Philomena. Un film di Stephen Frears. 70. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Fede interiore e realtà oggettiva. Rispetto degli individui e attenzione verso le regole religiose. Amore verso gli altri e paura del giudizio divino. Ricerca della verità e inconcepibile omertà.
La griglia tematica di Philomena, ultima fatica artistica di Stephen Frears, è attraversata da binomi contenutistici che si alternano creando un tessuto narrativo di raro equilibrio. Merito di ciò è degli sceneggiatori Steve Coogan e Jeff Pope, i quali hanno confezionato per Frears una vicenda (ispirata a un fatto vero) praticamente perfetta a livello cinematografico.
L’ingiustizia di partenza, la perdita definitiva di una persona amata, il viaggio alla ricerca di quest’ultima, la presa di coscienza della realtà dei fatti, il riscatto umano, il perdono, l’amicizia. E infine la chiusura del cerchio (narrativo).

Cardini di questa struttura due soggetti molto diversi tra loro che vanno a formare la classica coppia filmica fatta di opposti: da un lato un giornalista benestante e snob in crisi depressiva post licenziamento, dall’altra una donna del popolo senza una cultura alle spalle. Il tutto è sapientemente condito con un “attacco” costante nei riguardi della durezza della chiesa cattolica irlandese e potenti dosi di ironia anglosassone. Proprio quest’ultimo elemento si manifesta come il fattore di gran lunga più interessante di Philomena. Battute sottili e brucianti caratterizzano, infatti, i dialoghi e rendono l’intera struttura del film tollerabile rispetto alla triste vicenda che viene raccontata.
Frears e i suoi sceneggiatori giocano proprio la carta dell’alternanza intelligente di tragedia e commedia, di toni gravi e modulazioni di ilarità, fornendo in tal modo alla pellicola un ritmo che tiene lo spettatore sempre attaccato alla storia. Il viaggio è poco più di un pretesto (anche se effettuato realmente dalla protagonista effettiva della vicenda), mentre centro del racconto sembra più che altro il raffronto tra la solida semplicità del personaggio femminile e la fragile evoluzione del personaggio maschile. Tra i due si stabilirà, comunque, un rapporto molto forte che arriverà tra alti e bassi fino all’esito conclusivo.

Philomena non è certo l’opera più ispirata e sorprendente di Stephen Frears e si configura come un’operazione produttiva ben orchestrata per colpire il pubblico e magari per portarsi via qualche ambìto premio cinematografico d’oltreoceano. È, infatti, un lungometraggio prevedibile, edificato con i dosaggi giusti e sufficientemente melenso per attirare chi vuole passare un’ora e mezza all’inseguimento dei buoni sentimenti e del concetto di giustizia terrena. A supportare le chiare intenzioni degli autori, i due interpreti principali: una misurata Judi Dench nei panni di Philomena e lo stesso sceneggiatore Steve Coogan in quelli del giornalista Martin Sixsmith.

© CultFrame 08/2013

 

TRAMA
Philomena è un’anziana irlandese che vive ormai da molti anni in Inghilterra. Un giorno rivela all’improvviso a sua figlia di aver avuto quando era molto giovane un bambino che non vede da più di cinquanta anni. Il figlio di Philomena era stata adottato da una famiglia americana che l’aveva portato via contro la sua volontà e davanti ai suoi occhi. A consentire questa atrocità furono le suore del convento dove la ragazza era stata “rinchiusa” per espiare la sua presunta pena.



CREDITI

Titolo: Philomena / Regia: Stephen Frears / Sceneggiatura: Steve Coogan, Jeff Pope dal romanzo “The Lost Child of Philomena Lee” di Martin Sixsmith / Fotografia: Robbie Ryan / Montaggio: Valerio Bonelli / Scenografia: Alan MacDonald / Musica: Alexandre Desplat / Interpreti: Jodu Dench, Steve Coogan / Produzione: Baby Cow productions, Magnolia Mae / Distribuzione: Lucky Red / Paese: Inghilterra, 2013 / Durata: 94′

LINK
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Filmografia di Stephen Frears
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito