sesso presentati, come Lovelace, alla Berlinale 2013. Per citarne alcuni: Exposed di Beth B, Don Jon’s Addiction dell’attore-regista Joseph Gordon-Levitt, The Look of love di Winterbottom, Interior. Leather bar di Travis Mathews e James Franco.

In un’epoca in cui, soprattutto negli Stati Uniti, come sottolineato da una delle artiste intervistate da Beth B nel documentario sul burlesque Exposed, il grande tabù è il pelo pubico di una donna sessualmente attiva (perché le pornostar sono tutte asettiche, e depilate), è necessario potersi confrontare cinematograficamente con il sesso e la sessualità al di là delle classiche fratture tra bello e brutto, tra patologia e normalità, collocandosi fuori dai territori consueti del peccato o del legale/illegale. Lovelace si ferma proprio là dove una riflessione potrebbe scaturire: per legittimare la propria parola e rendere credibile una denuncia drammatica, Linda ricorse al suo status di moglie e madre rispettabile, alla sua aderenza alla norma e, così facendo, associò ancora una volta il bene e la verità alla norma e il male alla devianza.

© CultFrame 02/2013 – 05/2014

 

IMMAGINE
Frame del film Lovelace di Rob Epstein e Jeffrey Friedman. © Dale Robinette

TRAMA
Linda cresceva, con varie traversie, in un’opprimente famiglia cattolica quando conobbe e sposò Chuck Traynor che, alla ricerca di denaro, la introdusse pian piano nel mondo del porno. Per la sua performance in Gola Profonda, la ragazza divenne una delle più note icone del porno di tutti i tempi. Ma oltre che di fama, la storia di Linda Lovelace è fatta anche di quella violenza e sfruttamento da lei rivelati anni dopo l’uscita del film di Damiano.


CREDITI

Titolo: Lovelace / Regia: Rob Epstein e Jeffrey Friedman / Sceneggiatura: Andy Bellin / Fotografia: Eric Alan Edwards/ Montaggio: Robert Dalva, Matthew Landon / Scenografia: William Arnold / Interpreti: Amanda Seyfried, Peter Sarsgaard, Sharon Stone, Robert Patrick, Juno Temple, James Franco, Adam Brody / Produzione: Eclectic Pictures, Untitled Entertainment, Animus, Nu Image / Distribuzione: Barter Multimedia / Paese: Stati Uniti / Anno: 2012 / Durata: 93 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Lovelace di Rob Epstein e Jeffrey Friedman

Filmografia di Rob Epstein

Filmografia di Jeffrey Friedman
Berlinale – Il sito

 

 

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