Helmut Newton. Oltre i luoghi comuni

La mostra dedicata a Helmut Newton, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, ci fornisce una valida occasione per ritornare a parlare del fotografo tedesco cercando di evitare i soliti luoghi comuni che lo riguardano. Li elenchiamo ora in modo disordinato. Secondo taluni punti di vista Newton è stato: pornografo, feticista, semplice voyeur, artefice di una visione maschilista dell’universo femminile, addirittura reazionaria. E non ci vogliamo soffermare neanche su alcune prese di posizione che ormai tendono a considerarlo superato concettualmente e creatore di un’estetica fortemente datata (destinata a scomparire).
Certo, gli aspetti espressivi della sua fotografia sono stati negli anni analizzati, studiati, discussi, criticati, attaccati ideologicamente e, in qualche caso, esaltati (in maniera eccessiva) ma ciò che emerge sempre come una mancanza evidente è la non volontà, spesso anche da parte degli addetti ai lavori, di inquadrare questo artista soprattutto alla luce della sua vicenda personale (che forse è non così nota). Come se un fotografo fosse solo ciò che realizza e non derivasse umanamente e psicologicamente da un complesso sistema esistenziale che l’ha modellato suo malgrado, la figura di Newton ha sempre dovuto confrontarsi con una semplificazione palese, per certi versi preoccupante.
D’altra parte è sufficiente aver letto con attenzione la sua Autobiografia (pubblicata in Italia da Contrasto nel 2004), aver visitato a Berlino la Helmut Newton Foundation e, ancora, aver preso coscienza delle disavventure che hanno caratterizzato la sua vita per comprendere alcuni fattori fondamentali.

Il punto di partenza di un’analisi razionale e circostanziata dovrebbe, in tal senso, riguardare la condizione soggettiva di Helmut Newton nella Germania degli anni trenta. Il giovane Helmut (nato nel 1920) apparteneva a una famiglia ebraica laica, conduceva una vita tranquilla nell’ambito della media borghesia berlinese e di certo non avrebbe potuto immaginare che la sua appartenenza al popolo ebraico gli avrebbe creato gravissimi pericoli, proiettandolo, improvvisamente, nella terribile condizione del diverso, dell’emarginato e del perseguitato.
Sappiamo, come è andato il corso della Storia nel XX secolo: prima l’avvento atroce del nazismo, poi il delirio intollerabile delle leggi razziali (ed è bene sempre ricordarlo, le leggi razziali furono emanate anche in Italia), e infine la follia assoluta del tentativo di cancellare la presenza ebraica in Germania (e in tutta Europa), furono fattori che determinarono una spaventosa tragedia collettiva senza precedenti. Ma questa collettività (ebraica) umiliata e violentata era fatta da individui, da persone che conducevano una vita normale, che portavano avanti una quotidianità produttiva, intellettuale, artistica e culturale. E uno di questi individui era appunto Helmut Newton.
È il 1938 quando il diciottenne futuro fotografo di fama mondiale è costretto ad abbandonare la sua amata Berlino. Il suo viaggio per la ricerca di un futuro possibile, della salvezza, lo porterà a Trieste dove si imbarcherà su una nave. Un lungo tragitto lo condurrà prima a Singapore e poi, finalmente, in Australia, paese che lo ospiterà concedendogli la cittadinanza.

Da questo brevissimo resoconto della prima parte della vita di Newton si possono cogliere, dunque, innumerevoli spunti di riflessione che ci consentono di mettere a fuoco la sua dimensione umana e artistica con maggiore precisione.
Ciò che vogliamo in questo caso evidenziare, è che quella di Helmut Newton è una figura decisamente articolata che non può essere ridotta solo alla sua produzione fotografica. Se si legge, con concentrazione, la sua autobiografia si possono cogliere riflessioni esistenziali molto interessanti, anche collegate a un’autocritica feroce che lo stesso fotografo mette in atto, soprattutto in relazione al desiderio di notorietà e successo di cui egli stesso ammette di essere stato vittima. Ma il rovescio della medaglia di questo atteggiamento, era il fortissimo e gioioso desiderio di vivere, di inseguire il piacere, che lo portava a alimentare costantemente il suo immaginario erotico. Cos’è la sua ossessione per il mondo femminile se non la stilizzazione/sublimazione visuale di una smania vitalistica parossistica scatenata dalla volontà di negare con determinazione il tentativo (ad opera del potere nazista) di privarlo della sua identità e della sua dignità? Cosa rappresenta l’eros per Newton se non la chiave creativa per l’affermazione di sé e per esprimere un disperato e potente sentimento della percezione?

Queste domande-riflessioni non intendono collocare Newton in una luce inequivocabilmente positiva, così come non eliminano del tutto alcune perplessità sulla sua produzione fotografica, ma possono permetterci di avvicinarci a quest’artista considerandolo all’interno di una stratificazione umana e personale che non è riconducibile alla visione superficiale con la quale viene spesso liquidato.
Se andrete a vedere la mostra Helmut Newton. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes (Palazzo delle Esposizione, Roma, fino al 21 luglio 2013), cercate di prendere in considerazione tutti gli aspetti che hanno contraddistinto l’esistenza di questo fotografo e forse riuscirete a non fermarvi allo strato esteriore delle immagini, scoprendo un mondo, magari contraddittorio, ma ben più vasto di quello che si è portati a credere.

© CultFrame 03/2013

 

IMMAGINI
1 Helmut Newton. Winnie al largo della costa di Cannes, 1975. Dalla serie White Women. © Helmut Newton Estate
2 Helmut Newton. Rue Aubriot, French Vogue. Dalla serie White Women, Paris 1975. © Helmut Newton Estate
3 Helmut Newton. Da Maxim’s. Dalla serie Sleepless Nights, Paris 1978. © Helmut Newton Estate

INFORMAZIONI
Helmut Newton - White Women / Sleepless Nights/ Big Nudes
Dal 6 marzo al 21 luglio 2013
Palazzo delle Esposizioni, Roma / Via Nazionale 194, Roma / Call center 06.39967500
Oraio: martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 20.00 / venerdì, sabato: 10.00 – 22.30
Domenica: 10.00 – 20.00 / Chiuso lunedì
Biglietto: dal 12 marzo al 21 aprile 2013 intero € 8,00, ridotto € 6,00 / dal 23 aprile al 21 luglio 2013 intero € 12,50, ridotto € 10,00

LINK
Helmut Newton Foundation
Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

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