Felice chi è diverso. Un film di Gianni Amelio. 64a Berlinale. Panorama Dokumente

Franco Citti, Pier Paolo Pasolini, Ninetto Davoli, Ettore Garofolo

“Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune”, scriveva Sandro Penna. Il documentario di Gianni Amelio ne fa un mantra attraverso cui raccontare da più punti di vista cosa ha significato essere “diverso” nell’Italia degli anni che vanno dal fascismo ai Sessanta circa con una nota finale dedicata all’oggi. Nel film di Amelio non si cerchi ciò che non c’è: Felice chi è diverso lascia nel silenzio il punto di vista delle donne omosessuali.

Così come in un libro di Andrea Pini uscito qualche anno fa con il titolo Quando eravamo froci. Gli omosessuali nell’Italia di una volta, il documentario si articola su due piani: da una parte, racconta la rappresentazione becera e talvolta violenta dell’omosessualità maschile che circolava su giornali (Lo Specchio, Il Borghese, Le Ore…) e cinegiornali a caccia di scandalo e di storie patetiche; dall’altra, intreccia il costume e la cronaca al vissuto concreto di alcuni testimoni, uomini comuni ma anche volti noti come Ninetto Davoli, Paolo Poli, l’attore John Francis Lane e l’artista Corrado Levi, intervistato anche nel libro di Pini.

Attraverso il punto di vista di persone molto diverse tra loro – c’è il militante della democrazia cristiana, il femminiello, la coppia stabile, c’è chi ha sposato una donna lesbica, chi non è mai riuscito a vivere serenamente una vita propria, chi ha conosciuto anche l’internamento psichiatrico – Amelio cerca di ricostruire una realtà sociale in cui nonostante il clima repressivo e canzonatorio (si vedano gli sketch Vianello-Tognazzi) c’era posto per l’avventura e per l’amore, e in cui c’erano madri, come quella di Paolo Poli, che diceva “il bambino nasce perfetto, sbagliata è la società” (parole che anticipano il Rosa von Praunheim di Non è l’omosessuale ad essere perverso, ma la situazione in cui vive!).

Nella ricostruzione di Amelio sembra però prevalere l’amarezza e un sentimento un po’ dolente, impigliato tra il rimpianto e una grande incertezza per il futuro. Inoltre, il regista monta le interviste con immagini di repertorio e materiali d’archivio di grande interesse ma non sempre contestualizzati; per esempio scorrono senza spiegazione pagine di giornale dedicate al cosiddetto scandalo dei “balletti verdi” e le sequenze dedicate a Umberto Bindi risultano troppo allusive ed ellittiche per raccontare davvero questo straordinario artista.

Come dal libro di Pini, anche dal film emerge comunque bene un vocabolario e con questo pratiche e punti di vista talvolta assolutamente antiquati (si vedano i capovolti, da cui il libro Roma capovolta di Giò Stajano, quelli là, quelli “così”, gli invertiti, gli anfibi e le loro amiche anfibiette, la distinzione tra checche e froci). Spesso si trattava di prendere sarcasticamente di mira alcune personalità in vista quali lo stilista Schubert, Visconti o Pasolini (i pasolinidi, il pasolinato).

Felice chi è diverso è dunque un documentario emotivamente molto coinvolgente, anche grazie alla perizia con cui Amelio sceglie sempre la colonna sonora (il finale sulle note di Cu’mme di Enzo Gragnaniello è da tuffo al cuore). Nonostante il suo valore testimoniale e civile, aleggia però su questo lavoro un sentimentalismo un po’ moralista che forse non rende totalmente giustizia alla radicalità politica che per alcuni ha significato e significa a tutt’oggi vivere l’omosessualità come rivendicazione di diversità e non già come desiderio di “normalità”, proprio nello spirito dei versi di Sandro Penna.

© CultFrame 02/2014

 

TRAMA
Un ritratto del rapporto tra società italiana, mezzi di comunicazione e omosessualità maschile dal fascismo a oggi attraverso materiali d’archivio e interviste a uomini noti e non noti che raccontano amori, discriminazioni, violenze, desideri irrealizzati e atti di coraggio alla ricerca costante di uno spazio di libertà per amare ed essere amati.


CREDITI

Regia: Gianni Amelio / Ricerche e documentazione: Francesco Costabile / Fotografia: Luan Amelio / Montaggio: Cecilia Pagliarani / Interpreti: Giorgio Bongiovanni, Nicola Calì, Francesco Cocola, Pieralberto Marchesini, Roberto Pagliero, Claudio Mori, Alba Montori, Aldo Sebastiani, Corrado Levi, Ciro Cascina, Agostino Raff, Ninetto Davoli, John Francis Lane, Fernando Nigiro, Mosè Bottazzi, Paolo Poli, Lucy Salani, Roberto David, Glauco Bettera, Aron Sanseverino / Produzione: Istituto Luce – Cinecittà, Raicinema, Raitrade/ Italia, 2014 / Distribuzione: Istituto Luce – Cinecittà / Durata: 93 minuti

LINK
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Filmografia di Gianni Amelio
Istituto Luce – Cinecittà

Berlinale – Il sito

3 commenti

  1. Gentile Paolo, il film è uscito la scorsa settimana e si può attualmente vedere in 14 sale cinematografiche italiane a Torino, Pescara, Reggio Calabria, Bari, Catania, Napolo, Roma, Milano, Bergamo, Firenze, Udine.

  2. è stato dato in uscita il 6 marzo ed effettivamente in alcune città è attualmente in proiezione ma non so in quante

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