La mia classe. Un film di Daniele Gaglianone

Daniele GaglianoneL’ultimo film di Daniele Gaglianone conferma alcuni caratteri costanti del suo cinema, in cui accade di frequente di trovare mescolate finzione e realtà e in cui il visivo (ma anche il sonoro) e il suo farsi si impongono di frequente sull’intreccio. Allo stesso tempo, La mia classe costituisce una sfida alle convenzioni del cinema di consumo più esplicita che nei suoi precedenti lungometraggi distribuiti in sala.

Infatti, se ogni film “ben fatto” si presenta come un testo chiuso che si fonda sulla sospensione d’incredulità dello spettatore e sulla cancellazione delle marche enunciative dei suoi autori, tali norme sono programmaticamente messe in discussione nell’ultima opera del regista torinese (benché anconetano di nascita), nella quale emergono uno e più livelli meta-cinematografici oltre che la soggettività dei realizzatori e la loro problematica relazione con la realtà con cui sono entrati in contatto.

Il film può per questo essere definito un documentario? Non proprio, non soltanto, e non è importante incasellarlo in modo univoco. D’altronde, già il primo lungometraggio di finzione di Gaglianone, I nostri anni (2000), prendeva spunto da veri episodi di guerra raccolti dal regista per conto dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza fondato a Torino da Paolo Gobetti ed era visivamente ispirato tanto ai combat film della Liberazione quanto al Tarkovskij de L’infanzia di Ivan (1962). Più recentemente, la marca emotiva di un autore la cui tensione non è mai freddamente “documentaria” si manifestava nelle interpolazioni sonore di alcune scene decisive di Rata nece biti. La guerra non ci sarà (2008), dedicato alla persistenza del dolore della guerra civile nella ex Jugosla­via degli anni Duemila.

Anche La mia classe è un film costruito su più piani: a un primo livello, con qualche analogia rispetto a quanto accadeva in Diario di un maestro di Vittorio De Seta, si racconta l’incontro tra l’unico attore di professione del film, Valerio Mastrandrea, e una classe di studenti “extra-comunitari” che si sono trovati per una ragione o per un’altra a vivere in Italia e che stanno cercando di imparare la nostra lingua; a un secondo, si mette in scena il disagio provato dall’autore e dall’interprete principale nell’aver dovuto fare i conti fin dalle prime fasi della lavorazione con i veri problemi di uno degli studenti della classe d’italiano (non attori), che in seguito alla perdita di un lavoro e al mancato rinnovo del permesso di soggiorno è stato realmente in pericolo di venire rimpatriato, trovandosi in una condizione di “illegalità” determinata delle leggi vigenti nel nostro paese; infine, si presentano i possibili esiti di questa situazione (l’arresto, la morte in carcere evocata ma non mostrata) come una sorta di film nel film girato dalla stessa troupe.

La mia classe dà dunque voce ad alcuni dei molti migranti residenti o in transito per l’Italia chiedendo loro di raccontare personalmente la propria esperienza di vita, con un vero e proprio esercizio di auto-narrazione che per molti si traduce in uno sfogo emotivo. Ma il film dà anche conto dell’esperienza che la sua realizzazione ha significato per gli italiani che hanno incontrato queste persone e raccolto le loro storie, divenendone parte. Con passaggi che ciascuno spettatore potrà trovare più e meno convincenti (come accade quando si vuole rappresentare delle emozioni con un mezzo che prevede la messa in scena, il montaggio, ecc.), Gaglianone prosegue così una sua personale via al realismo come tensione conoscitiva ed etica nei confronti del reale.

© CultFrame – Punto di Svista 01/2014

TRAMA
Gli studenti di una classe di italiano per stranieri e il loro professore imparano la lingua a partire dai temi più vicini alla vita dei migranti: il lavoro, il sentirsi straniero, il ricordo della propria patria d’origine. Sul set di questo film, sono all’opera anche il regista e la sua troupe.


CREDITI

Regia: Daniele Gaglianone / Sceneggiatura: Daniele Gaglianone, Gino Clemente, Claudia Russo / Fotografia: Gherardo Gossi / Montaggio: Enrico Giovannone / Scenografia: Laura Boni / Interpreti: Valerio Mastrandrea, Bassirou Ballde, Mamon Bhuiyan, Gregorio Cabral, Jessica Canahuire Laura, Metin Celik, Pedro Savio De Andrade, Ahmet Gohtas, Easther Sam, Shujan Shahjalal, Lyudmyla Temchenko, Moussa Toure, Daniele Gaglianone /   Produzione: Axelotil Film, Kimerafilm, Relief, Rai Cinema /Distribuzione: Pablo / Italia, 2013 / Durata: 86 minuti

SUL WEB
Filmografia di Daniele Gaglianone
Pablo Distribuzione