Mi chiamo Giulia Ross. Un film di Joseph H. Lewis

A cavallo tra gli anni ’40 e ’50 ad Hollywood dimoravano dei registi considerati di serie B ma che avevano un talento mai liberamente espresso. Schiacciati tra budget inesistenti, interpreti poco conosciuti e il furore dei produttori che volevano film realizzati nel minor tempo possibile, questi registi hanno imparato a girare in fretta e in assoluta economia, nascondendo i loro pregi tra le righe di un pellicole sempre di genere: cosi i thriller, gli horror, i noir, i polizieschi e i melodrammi sono diventati veicoli d’intenti creativi ben più nobili di quelli che erano i risultati facevano intendere.

Uno tra i più quotati autori di quel periodo, a causa  di tutti questi pregi (o difetti come venivano considerati allora in Italia) fu Joseph H. Lewis, che prima di girare il suo capolavoro, il mai abbastanza lodato e anticipatorio La sanguinaria, si è cimentato in questo piccolo – di dimensioni, infatti dura solo 65 minuti – thriller dal titolo Mi chiamo Giulia Ross (My name is Julia Ross).
In questi 65 minuti, Lewis è riuscito a mettere di tutto: dal tema dell’identità perduta a quello della follia criminale e da quello della ghost house, con i suoi corridoi pieni di segreti e di botole che si aprono verso il nulla, fino ai continui tentativi di fuga che vengono bloccati dall’ipocrisia dell’alta borghesia e dalla meschinità dell’essere umano. Tutti argomenti che forse Hitchcock ha elaborato in molti dei suoi film da Rebecca a Io ti salverò , fino Il peccato di lady Considine ma che l’autore de My name is Julia Ross sviluppa in maniera del tutto originale e imprevedibile.

Impeccabili scenografie e scenari naturali, elaborati lungo perfette linee geometriche e musiche d’effetto, avvolgono i personaggi che, ad eccezione della protagonista, sono coperti tutti da un alone di ambiguità assoluta, ambiguità a cui allude la nebbia che copre sia la città sia la brughiera sovrastata dalla vecchia casa vittoriana.
Ovviamente, sussiste un grande gioco degli interpreti, a cominciare da una giovane Nina Foch, importante caratterista del cinema americano (qui forse al suo unico ruolo da protagonista), attiva fino ad età avanzata (è morta, infatti, nel 2008). Accanto a lei, George Macready, uno tra i più famosi cattivi dello schermo visto, tra gli altri, nel thriller politico 7 giorni a maggio di John Frankeheimer e nello straordinario Orizzonti di Gloria di Stanley Kubrick, ma soprattutto nella deliziosa vecchietta Dame May Whitty (basta pensare alla sua spia nel La signora scompare di Alfred Hitchcock) che qui incarna, dietro quei sorrisi e quei “cara…”, l’essenza del male assoluto, proteggendo il suo “tesoro”, ossia il figlio malato di mente.

Di una modernità assoluta, con il suo stile secco e laconico, Mi chiamo Giulia Ross ha avuto un remake nel 1987 firmato dal maestro Arthur Penn, dal titolo Immagine allo specchio, con Mary Steenburgen e Roody McDowell. Ma nonostante gli sforzi e gli aggiornamenti, il maestro (Penn) ha perso davanti all’artigiano (Lewis)! Il film risulta elefantiaco e ripetitivo. Probabilmente i 100 minuti della versione di Penn erano troppi in confronto ai fascinosi 65 minuti dell’originale.

Il film di Joseph H. Lewis è uscito da poco in Dvd per la collana Club Mystery della Golem. Ha una buona qualità di audio e video, con la traccia originale ma senza sottotitoli. Purtroppo, nessun extra se non una galleria fotografica. Ma credo che poiché Mi chiamo Giulia Ross non passa in tv da quasi trent’anni la pellicola costituisce da sola un extra.

© CultFrame 04/2014

 


CREDITI

Titolo: Mi chiamo Giulia Ross / Titolo originale: My name is Julia Ross / Regia: Joseph H. Lewis / Sceneggiatura: Muriel Roy Bolton/ Fotografia: Burnett Guffey / Montaggio: Henry Batista / Scenografia: Jerome Pycha Jr. / Musica: Daniele Amfitheatrof/ Interpreti: Nina Foch, Dame May Whitty, Georges Macready, Roland Varno, Anita Sharp-Bolster / Produzione: Wallace Macdonald / Etichetta distributore: Golem / Anno: 1945/ Anno Dvd: 2014 / Durata: 65 minuti

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Filmografia di Joseph H. Lewis