Love is All You Need. Un film di Susanne Bier

Nei Frammenti di un discorso amoroso Roland Barthes sottolineava il rovesciamento storico verificatosi nell’animo moderno per il quale l’indecenza non starebbe più nella sessualità, ma piuttosto nella sentimentalità. Love is All You Need è allo stesso tempo in linea con questa considerazione, per il modo in cui tanto l’amore quanto la libidine e l’infedeltà sono sdrammatizzati, e in aperta sfida nei confronti del discorso anti-sentimentale.

Una festa di matrimonio nello scenario incantevole e cartolinesco del golfo di Sorrento, la voglia di ricominciare a vivere dopo una grave malattia che però forse non è ancora debellata, un incontro coinvolgente che può cambiare la vita: questi sono solo alcuni degli ingredienti di questa commedia sentimentale, con tanto di singoli battiti cardiaci a ritmare i momenti più romantici, che però non rinuncia a momenti più riflessivi.

Le precedenti pellicole di Susanne Bier si distinguevano per la schietta ambizione con cui affrontavano temi ponderosi: in Dopo il matrimonio era questione di conflitti famigliari così come il più recente In un mondo migliore trattava i dilemmi morali della nonviolenza e le ambiguità della cooperazione allo sviluppo. Qui siamo di fronte alla precarietà dell’esistenza e delle relazioni umane trattate però con estrema leggerezza e con consapevoli concessioni al melenso e al ridicolo che si manifestano in modo particolare attraverso una fotografia paesaggistica convenzionale.

Love is all you need sembra voler essere un remake apocrifo di Mamma mia! con Dean Martin e I ricchi e poveri al posto degli Abba, l’Italia al posto della Grecia. Il film di Susanne Bier condivide con quello di Phyllida Lloyd anche la presenza di Pierce Brosnan, onesto e in parte, e la focalizzazione sulla figura della madre della sposa, qui la bellissima e autoironica Trine Dyrholm. Il film è in buona parte ambientato ed effettivamente girato in Italia con un cast in cui compare in una piccola parte anche Ciro Petrone (Gomorra). Dopo Italiano per principianti (2000) di Lone Scherfig, la commedia italo-danese trova in Love is All You Need un nuovo rappresentante.

© CultFrame 09/2012 – 12/2012

 

TRAMA
Ida ha da poco terminato un ciclo di cure per guarire da un tumore al seno, quale miglior momento per concedersi una vacanza con il marito? Coincidenza vuole che sua figlia abbia organizzato il suo matrimonio in Italia, nella magnifica villa di famiglia del suo futuro marito. L’occasione favorirà l’incontro-scontro tra Ida e il suo futuro consuocero, un incontro che potrebbe riservare esiti inaspettati.


CREDITI

Titolo: Love is All You Need / Titolo originale: Den skaldede frisør / Regia: Susanne Bier / Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen, Susanne Bier / Fotografia: Morten Søberg / Montaggio: Pernille Bech Christensen, Morten Egholm / Scenografia: Peter Grant / Musica: Johan Söderquist / Interpreti: Pierce Brosnan, Trine Dyrholm, Sebastian Jessen, Molly Blixt Egelind, Paprika Steen, Kim Bodnia / Produzione: Zentropa / Distribuzione: Teodora Film / Paese: Danimarca, Svezia 2012 / Durata: 112′

LINK
CULTFRAME. In un mondo migliore. Un film di Susanne Bier. Di Maurizio G. De Bonis
CULTFRAME. Dopo il matrimonio. Un film di Susanne Bier. Di Nikola Roumeliotis
Filmografia di Susanne Bier
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Teodora Film

 

2 commenti

  1. Il tuo sforzo lodevole (ed anche riuscito) di costruire un discorso su questo film (per me banale) di Susan Bier fornisce al lettore un esempio di interessante articolazione della critica cinematografica.
    Spesso non ci si rende conto che, noi critici, ci troviamo a dover scrivere di film modesti (come per me è con tutta evidenza quello della Bier). Il fatto che tu abbia tirato fuori Roland Barthes è un vero colpo di genio che fa funzionare un discorso critico difficile da impostare in maniera molto chiara e incontestabile.
    Ti devo fare i complimenti…

  2. Indubbiamente si tratta di un film molto leggero, e alla terza volta che si sente risuonare “That’s amore” è facile dubitare delle buone intenzioni dell’autrice, che comunque sa rivolgersi a un certo tipo di pubblico in modo assai trasparente e umoristico. La critica poi non può mai permettersi di essere banale come certi film, anche se non è facile!

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