Disconnect. Un film di Henry-Alex Rubin

Un ragazzino vittima di un atroce scherzo telematico, una coppia a cui viene prosciugato il conto in banca da un hacker, un giovane che sopravvive lavorando per un sito hard. Genitori che hanno perso il senso della loro “missione”, liceali che vivono ossessivamente la loro vita sui social network, sbandati che offrono il loro corpo a “navigatori” solitari.

Il quadro che viene fuori da Disconnect di Henry-Alex Rubin è quello di una società nella quale un eccesso di comunicazione informatica ha completamente distrutto il tessuto delle relazioni umane e collettive. Tutti vivono davanti a un pc, a un ipad o a uno smartphone. Chat, siti di condivisione di vario genere, email, pornografia, gioco d’azzardo. Dentro questo labirinto virtuale finiscono per perdersi innumerevoli persone che, oltretutto, non pensano alle conseguenze delle loro azioni mentre sono su internet.

Ciò che emerge da questa operazione registica è molto chiaro: il suo autore ha voluto giocare sul sicuro, alimentando con il suo film la strisciante e miope critica che spesso viene rivolta al web e a chi lo usa in modo copioso. È ovvio che tutto quanto viene narrato in questo lungometraggio è possibile ed anche tremendo, ma il messaggio che passa è il seguente: internet è il male (oppure, il male si diffonde via internet).

La visione di Henry-Alex Rubin, e dello sceneggiatore Andrew Stern, è dunque banale e senza senso e ha il sapore di un’irritante e sterile battaglia di retroguardia (già abbondantemente persa).
Le terribili disavventure che capitano ai personaggi principali della storia non sono altro che conseguenze di un uso scorretto e illegale del mezzo che viene con tanta forza stigmatizzato e non del mezzo in sè. La moda dei social network e delle chat è certamente un fenomeno collettivo di estremo interesse (che è giusto studiare ed analizzare) ma ormai si prefigura nei riguardi di questi strumenti un atteggiamento simile a quello che viene utilizzato per quel che concerne la lotta contro il fumo. In sostanza, il problema non è internet ma, eventualmente, l’uso sbagliato che se ne fa. E in ogni caso la questione riguarda solo ed esclusivamente le scelte esistenziali individuali.

Disconnect è, inoltre, un film di assoluta prevedibilità sul piano della struttura narrativa. Storia corale di personaggi che finiscono per intrecciare le loro vite, questo lungometraggio conduce lo spettatore verso una conclusione di una ovvietà sconcertante che identifica nel “ritrovamento” dei buoni sentimenti (familiari) da parte dei protagonisti l’unica strada possibile per  pulire le loro esistenze dalle “immonde sozzure” di internet.
Non parliamo poi degli aspetti registici. Nessun guizzo creativo, neanche un’idea degna di essere citata.
Disconnect, in sostanza, non propone a chi guarda nulla, se non la propria impostazione ultrasemplicistica e furbamente ammiccante nei confronti del pubblico.

© CultFrame 09/2012 – 01/2014

 

TRAMA
Un ragazzo viene indotto con uno stratagemma dai suoi coetanei poco responsabili a pubblicare su internet una sua foto nudo, una coppia subisce sul web un furto di identità che provoca il prosciugamento del loro conto corrente bancario, una giornalista cerca di tirar fuori un giovane dal giro dei siti che “vendono” sesso informatico. Le vicende di questi soggetti sono legate una all’altra e alla fine troveranno una composizione in maniera, per loro, imprevedibile.

CREDITI
Titolo: Disconnect / Regia: Henry-Alex Rubin / Sceneggiatura: Andrew Stern / Fotografia: Ken Seng / Montaggio: Lee Percy, Kevin Tent / Scenografia: Dina Goldman / Musica: Max Richter / Interpreti: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton / Produzione: LD Entertainment, Wonderful Films / Distribuzione: Universal Pictures / Paese: USA, 2012 / Durata: 110′

LINK
Sito ufficiale del film Disconnect di Henry-Alex Rubin

Filmografia di Henry-Alex Rubin

Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Universal Pictures

 

3 commenti

  1. Sarà stato anche un film banale e,privo di una sceneggiatura alquanto semplice,ma l’ho trovato molto toccante e incisivo!
    Oltretutto era da un bel po’che non vedevo la sala grande applaudire per dieci minuti ininterrotti!

  2. Bel film, bella colonna sonora e una sceneggiatura impeccabile. Il quadro di una società dove i rapporti umani sono disconnessi: nessun dialogo tra coniugi, tra genitori e figli, tra coetanei. La rete diventa il rifugio di tutte queste solitudini, ma anche una trappola, perché non c’è vera connessione senza contatto umano.

  3. MI INCURIOSISCE, FORSE ANCHE PER LA VOSTRA POTENTE STRONCATURA. POI IL TEMA E’ ATTUALISSIMO E GRAVISSIMO, A MIO PARERE. CONOSCO GENTE CHE PARLA AGLI ALTRI NON STACCANDO MAI LO SGUARDO DAL CELL. ANDRO’ A VEDERE IL FILM, DOMANI SERA, A TERNI. CIAO E GRAZIE PER L’ATTENZIONE.

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