Tutto sua madre. Un film di Guillaume Gallienne

La possibilità di pensare liberamente il mondo al di là delle categorie imperiture di uomo e donna e delle cesure nette tra omo ed etero deve fare veramente paura se, anche nella Francia del “mariage pour tous”, il finto simpatico e finto gay friendly Guillaume Gallienne tira fuori una commedia tanto ambiziosa per esorcizzarla.

Il film è tratto da un testo teatrale dello stesso Gallienne, membro di quell’aristocrazia del teatro che è la Comédie Française, e va in scena a Parigi sin dal 2008. Sullo schermo, l’autore-regista-attore (nel doppio ruolo di se stesso e di sua madre) conserva l’impianto teatrale di una pièce che, priva di una vera struttura narrativa, si compone di una sequenza di sketch concepiti per arrivare all’epilogo finale in cui ogni tesserina torna al posto che le spetta.

Se in apparenza il punto di questo film è mettere in ridicolo l’omofobia e le convenzioni sociali in cui bagna l’alta borghesia francese, ben presto ci si accorge che le scene in cui il regista flirta con Almodovar (del quale non ha neppure la metà della verve) o con i college movies in salsa gay non sono altro che uno specchietto per le allodole. Infatti, Tutto sua madre non è che apparentemente una mossa di pink washing, cioè di seduzione del pubblico gay, altrimenti come spiegare che la rappresentazione dell’omosessualità si limiti a un girone infernale di musica house, corpi palestrati e minacciosi e pratiche sessuali violente?

Inoltre, nessuno dei tanti etnostereotipi e cliché razzisti, classisti e di genere che vediamo in questo film è sinceramente dissacrato e nessun ordine sociale viene quindi veramente messo in discussione: gli spagnoli ballano e sniffano, i tedeschi sono sadici nazisti (con cameo di Diane Kruger), gli inglesi passano il tempo tra rugby, canottaggio ed equitazione (e il vice anglais?), i ricchi stanno richiusi nei loro splendidi appartamenti, gli arabi emarginati in case popolari di periferie ovviamente squallide (ma Porte de Pantin non è per niente il ghetto orrendo che ci vuole far credere il regista) e i maschi, a parte quelli cattivi, amano le femmine. Perché le femmine sono così belle, brave, graziose, incantevoli che un uomo non può fare altro che amarle e metterle su un piedistallo.

Ecco così che l’effeminato Gallienne, corona la rivelazione della sua “vera natura” etero con una sdolcinata dichiarazione d’amore alla madre che gli ha insegnato ad amare le donne e che lo ha cresciuto come una “femmina” proprio per tenerlo tutto per sé. Nel gran finale Gallienne mostra in platea proprio la sua vera madre: tanta fatica e il pretesto della commedia arcobaleno finiscono quindi per celebrare la mistica della femminilità e il mito di una Madre troppo innamorata di suo figlio per permettergli di essere se stesso.

© CultFrame 01/2014

 

TRAMA
Sulla scena di un teatro, Guillaume racconta la sua storia di amore con una terribile madre che lo ha cresciuto come una ragazza. Guillaume oscilla quindi tra la convinzione di essere una ragazza e quella di essere omosessuale ma le sue avventure nel mondo della trasgressione di sesso e di genere sono tanto infelici da spingerlo a consultare una serie infinita di psichiatri e psicoanalisti, solo l’ultimo dei quali lo aiuterà a comprendere la sua “vera natura”…


CREDITI

Titolo: Tutto sua madre / Titolo originale: Les garçons et Guillaume, à table! / Regia: Guillaume Gallienne / Sceneggiatura: Guillaume Gallienne / Fotografia: Glynn Speeckaert / Montaggio: Valérie Deseine / Scenografia: Sylvie Olivé / Interpreti: Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger / Produzione: LGM Cinéma, Rectangle Productions, Don’t be shy Productions / Francia, 2014 / Distribuzione: Eagle Pictures / Durata: 85 minuti

LINK
Sito ufficiale del film Les garçons et Guillaume, à table! (Tutto sua madre) di Guillaume Gallienne
Filmografia di Guillaume Gallienne
Eagle Pictures

 

 

1 commenti

  1. E’ semplicemente la trasposizione in commedia (ma che in realtà si ferma solo un pelino prima del cinema demenziale italiano) dei più classici stereotipi smaschilisti e omofobi in salsa politicamente scorretta. La creazione di un personaggio assurdo con un finale che piace tanto alla gauche, della serie “ti piace vincere facile”.

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