La mafia uccide solo d’estate. Un film di Pierfrancesco Diliberto “Pif”

Affiancato da uno sceneggiatore di documentari cinematografici e televisivi, Michele Astori, e da uno di commedie, Marco Martani (fattosi conoscere per i film scritti in coppia con Fausto Brizzi), il giovane Pierfrancesco Diliberto detto “Pif” ha realizzato il suo primo film da regista per raccontare la storia di un personaggio non esplicitamente autobiografico ma in cui si possono riconoscere alcuni caratteri della “maschera” che il palermitano ha costruito con successo sul piccolo schermo.

Partendo da queste continuità, sottolineate dall’apparizione del protagonista Arturo adulto (Pif) nella prima sequenza della pellicola, il film si svolge però soprattutto come il racconto della non semplice infanzia di Arturo bambino (Alex Bisconti) lungo gli anni Ottanta e Novanta. Il ragazzino cresce infatti in una Palermo dove nessuno ammette la presenza della mafia, né in casa né a scuola, e dove si dice a tutti gli angoli di strada che ogni vittima della criminalità organizzata aveva in realtà meritato la propria fine per qualche relazione sentimentale finita male.

La formazione sentimentale e culturale del piccolo Arturo si cristallizza così attorno a due passioni tormentate: la prima, l’asse più convenzionale dell’intreccio, è quella per l’amica Flora, che vive in un primo tempo con il terrore di rischiare la vita innamorandosi (come tutti quei poliziotti e giudici morti ammazzati) e poi con il reiterato intralcio di una serie di autentici fatti luttuosi che ostacolano i suoi ripetuti tentativi di dichiarare il proprio amore alla ragazza; la seconda passione di Arturo bambino è invece quella per Giulio Andreotti, simbolo non casuale di una politica che con la mafia (e gli amici degli amici) aveva imparato a scendere a patti.

Ciò che può più convincere di La mafia uccide solo d’estate sono quelle scene in cui l’intreccio sentimentale non prende il sopravvento e in cui l’ambientazione d’epoca non cerca di mimare gli stereotipi visivi del poliziottesco “alla siciliana”, che mirano sì a rendere ridicoli i boss mafiosi ma rischiano anche di sottovalutarne le reali imprese economico-criminali per farne zotici e buffoni da commedia.
Per esempio, il film riesce a restituire bene come la presa di coscienza del protagonista (e di molti italiani) rispetto alla criminalità e alle sue connessioni con la politica maturi nel corso di un decennio segnato da esecuzioni e stragi di matrice mafiosa: da quando cioè il piccolo Arturo realizza per un giornale locale una delle ultime interviste al generale Dalla Chiesa (parzialmente ispirata a quella firmata da Giorgio Bocca nel 1982), al cui funerale Andreotti non si presenta dichiarando in televisione di preferire i battesimi, a quando nel 1992 l’assassinio di Salvo Lima e soprattutto quelli dei giudici Falcone e Borsellino fanno infine esplodere l’indignazione di migliaia di cittadini.

Il riproporre a un pubblico di spettatori che non ha vissuto quella stagione alcune toccanti immagini di repertorio e la memoria di alcuni dei protagonisti della lotta alla mafia è un merito che non giustifica tutti i toni e le convenzioni da commedia del film, ma che potrebbe riuscire a comunicare con un pubblico già abituato a conoscere Pif per i suoi scanzonati reportage formato MTV.

© CultFrame 11/2013

 

TRAMA
Il piccolo Arturo è innamorato da sempre della sua compagna di classe Flora, eppure non trova mai il modo di dichiararsi. Anche perché, essendo cresciuto a Palermo tra gli anni Settanta e i Novanta, attentati mafiosi a boss e uomini dello stato funestano tutti i momenti più importanti della sua vita.


CREDITI

Titolo: La mafia uccide solo d’estate / Regia: Pierfrancesco Diliberto / Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani / Fotografia: Roberto Forza / Montaggio: Cristiano Travaglioli / Scenografia: Marcello Di Carlo / Musica: Santi Pulvirenti / Interpreti: Alex Bisconti, Ginevra Antona, Pif, Cristiana Capotondi, Ninni Bruschetta, Claudio Gioè / Produzione: Mario Gianani, Lorenzo Mieli / Italia, 2013 / Distribuzione: 01 / Durata: 90 minuti

LINK
CULTFRAME. 31° Torino Film Festival. Anticipazione di Claudio Panella e Silvia Nugara
Torino Film Festival – Il sito

01 Distribution

 

 

1 commenti

  1. L’ho visto ieri sera, sono ancora presa e commossa! Avendo compiuto da poco anni 81, ho vissuto tutti i momenti tragici del film-

    Se l’intento del regista era di fare accettare tutto ciò che è accaduto come inevitabile e senza profonda angoscia, con me non ci è riuscito, ci è riuscito con i giovani, preparandoli con la prima parte del film : ironico, simpatico, ingenuo, bella famiglia, tutti belli e bravi…poi l’amore che sboccia in un momento tragico , la nuova famiglia, la nascita…Ho amato il regista ieri sera!

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