American Hustle – L’apparenza inganna. Un film di David O. Russell

Correva l’anno 1978 quando in quell’America sfrontata post Watergate esplose lo scandalo Abscam partito da un’operazione dell’FBI per contrastare la criminalità tra i colletti bianchi e che condusse all’arresto, grazie all’aiuto di un vero truffatore, Mel Winberg, di sei deputati, un senatore e alcuni funzionari locali. Per David O. Russell, tuttavia, la storia vera non è che un mero spunto per raccontare, invece, quasi concludendo un’ideale trilogia dopo The Fighter e Il lato positivo, l’umana attitudine alla metamorfosi intesa come straordinaria capacità di sopravvivenza.

Tutti i personaggi, infatti, ricorrono al camuffamento – fisico, sì, ma anche e, soprattutto, caratteriale ed emotivo – per adattarsi alle circostanze del momento, per fuggire ai propri fantasmi, per affrancarsi dal proprio passato o, molto più realisticamente, per salvarsi la pelle.
Fondamentalmente dei losers in un’epoca che impone uno smaltato ottimismo come viatico per un futuro di successo, i cinque protagonisti (tra)vestono i panni di ambiziosi professionisti in differenti campi di azione (la politica, la tutela della legge, la frode…) ma l’incrociarsi fatale delle loro esistenze li costringe, anche loro malgrado, a mettere in gioco se stessi e fino in fondo.

Il regista newyorkese orchestra quella che potrebbe sembrare “soltanto” una truffa come un meccanismo di finzione dagli ingranaggi tanto sofisticati quanto invisibili e cangianti. Un raggiro dal funzionamento inizialmente “semplice” la cui portata si accresce in modo esponenziale fino a trasformarsi in un’operazione federale gigantesca e rischiosa nella quale ogni azione congegnata diventa parte di una formidabile messa in scena nel cui gioco sottile di “chi è con/contro chi” si estrinseca il potere, seducente e financo magico, della trasformazione.

Se “l’apparenza inganna”, come recita il sottotitolo italiano del film, O. Russell realizza un gigantesco trompe-l’œil narrativo usando il talento straordinario di ogni singolo attore per infondere profondità prospettica alla vicenda e al carattere dei protagonisti così diversi tra loro ma, in fondo, accumunati da un unico, lacerante, desiderio di essere ciò che si è nonostante quel che si vuole (o, forse, si deve) sembrare.
Come in un crescendo musicale American Hustle parte in sordina e via, via, in un ritmo cadenzato dalle voci fuori campo e dai flasback, mostra la complessità di una partitura in grado di raggiungere anche le più alte tonalità drammatiche toccando sapientemente i gradi del grottesco e dell’ironia.
Il grande inganno dell’occhio va oltre la realtà fittizia dell’imbroglio di questi trasformisti e ne mette a nudo le loro vite svelando, trucco dopo trucco, quelle paure, tragicamente umane, che ciascuno a suo modo tenta di sconfiggere con l’artificio.

O. Russell mette in campo un gruppo di attori in stato di grazia  in grado di esprimere la profonda verità di ogni personaggio, oltre l’illusoria natura che qui il loro ruolo richiede. Una sfida recitativa in cui tutti escono vincitori per merito della personale, quanto unica, capacità di metamofosi che consente a ciascuno di loro di plasmarsi sulla parte arrivando, anche letteralmente, a cambiar pelle.
Christian Bale, Bradley Cooper e Jeremy Renner, qui ben lontani dall’appeal da seduttori che il loro (reale) aspetto gli consente, mutano le sembianze per mostrare la debolezza e la meschinità, l’ingenuità e la frustrazione di uomini ingannati e ingannatori così come Amy Adams e Jennifer Lawrence si rivelano le facce di una stessa medaglia di fascino femminile la cui malìa si esprime, seppur differentemente, in un feroce sex appeal che, sotto i provocanti nude-look, cela una voracità pressoché ferina.

Un film quindi non su un inganno ma sull’inganno, su quell’insidiosa trappola che diventa la menzogna quando la si sceglie come alternativa esistenziale reiterando, camusianamente, quel gioco dell’assurdo “che dipende tanto dall’uomo, quanto dal mondo ed è, per il momento, il loro solo legame”.

© CultFrame 01/2014

 

TRAMA
Irving Rosenfeld, insieme alla sua amante Sydney Prosser (“in arte” Edith) mette a segno una serie di lucrose truffe. Scoperti dai federali i due, per evitare la galera, vengono obbligati a lavorare per un agente dell’FBI, Richie DiMaso. Quella che doveva essere un intervento di routine per contrastare la corruzione diventa, per la smodata e incontrollabile ambizione di DiMaso, una complessa operazione che coinvolgerà la politica e la mafia. “Esca” dell’azione, il sindaco del New Jersey Carmine Politico le cui conoscenze potrebbero portare i federali a colpire gli uomini potenti del Congresso. In un complicato puzzle di inganni tutti i protagonisti saranno costretti a mentire agli altri e a loro stessi.


CREDITI

Titolo originale: American Hustle / Regia: David O. Russell / Sceneggiatura: David O. Russell, Eric Warren Singer/ Fotografia: Linus Sandgren / Montaggio: Jay Cassidy, Crispin Struthers, Alan Baumgarten / Musica: Danny Elfman / Interpreti: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Jeremy Renn / Produzione: Atlas Entertainment Annapurna Pictures / Usa, 2013 / Distribuzione: Eagle Pictures / Durata:138 minuti

LINK
CULTFRAME. The Fighter. Un film di David O. Russell di Elisa Paltrinieri
Sito ufficiale del film American Hustle – L’apparenza inganna
di David O. Russell
Filmografia di David O. Russell
Eagle Pictures

 

 

2 commenti

  1. Ottima recensione di un film che avrebbe potuto essere estremamente prevedibile e riesce invece sorprendente. I fatti reali cui si ispira sono soltanto lo spunto per la scrittura e l’orchestrazione registica di Russell. Per esempio, è vero che il protagonista era figlio di un vetraio in difficoltà economiche ma gli autori del film ci hanno messo del loro nel fare incominciare la sua lotta per la sopravvivenza a colpi bassi quando da ragazzino si mette a rompere vetrine per procurare lavoro al padre (esattamente come il “monello” di Chaplin). E così via, di truffa in truffa, di travestimento in travestimento, rimanendo sempre, in fondo, un “perdente” o poco più… Da sottolineare infine la notevole colonna sonora da Duke Ellington ai Bee Gees. Speriamo che il nuovo anno riservi tante altre piacevoli sorprese!

  2. Si ma, con tutta la buona volontà, questo trasformismo (peraltro non stiamo parlando di più ruoli recitati da un personaggio) e questa metamorfosi per la sopravvivenza sono trattati con un tono morbido, proprio perchè tra il drammatico e l’ironico leggero. Non siamo dalle parti della “durezza della vita” e il tragico non è poi così vicino come il recente Blu Jasmine (ok, paragone ingeneroso con Allen, però..). È il film di un regista che ha affetto per personalità problematiche, ma cmq non ne restituisce (come invece nel precedente Il Lato Positivo) il rischio di finir male delle loro vite. Proprio questo penso sia l’aspetto più importante che manca.
    Come poi manca anche la gestione di una tale durata, che Scorsese può permettersi ma lui no.

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