La migliore offerta. Un film di Giuseppe Tornatore

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo” scriveva Jorge Luis Borges e Virgil Oldman sembra riuscito a disegnarsi addosso il suo personale universo fatto di arte e solitudine. Ricchissimo, colto e raffinato, il maturo antiquario, nonché celebre battitore d’asta, vive in un microcosmo inaccessibile, interdetto a tutti, con una parziale eccezione per Billy, suo amico storico e “complice” in affari e il giovane Robert, abile restauratore di congegni meccanici, al quale pare riservare un’amicizia quasi paterna. Tutto il resto è, per Virgil, un gigantesco scenario sul quale muoversi con maniacale perizia nella sua professione e con gelido distacco nei rapporti interpersonali. Il suo vero, unico mondo è infatti quello che lui ha – con strabiliante perseveranza e senza badare a spese – costruito solo per se stesso: uno spazio in cui conservare inestimabili ritratti femminili dei più grandi pittori. Giovani donzelle, nobildonne, regine, popolane… nel suo harem fatto di quadri c’è spazio per tutte coloro che l’hanno sedotto al primo sguardo e che, riamate, hanno meritato un posto in quel sacrario in cui il genio dell’arte si sposa con il più puro sentimento d’amore, quello silenzioso e assoluto di una contemplazione che sfiora la sacralità.
Laddove nessuna donna in carne ed ossa è mai arrivata giungerà, inaspettatamente, una ragazza tanto misteriosa quanto inquietante che riuscirà, proprio con lui così ansioso di rifugiarsi nel sua solitudine, a trascinarlo nella suo isolamento popolato di ossessioni.

Seguendo il meccanismo di un thriller, Tornatore dipana la vicenda portando via – come per far riemergere il dipinto autentico sotto la patina del tempo e le pennellate di un falsario – gli strati dell’inganno. In un crescendo emotivo, sottolineato dalle enfatiche note di Morricone, Oldman resta, suo malgrado, intrappolato in quel sentimento così temuto e abilmente evitato del quale sconterà, per ingenua inesperienza, le più (im)prevedibili conseguenze. Così abile nello smascherare un falso in un’opera d’arte, Virgil sembra incapace di distinguere la verità in quella vita, vera, che non ha mai davvero esperito e Tornatore, sfruttando fino in fondo il cliché dell’uomo maturo che si smarrisce in un tardivo innamoramento, gli fa giocare una partita impari il cui esito è chiaro fin dalle prime scene.
Nel tentativo di non cadere nell’ovvietà del facile imbroglio della seduzione femminile, il regista siciliano aggiunge elementi che dovrebbero, così, nobilitarlo. Si lascia andare a fugaci, quanto superficiali, considerazioni sulla verità dell’arte, sciorina pensieri estemporanei sul labile confine tra il vero e il falso, si balocca con qualche effimera riflessione sul potere incantatorio della menzogna con il solo risultato di confondere la narrazione e, nel tentativo di voler dire troppo, sortisce l’effetto opposto.

Geoffrey Rush, da grande attore qual è, fa di Oldman un personaggio dal fascino dolente al quale sono, inevitabilmente, demandati la responsabilità e lo sforzo di sostenere tutto il film. A parte un comprimario d’eccezione come Donald Sutherland, Rush si trova a dividere la scena con altri interpreti incolori o sbiadite figurine di contorno come la legnosa Sylvia Hoeks, la cui incapacità interpretativa rende evidente, fin dalla sua entrata in scena, l’artificio del suo personaggio.
Le buone intenzioni di Tornatore, delle quali apprezziamo l’autenticità, si perdono in una macchinazione, non soltanto narrativamente disordinata ma anche meramente estetizzante che, come in un trompe l’œil, sembra più puntare sull’incanto dell’occhio che non sulla verosimiglianza degli eventi. Nel quadro multiforme e scomposto di questo film si intravede, e non proprio sottilmente, l’ordito del fittizio sottraendo allo sguardo il mistero e la fede, quella che, come scriveva Voltaire, “consiste nel credere non ciò che sembra vero ma ciò che sembra falso al nostro intelletto”.

© CultFrame 01/2013

 

TRAMA
Virgil Oldman è un uomo ricco, colto e solitario. Celebre antiquario e apprezzato battitore d’asta, vive riducendo al minimo i contatti umani. Ha solo due amici: Billy, con il quale fa anche “affari” e Robert, un giovane restauratore in grado di riparare qualsiasi congegno meccanico. Un giorno viene incaricato da una donna di effettuare una valutazione sul patrimonio di famiglia. La sua cliente si dimostra, da subito, piuttosto bizzarra. In preda ad una patologia ossessiva non esce mai dalla sua stanza e i contatti con Virgil avvengono o al telefono o dietro una porta chiusa. Il mistero di questa ragazza affascina, quasi suo malgrado, Oldman che, passo dopo passo, si troverà intrappolato in una misteriosa sfida che cambierà per sempre la sua vita.


CREDITI

Titolo: La migliore offerta / Regia: Giuseppe Tornatore / Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore / Fotografia: Fabio Zamarion / Montaggio: Massimo Quaglia / Scenografia: Maurizio Sabatini / Musica: Ennio Morricone / Costumi: Maurizio Millenotti / Interpreti: Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland / Produzione: Paco Cinematografica / Italia, 2012 /  Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia / Durata:124 minuti

LINK
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Sito ufficiale del film La migliore offerta di Giuseppe Tornatore
Filmografia di Giuseppe Tornatore
Warner Bros

5 commenti

  1. film affascinante,ti cattura sino al finale ;forse vagamente
    intuibile ma che comunque titrscina con se ,sullr ali di una struggente interpretazione dell’amore.da vedere1!!!!!!!!

  2. Sontuoso(complimenti tutto lo staff,italiano non per niente)intrigante,
    originalissimo nella storia,purtroppo con questa caratteristica cede
    come intreccio un po’ nel finale.Comunque da vedere senza riserve.

  3. belle le scene le luci ed interni, le musiche del maestro Moricone le ho trovate simili ad altri Suoi motivi tipo c’era una volta in America ,troppo lento e ripetitivo e la trsma scontatata già dall’inizio del secondo tempo..Geoffrey Rush eccellente!!

  4. Giuseppe questa volta la statuetta non Te la toglie nessuno, non c’è nessun TITANIC in uscita……..

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