Spectator di Elina Brotherus. Un’osservazione osservata. In mostra a Milano con anteprima video di Marit Følstad

Nelle immagini di Elina Brotherus l’osservazione e l’attesa sono due momenti chiave dell’espressione artistica, come suggerisce l’idea della posizione fisica al cospetto del mondo. Cosa c’è dall’altra parte – sembra dire l’artista – ma soprattutto: cos’è quell’altro lato. Un noi altro, diverso. Un noi interiore che osserviamo al di fuori di noi. E poi: esiste un altro lato? O è semplicemente quello in cui viviamo senza rendercene conto? Si tratta anche del mostrarsi, nell’accezione più semplice e pura del termine, scevra da ogni infrastruttura mediatica, denudata nella natura. Una sorta di condizione primordiale che si è perduta. Il corpo quasi asessuato del soggetto rende l’atto del guardare essenziale ai fini della rappresentazione: come un elemento deposto “naturalmente” in mezzo a un prato o su una pietra. Quando invece lo troviamo vestito, vediamo il tentativo di evolvere un rapporto con l’intorno, più mediato, il quale spesso accade in un ambiente anch’esso mediato, come lo spiazzo deserto con le roulotte sullo sfondo. In altre immagini il soggetto appare di spalle, come d’abitudine in molte sue opere, quasi a voler accompagnare lo spettatore all’interno delle stesse, trasformandolo da semplice osservatore che applica l’esercizio del solo guardare, in un più coinvolto fruitore, che interagisce con lo spazio mostrato.

Il luogo è davanti agli occhi ma anche nella mente. Cittadino – come New York – e dunque mitizzato, ma anche naturale, come la strada innevata tra gli alberi, sulla quale l’artista ci invita a correre assieme a lei. È il mondo sognato, quello osservato, quello vissuto, e la relazione con esso, appare nei molteplici livelli che emergono dalle fotografie. E poi l’attesa, che non appartiene a qualcosa che succederà, bensì a qualcosa che già c’è, ma non è osservato con sufficiente attenzione.

Le barriere anteposte allo sguardo – i vetri di una finestra, le inferriate, le ringhiere – diventano barriere dello sguardo. Come un filtro separano, hanno bisogno di essere metabolizzate. L’immagine ha bisogno di metabolizzarsi per poter essere vissuta nella sua integrità. La barriera è lì a ricordarlo. Fermarsi.

Nelle ultime fotografie realizzate, pochi mesi fa a New York, Brotherus si concentra sullo sguardo dello sguardo, osservando il soggetto ritratto che a sua volta osserva, come a cercare di capire l’incomprensibile attraverso l’atteggiarsi fisico del personaggio stesso, il quale, come afferma l’autrice: “non è né maschile né femminile ma qualcosa di neutrale, che osserva, scruta, a volte con sorpresa o ammirazione”.

Dunque come ci poniamo difronte all’osservazione? Questo il quesito che sorge spontaneo. Il suggerimento dell’artista è quello di non imbattersi in una condizione di genere o personalistica ma di ascoltare ciò che sta intorno alla ricerca di “quello che troppo spesso manca nella vita di tutti i giorni: la calma, gli ampi spazi, la sorpresa, la solitudine reale che diventa in compenso un’esperienza condivisa”. E quale altra modalità può avvicinarci gli uni agli altri, se non una condivisione di attimi, ancora possibile grazie a un approccio dello sguardo differente, solitario, ma che al tempo stesso rivela una comunanza, appunto, una vicinanza profonda? La calma, dunque, si propaga dalle immagini di Brotherus per arrivare fino a noi che le guardiamo, catturandoci al loro interno per una fruizione che non ci pone più difronte all’opera ma che, viceversa, ci proietta al suo interno, ci catapulta in quel prato, in quello spiazzo, in quella città dicendoci: “guarda, siamo qui”, e in questo c’è tutta la volontà di vivere insieme che la condizione della solitudine afferma.

In contemporanea alla mostra di Elina Brotherus, Effearte propone la prima personale dell’artista norvegese Marit Følstad, che presenta il video, inedito in Italia, With The Lights Out. Il lavoro si dipana nell’arco di tempo in cui il soggetto ritratto fuma una sigaretta. La fissità del tempo in principio è come una resistenza che, boccata dopo boccata, viene ridotta al silenzio. Il volto dell’uomo, all’inizio disteso, si trasforma in sofferente. Gli occhi asciutti prendono a lacrimare penetrando sempre più in una condizione di straniamento succube. Lo sguardo del soggetto passa attraverso una nuova condizione che è quella dell’allucinazione, come se ciò che sta accadendo non fosse possibile. Tale condizione si trasforma infine in un automatismo che cede ogni resistenza. Il fumo esce dalla bocca come un vomito che testimonia una presenza forzata nel corpo, irricevibile, inanimato, espulso nonostante – o proprio perché – cacciato dentro a forza. Ma (il fumo) è anche qualcosa di volontario, che perde la sua specificità e passa dall’essere un concetto proprio, una volontà apparentemente accettata, autoprodotta, ad un concetto di pura “dipendenza”, come l’alienazione al “potere”. Il corpo ingurgita una sostanza velenosa che, a poco a poco, lo trasforma in una preda senza via di scampo.
Quanto siamo liberi e quanto il nostro corpo ci appartiene? Si tratta di una sorta di auto massacro cosciente. Il corpo infine resiste, ma dove lo condurrà questa sua strenua resistenza? E soprattutto: a cosa sarà servita? L’artista indaga qui il significato quasi divino del gesto che immola e trasfigura l’essere umano. Ogni centimetro del volto è esposto, ma è sulla bocca che l’indagine si concentra, passaggio obbligato per la parola, il grido, il respiro, l’amore. Il video appare ipnotico, conduce l’osservatore al suo interno, trasformandolo nell’elemento che fuoriesce da quella bocca: un afflato di vita disperata.

© CultFrame 04/2013

 

IMMAGINI
1 © Elina Brotherus, Last one in my line, 2012, from the series Annonciation, courtesy Effearte
2 © Elina Brotherus, Finis terrae, 2011, courtesy Effearte
3 © Marit Følstad, Frame del video With The Lights Out, courtesy Effearte

INFORMAZIONI
Elina Brotherus, Spectator. Marit Følstad, With The Lights Out
Dal 22 marzo al 12 maggio 2013
Galleria Effearte, via Ausonio 1A/via De Amicis 47, Milano / Telefono 02 89096534 / info@effeartegallery.com
Orario: lunedì-venerdì 11.00 – 19.00 / Sabato su appuntamento / Ingresso libro

LINK
Il sito di Elina Brotherus
Il sito di
Marit Følstad
Galleria Effearte, Milano