Bill Viola. Antologica al Grand Palais di Parigi

© Bill Viola. Walking on the Edge, 2012. Vidéo couleurs en haute-définition sur écran plasma fixé au mur, 12 minutes 33 secondes. Performeurs: Kwesi Dei, Darrow Igus. Bill Viola Studio, Long Beach, Etats-Unis. Photo: Kira Perov

Per la prima volta, il Grand Palais di Parigi ospita nelle sue sale una mostra antologica dedicata a un videoartista, con un itinerario che copre l’arco dei circa quattro decenni durante cui Bill Viola ha sviluppato il suo percorso (da Reflecting Pool realizzato tra il 1977 e il 1979 fino a The Dreamers del 2013). Come dimostrano i tre capitoli in cui è articolata la mostra (grosso modo dedicati a nascita/vita/morte; rapporto con il paesaggio; la percezione e l’infinito), si tratta di una parabola tanto artistica quanto spirituale e filosofica. Viola è infatti da sempre interessato al misticismo e ha compiuto studi e viaggi di formazione che hanno avuto grande influenza sulla sua opera, basti pensare ai molti lavori filmati nel deserto sin dalla fine degli anni Settanta e che qui si ritrovano a dialogare tra loro (Chott El-Djerid – A Portrait in Light and Heat del 1979 e Walking on the Edge e The Encounter, entrambi del 2012).

© Bill Viola. The Dreamers (détail), 2013. Installation vidéo sonore, sept écrans plasma verticaux, quatre canaux stéréo, en continu. performeuse: Madison Corn. Collection Pinault. Photo: Kira Perov

L’allestimento scenografico curato da Bobby Jablonski et Gaëlle Seltzer cala il visitatore nell’oscurità di una caverna platonica in cui le proiezioni interrogano soprattutto il tema del tempo in relazione alla percezione che ne abbiamo, ai segni che esso lascia sui corpi e sulle cose. Particolarmente rappresentativo risulta il recente dittico Man searching for Immortality. Woman searching for Eternity (2013) in cui su due grandi lastre di granito vediamo le immagini a colori rispettivamente di un uomo e di una donna non più giovani e completamente nudi che con piccole torce esplorano ogni superficie e solco dei propri corpi forse alla ricerca di segni di decadimento o di una possibile immortalità, per poi diventare sagome in bianco e nero che si dissolvono progressivamente.

Bill Viola esplora la capacità della videoarte di pensare la dimensione materica del tempo servendosi di tecniche che lo dilatano e lo amplificano come, per esempio, la slow motion o l’uso di immagini che mettono in scena variazioni cromatiche dalla progressione impercettibile. L’artista si è infatti definito “scultore del tempo” dacché al di là del supporto fisico di cui si serve per produrre e riprodurre delle immagini (dalle pellicole al digitale) la vera materia prima con cui lavora è proprio il tempo, tanto manipolabile quanto irriducibilmente inafferrabile. Per la sua capacità di simboleggiare questo caratteristico fluire ininterrotto, l’acqua ricorre spesso in quanto elemento ambivalente che nutre la vita ma che può anche indurre la morte. Così, in Ascension (2000), un corpo si tuffa supino tracciando a rallentatore una scia che somiglia prima a un fungo atomico, poi a una crocifissione acquatica. Nel recente The Dreamers (2013) vediamo sette diversi individui, uno per ogni schermo al plasma, che giacciono nell’acqua completamente vestiti e con gli occhi chiusi in un’apnea pacifica e infinita che richiama la preraffaellitica morte di Ofelia.

© Bill Viola. Going Forth By Day (détail), 2002. « First Light » (panneau 5). Installation vidéo sonore, cycle de cinq projections, 36 minutes. Performeurs: Weba Garretson, John Hay. Collection Pinault. Photo: Kira Perov

Per finire, non possiamo non segnalare lo spettacolare polittico Going Forth By Day (2002) che occupa una vasta stanza quasi come un affresco in cui vengono messi in scena una serie di inquietanti tableaux vivants, tra loro sincronizzati in modi non casuali, in cui la quiete precede momenti di violenta e a volte soprannaturale turbolenza per poi ristabilirsi nel suono pacifico della vita che procede. È chiaro che a contribuire all’efficacia di queste opere visive è anche un accurato lavoro sul suono, anch’esso oggetto di uno studio preciso da parte di Bill Viola, come dimostra l’installazione esclusivamente sonora Presence (1995) che popola di voci, sussurri, lamenti tutta la scala a chiocciola che collega il primo e il secondo piano della mostra. Questa Bill Viola è senza dubbio una personale intensa e talvolta esigente per un pubblico che può decidere di affrontarla seguendo ogni opera nell’intero arco della sua durata (variabile dai 7 minuti di Reflecting Pool ai 36 di Going Forth By Day per un totale di circa due ore di proiezioni in loop) oppure scegliendo liberamente quanto e come vedere di ogni lavoro sapendo che la ricezione della videoarte è condizionata, soprattutto in questo specifico caso, dalla disponibilità di chi guarda a concentrarsi e a immergersi in un mondo in cui il tempo scorre in modo inabituale.

© CultFrame 05/2014

 

INFORMAZIONI
Bill Viola / A cura di Bobby Jablonski e Gaëlle Seltzer
Dal 5 marzo al 21 luglio 2014
Grand Palais – Galeries Nationales / avenue du Général Eisenhower n. 3, Parigi / Info: +33(0)1.44131717
Orario: tutti i giorni 10.00 – 22.00 / Domenica e lunedì 10.00 – 20.00 / chiuso il martedì
Biglietto: intero 13,00 euro / ridotto 9,00 euro

LINK
CULTFRAME. Visioni interiori. Mostra di Bill Viola
di Maurizio G. De Bonis
Il sito di Bill Viola
Grand Palais, Parigi

 

2 commenti

  1. Interessante passaggio dal cinema, quindi immagini, suoni, voci, trame, sceneggiature alla video arte in questo caso di Bill Viola che è pure immagine, suoni e “storie” più difficili da comprendere in quanto richiedono maggiore concentrazione da parte di chi guarda per la mancanza di dialogo.
    Forse l’estimatore della video arte deve essere più colto dello spettatore di cinema.
    Grazie all’autrice del testo per il suggerimento di questa mostra.
    Se capiterò a Parigi cercherò di andare a vederla!

  2. Con Viola si viene catapultati in un mondo di sogni dove anche l’osservatore vi partecipa.Più si guardano (e più si studiano) i lavori di Viola più perdono l’aura del sogno e più ti svelano storie tragiche e non della nostra vita.Massimo

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