Nymphomaniac Vol.I. Un film di Lars Von Trier (Director’s cut)

© Christian Geisnæs

Con indubbi benefici mediatici, la Berlinale 2014 ha presentato a margine del Concorso la versione director’s cut della prima parte di Nymphomaniac, l’ultima provocatoria opera di Lars Von Trier in uscita nelle sale di diversi paesi europei. Pur non essendo del tutto certi di quel che si vedrà (in meno) nelle nostre sale, è possibile definire quest’opera un lungo prologo che si completerà soltanto con la visione della seconda parte.

Per Von Trier si tratta di un ritorno a Berlino dopo esattamente trent’anni da quel 1984 in cui il suo Befrielsesbilleder, film di diploma prodotto l’anno prima, veniva presentato nella già all’epoca molto vivace sezione Panorama. L’allora esordiente regista danese è nel frattempo diventato il teorico del Dogma e poi l’autore di una così detta “trilogia della depressione” di cui Nymphomaniac costituirebbe la chiusura. Anche questa volta il regista si concentra su un personaggio femminile sacrificale sottoposto a esperienze il cui valore, come spesso capita in Von Trier, è ambivalente.  Non è infatti chiaro se la teoria di prove emotive e fisiche a cui va incontro la donna segua la direzione di un’ascesa al calvario salvifica e purificatrice o di una discesa negli inferi come punizione per un incancellabile peccato originale.

Tale ambiguità sembra derivare dal fatto che in Nymphomaniac, in modo ancora più manifesto rispetto alle prove precedenti, il regista non ha nessuna intenzione di utilizzare il racconto per sé ma costruisce piuttosto un racconto in sé, ovvero: il sesso e le avventure sessuali che si inanellano più o meno esplicitamente e con ripetitività compulsiva sullo schermo non sono il punto del film ma una pretestuosa distrazione che porta a guardare il dito perdendo di vista la luna. Il punto, la luna, sembra piuttosto il processo narrativo stesso, il piacere di raccontare e di ascoltare storie, di creare attesa, di suscitare emozioni, di sorprendere, il che non ha certo nulla di originale ma dimostra quasi l’intenzione di Von Trier di tornare alle radici del racconto per immagini e alla pura libidine della narrazione.

Il film è infatti costruito sulla base di un dispositivo narrativo di stampo favolistico-letterario, in cui la protagonista (Charlotte Gainsbourg), trovata svenuta e sanguinante in un vicolo umido da un passante (Stellan Skarsgaard) e accolta in casa da questi, racconta come sia arrivata a trovarsi in quelle condizioni. Parte di lì la storia di una vita vista attraverso la lente di un famelico organo sessuale interrotto dal contrappunto razionale di Skarsgaard che si rifiuta di farsi irretire come un pesce nella forma morale che la donna vuole dare alla propria storia. Banalmente, la dialettica tra i due sembra mettere in scena il dialogo tra una lei che rappresenta l’esperienza del corpo e un lui come epitome di un sapere razionale e libresco di cui il regista sembra volersi prendere gioco.

Gli inserti visivi eterogenei all’interno del racconto con sequenze da documentario naturalistico, flashback estetizzanti in bianco e nero o in luci soffuse e animazioni svuotano ridicolizzandoli alcuni elementi del cinema di Peter Greenaway come la numerologia, le tassonomie naturalistiche, l’enciclopedismo, anche se non se ne comprende la necessità…

Si comprende invece che un autore che ha sempre flirtato in modo ambivalente e provocatorio con i media metta in atto, per via della lunga sequenza di apertura, dell’uso del suono e della colonna sonora, un pedissequo, e quindi totalmente ironico, esercizio scolastico che non è possibile prendere sul serio. A un mondo dello spettacolo che invece tende troppo spesso a prenderlo sul serio, Von Trier tende uno specchio in cui ritrovare il riflesso di ciò che ognuno vuole vedere. Ciò che dispiace è però che il film lascia una sensazione di sete e insoddisfazione a chi tenta di sottrarsi al puro gioco di rifrazioni incrociate e a chi desidera guardare, più che a se stesso, a che cos’ha da dirci il regista.

© CultFrame 02/2014 – 04/2014

 

TRAMA
Una sera, in un vicolo isolato, Seligman trova una donna semicosciente e insanguinata di nome Joe. La donna accetta di seguirlo nel suo appartamento dove l’uomo la cura e le chiede di raccontare come e perché si sia ridotta in quello stato. Ha così inizio un lunghissimo racconto in vari capitoli in cui Joe, che si dichiara ninfomane e colpevole di atti orribili, illustra tappa dopo tappa la sua insaziabile ricerca di esperienze sessuali sin dalla primissima infanzia.


CREDITI

Titolo originale: Nymphomaniac Vol.I / Regia: Lars Von Trier / Sceneggiatura: Lars Von Trier / Fotografia: Manuel Alberto Claro / Montaggio: Molly Marlene Stensgard / Scenografia: Simone Grau / Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Stellan Skarsgard, Uma Thurman, Shia LaBeouf / Produzione: Zentropa, Heimatfilm, Film i Väst, Slot Machine, Caviar Films, Concorde Filmverleih, Artificial Eye, Les Films du Losange, European Film Bonds / Danimarca, Germania, Regno Unito, Belgio 2013 / Distribuzione: Good Films / Durata: 145 minuti

LINK
CULTFRAME. Melancholia. Un film di Lars Von Trier di Eleonora Saracino
CULTFRAME. Antichrist. Un film di Lars Von Trier di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. Il grande capo. Un film di Lars Von Trier di Maurizio G. De Bonis
Filmografia di Lars Von Trier
Berlinale – Il sito
Good Films