Ida. Un film di Pawel Pawlikowski

Cosa determina veramente l’identità di una persona? Cosa significa appartenere a un popolo? Come è possibile far coincidere il proprio destino soggettivo con la dedizione a una fede religiosa? Qual è il rapporto profondo tra le vicende storiche e la condizione individuale?
Si tratta di domande a cui non è semplice fornire una risposta che non sia banale, scontata. E proprio tali quesiti sono alla base di Ida, lungometraggio del regista polacco Pawel Pawlikowski.

Palcoscenico, dai tratti emblematici, che ospita la vicenda del personaggio principale è la Polonia degli anni Sessanta. Ida è una giovane donna, orfana fin da giovanissimaetà, che vive nella certezza della fede cristiana e che sta per dedicare la sua intera esistenza a un rapporto profondo e assoluto con Dio.
Il suo naturale percorso verso la vita da suora viene, però, interrotto dall’irruzione nella sua esistenza della zia, mai vista prima. Quest’ultima rappresenta il rovescio della medaglia della condizione umana di Ida ed è portatrice nell’ambito del racconto della rivelazione tragica e destabilizzante della verità. Non è possibile, in sostanza, secondo l’autore del film che il suo personaggio vada incontro al suo destino senza fare i conti con la sua essenza profonda, la sua appartenenza.

La scoperta da parte di Ida di essere ebrea e di essere una sopravvissuta alla Shoah sembra, però, non mutare la sua essenza interiore, anzi tale presa di coscienza la apre alla vita in maniera consapevole e ancor più riflessiva. Il lungo straniante viaggio che la ragazza compirà con la zia alla ricerca della fossa in cui sono sepolti i genitori si concluderà nel cimitero ebraico di Lublino (ormai abbandonato), lì dove verranno riportate le spoglie di quei genitori che non ha mai potuto conoscere. Questo percorso sembra portarla ad accettare definitivamente la sua condizione, non prima però di aver assaporato almeno una volta la sensazione del rapporto amoroso con un uomo, il piacere delicato del sentimento.

Ida è allo stesso tempo un film sulla Shoah, sulla Polonia, sull’identità e sulle scelte esistenziali delle persone. La vicenda è costruita con totale rispetto nei riguardi di chi ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dello sterminio nazista.  La storia della protagonista ci fa semplicemente vedere l’evoluzione di una donna che per maturare e confermare la sua scelta di vita deve necessariamente passare attraverso la presa d’atto sentita della sua appartenenza a un popolo perseguitato nei secoli.

Pawel Pawlikowski elabora un tessuto espressivo basato sull’uso del bianco e nero e soprattutto sull’infinita morbidezza dei grigi. In questo modo allude alla complessità della storia di Ida e le immagini divengono la raffigurazione della stratificazione di significati che stanno alla base del personaggio. Le inquadrature non sono mai convenzionali. I soggetti ripresi sono spesso non visibili integralmente e non occupano le linee di forza dell’immagine. Il regista cerca attraverso questa impostazione di evocare la difficoltà di Ida di decifrare il mondo e di rapportarsi con le proprie radici. Il montaggio è disteso e ampio, e lascia spazio allo spettatore, consentendogli di indagare con lo sguardo all’interno dell’inquadratura.

Numerosi sono gli echi polanskiani e tarkovskijani, a dimostrazione che Ida oltre a essere un’opera densa di contenuti, e stilisticamente “impressionante”, è un film caratterizzato da una profonda cultura cinematografica e dell’immagine. I primi piani della giovane protagonista, Agata Trzebuchowska, sono i cardini dell’intero allestimento visuale ed espressivo e dialogano in modo armonioso con le inquadrature in campo lungo dei paesaggi polacchi, paesaggi che non ci parlano tanto della Polonia degli anni Sessanta quanto piuttosto delle immani tragedie che in quei luoghi si sono verificate durante la Seconda Guerra Mondiale.

© CultFrame 03/2014


TRAMA

Anna è una giovane novizia di un convento polacco. La ragazza sta per prendere i voti quando, un giorno, viene convocata dalla madre superiora. Quest’ultima le dice che prima di diventare suora dovrà andare a conoscere l’unica parente in vita che ha: una zia che forse le potrà parlare dei genitori che non ha mai conosciuto. Quando Anna incontrerà la zia scoprirà molte cose tragiche riguardo la sua famiglia. I suoi genitori sono morti durante la seconda guerra mondiale e non si sa se abbiano mai avuto degna sepoltura. La zia si salvò perché andò a combattere con i partigiani. Ma Anna scoprirà anche altro. Il suo vero nome è Ida Lebestein ed è ebrea.


CREDITI

Titolo: Ida / Regia: Pawel Pawlikovski / Sceneggiatura: Pawel Pawlikovski, Rebecca Lenkiewicz / Fotografia: Ryszard Lenczewski, Lukasz Zal / Montaggio: Jaroslaw Kaminski / Musiche: Kristian Selin Eidnes Andersen / Scenografia: Marcel Slawinski, Katarzyna Sobanska-Strzalkowska / Interpreti:  Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski, Jerzy Trela / Produzione: Opus Film, Phoenix Film Investments / Distribuzione: Parthenos / Paese:  Danimarca, Polonia / Anno: 2013 / Durata: 80 minuti

LINK
Filmografia di Pawel Pawlikovski
Parthenos

 

1 commenti

  1. Film perfetto, quasi ossessivo nella ricerca dell’inquadratura mai scontata, fatto di poche parole necessarie, di gesti essenziali. I personaggi sono ombre lucide di un passato che dissepolto si ricompone nel silenzio di un cimitero abbandonato a Lublino, si acquieta nel salto suicida scomposto e disperante di Wanda mentre la musica libera l’anima dall’inerzia del reale.Potremmo dire ‘l’insostenibile pesantezza dell’essere’ vs la leggerezza trascendente dello spirito,che, sotto il velo, rende Ida, finalmente, libera.

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