Django Unchained. Un film di Quentin Tarantino

Il pistolero ha il nome di Piringo e la faccia di Quentin Tarantino. Ha il grilletto facile e la lingua lunga ed è così che si mette a raccontare una storia all’unico sopravvissuto di una mattanza al piombo. Il film è Sukiyaki Western Django, dirige Takashi Miike che, come il regista del Tennessee, voleva omaggiare il western all’italiana e il Django di Corbucci del 1966.
Tarantino ebbe così, nel 2007, con la pellicola giapponese, il suo “incontro ravvicinato” con il cult ispiratore del suo nuovo film che apre con le note di Luis Bacalov e la voce di Rocky Roberts, come nell’originale, per poi proseguire lungo un sentiero proprio e squisitamente tarantiniano.

Django è qui uno schiavo nero al quale viene restituita la libertà da un bizzarro tedesco, il Dottor Schultz, dentista e cacciatore di taglie, che lo condurrà non solo verso una vita priva di coercizione ma, soprattutto, verso la vendetta nei confronti di chi gli ha rapito l’amata moglie. L’avventura del protagonista è epica e romantica, violenta e rocambolesca e travalica di molto i confini dello spaghetti-western, andando oltre il “limite” di un genere per reinterpretarlo, shakerarlo e comporne un quadro eclettico di citazioni e omaggi che non hanno nulla di pedissequo ma, al contrario, sottolineano l’originalità di ogni singola trovata e fanno esplodere, in ogni inquadratura, l’estro autentico di un regista che del cinema ama in particolare il tocco dell’eccentrico, sa cogliere la gradazione del nuovo nella tradizione per convertirlo quasi in un segno di prodigio.

I film di Tarantino sono composti di tonalità che, alternandosi come su uno spartito, offrono al silenzio, alla musica e alle parole pari dignità; la stessa che si concede al frastuono di una sparatoria o alle grida di una lotta all’ultimo sangue. Quello che conta, infatti, è l’armonizzarsi dell’insieme, l’equilibrio degli accenti – non soltanto emotivi – che bilanciano orrore e amore, ironia e divertimento.
King Shultz, dietro i modi raffinati, è un pericoloso predatore e il suo eloquio forbito e il sottile umorismo, taglienti come lame, lasciano ben poco margine di difesa – anche solo verbale – al malcapitato interlocutore. Suo opposto (ma, forse, solo in apparenza) è Django, eroe sanguigno, dal gesto impavido che non teme più nulla dopo aver vissuto una vita incatenato alla barbarie della schiavitù. Una coppia tanto bizzarra quanto letale che non ha paura di avventurarsi in un territorio (non solo geografico) dove la crudeltà e la ferocia sembrano avere piena e legittima cittadinanza. Nel profondo Sud degli Stati Uniti, prossimi alla Guerra Civile, in un microcosmo chiamato – ironia della sorte – “Candyland”, Django e il bislacco dottore fanno il loro ingresso già in odore di sangue. All’inizio non è il loro che scorrerà ma l’incontro con lo spregevole negriero Calvin Candie, fin dalle prime battute, non lascia presagire nulla di buono.

Tarantino mette in campo attori di livello (Foxx, Di Caprio, Jackson ma, soprattutto, uno straordinario Walz) e lascia che si sfidino senza esclusione di colpi. Il regista, al pari dello spettatore, sembra così godere della rappresentazione che ci (si) offre, mettendo a confronto interpreti che provano la loro forza espressiva, emotiva, attoriale. E anche se questo, come ha dichiarato lo stesso Tarantino, è il suo film “più politico”, resta comunque un grande spettacolo, un incastro perfetto di toni visivi e narrativi. E’ un western, un dramma, una denuncia dell’oppressione e un urlo di libertà. Ancora una volta è il tono che, nel cadenzarsi, racconta la storia in crescendo fino a concludersi, nella suggestione del ricordo, con la musica di Lo chiamavano Trinità di Franco Micalizzi come a rinnovare, se ce ne fosse ancora bisogno, una “promessa di fedeltà” ad un personale e imprescindibile cinema di formazione.

© CultFrame 01/2013

 

TRAMA
Django è uno schiavo che viene liberato dal Dottor King Shultz, un dentista tedesco che è, in realtà, un cacciatore di taglie. Sulle tracce di spietati criminali Schultz decide di “addestrare” Django per averlo al suo fianco. Dopo aver assimilato a dovere i “trucchi” del mestiere, il giovane sente di essere pronto per andare a cercare e liberare l’amata moglie, venduta anni prima al mercato degli schiavi. Insieme al dottore si mettono sulle tracce della donna e arrivano alla tenuta di Calvin Candie, un negriero senza scrupoli circondato da altri spregevoli schiavisti: sarà l’inizio di una battaglia all’ultimo sangue.


CREDITI

Titolo: Django Unchained / Titolo originale: Id / Regia: Quentin Tarantino / Sceneggiatura: Quentin Tarantino / Fotografia: Robert Richardson / Montaggio: Fred Raskin / Scenografia: Jean Michael Riva / Interpreti: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo Di Caprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington / Produzione: A Band Apart, Sony Pictures, The Weinstein Company / Usa, 2012 / Distribuzione: Warner Bros. Italia / Durata:165’

LINK
CULTFRAME. Bastardi senza gloria. Un film di Quentin Tarantino di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. Grindhouse – A prova di morte. Un film di Quentin Tarantino di Nikola Roumeliotis
Sito ufficiale del film Django Unchained di Quentin Tarantino
Sito italiano del film Django Unchained di Quentin Tarantino
Filmografia di Quentin Tarantino
Warner Bros.

 

1 commenti

  1. l’ennesimo film in cui si fa largo uso letterale della violenza, della rabbia e di tutti i paraphernalia dei bassi istinti umani. se l’arte non va giudicata per i contenuti, possiamo farlo per la sua forma? pedante e scontato…

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