Father and Son. Un film di Hirokazu Kore-Eda

Sangue o affetto? Questo è il dilemma, neppure troppo originale (Il Figlio dell’Altra  di Lorraine Lévy, 2012), al quale il pur bravo Kore-Eda risponde con prevedibile formalismo ed eccessivo pudore narrativo. Non stupisce che Spielberg lo abbia insignito del Premio della Giuria a Cannes e che sia già in cantiere una cover americana, poiché il soggetto rientra tra i cliché sentimentali cari al regista che, c’è da scommetterci, lo svilupperà dal punto di vista dei bambini. Il che potrebbe essere un bene, giacché il film di Kore-Eda non si cura affatto né delle madri, in ossequio alla tradizione patriarcale giapponese, né dei figli, semplici catalizzatori di emozioni (poche), privi di spessore e volontà.

Già dal titolo, Father and Son, si intuisce che è il padre borghese il protagonista assoluto, attraverso i cui occhi seguiamo, annoiati, lo sviluppo di un dramma talmente “sobrio” e stilizzato da risultare gelido. Sulle note de Le Variazioni Goldberg Kore-Eda mette in scena un dramma sin troppo simmetrico, da una parte la famiglia alto-borghese dai sentimenti surgelati, i rapporti asettici, ed un figlio unico schiacciato dall’ossessione educativa paterna, dall’altra i proletari, ma felici, con tre figli caciaroni, un padre cialtrone tutto cuore ed una madre meno sottomessa e più partecipe.

Si ripropone dunque la trita equazione: poveri, ma felici ed empatici, ricchi, ma gelidi, rigidi e pure un po’ “stronzi”. Nonostante l’eleganza formale, l’abbacinante nitidezza della fotografia e la cura compositiva delle splendide inquadrature, il contenuto appare deboluccio, l’intreccio risaputo, la morale nota e la presa di coscienza finale meccanica ed eccessivamente repentina. Il risultato è una sorta di atarassia, una mancanza di partecipazione emotiva che rende le due ore di film davvero estenuanti, consci fin dai primi minuti di come si risolverà il rovello paterno, speranzosi in un climax emotivo senz’altro molto occidentale, forse un po’ cafone, che però non arriva mai, diluito dall’algida eleganza e dal pudore espressivo che costituiscono i pregi stilistici ed al contempo i limiti di molto cinema orientale.

© CultFrame 04/2014

 

TRAMA
Un giorno, Ryota Nonomiya, uomo ricco ed egoista, riceve una telefonata dall’ospedale in cui gli viene rivelato di non essere il padre biologico di suo figlio, un bambino di sei anni. Infatti, al momento della nascita il piccolo è stato scambiato nella culla con il figlio di un’altra coppia. Ryota e sua moglie Midori, sconvolti dalla notizia, si troveranno di fronte a una difficile scelta: riprendersi il figlio biologico o continuare ad allevare il bambino che hanno cresciuto finora.


CREDITI

Titolo originale: Soshite chichi ni naru/ Regìa: Hirokazu Kore-Eda/ Sceneggiatura: Hirokazu Kore-Eda/ Fotografia: Mikiya Takimoto/ Montaggio: Hirokazu Kore-Eda/ Scenografia: Keiko Mitsumatsu/ Interpreti principali: Masaharu Fukuyama, Machiko Ono, Yoko Maki, Lily Franky, Shogen Hwang, Jun Fubuki/ Produzione: Film Inc, Amuse Inc, Gaga Corporation/ Distribuzione: BIM/ Paese: Giappone, 2013/ Durata: 120’

LINK
Filmografia di Hirokazu Kore-Eda
BIM

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