The Collared Dove Sound. Un libro di Sabrina Ragucci e Giorgio Falco

La connessione tra scrittura e fotografia è territorio decisamente complesso e pericoloso sotto il profilo linguistico/espressivo. I tentativi di coniugare queste due forme di comunicazione spesso naufragano nell’abisso controproducente della sovrapposizione e della ridondanza. Peggio ancora quando tutto si riduce a un collegamento di tipo didascalico, sterile e fin troppo prevedibile. E allora non rimane altro che effettuare percorsi forse più semplici (non semplicistici) ma efficaci, in grado di edificare una sorta di spazio di connessione che prende forza proprio a causa della sua evidente, ma in verità finta, astrattezza.

Prendiamo il caso del libro intitolato The Collared Dove Sound. Si tratta di un’opera editoriale (MiCamera – lens based arts, Milano, 2012) nella quale le fotografie di Sabrina Ragucci, avvolgono in maniera non prevaricante un testo narrativo elaborato da Giorgio Falco (Se avessimo mangiato il dolce).  Il racconto di Falco si articola con toni eleganti, pacati e volutamente monocordi. Una famiglia (qualunque), un viaggio interrotto, notazioni sottotono di una “tragedia insignificante” che tocca l’apparente quiete di un anonimo nucleo sociale. Tutto sembra nascondere un desiderio di fuga provocato dall’alienazione contemporanea. Un viaggio verso il “piacere” è interrotto dal palesarsi improvviso del dolore, della pena di vivere. La struttura del racconto evoca il fluire (lineare) di un pensiero privo di emozioni estemporanee, si autocostruisce grazie all’accostamento, riflessione dopo riflessione, di piccoli tasselli che vanno a formare il quadro di un disagio tutto interiore.

Le immagini di Sabrina Ragucci sono basate sulla stessa logica poetico/espressiva. Le inquadrature della fotografa, per fortuna, non vogliono raccontare nulla (o meglio raccontano molto ma non in modo superficiale). Nessun “effetto shock”, nessuna descrizione, nessun ammiccamento nei riguardi del fruitore. Solo l’emersione dell’assenza, una lenta marea che conquista immagine dopo immagine la psiche di guarda.
Le opere di Sabrina Ragucci esprimono, dunque, un senso di straniamento attutito, devastante e profondo. Spazi vacui, scorci ambientali senza identità, un fragile albero che cerca di fuggire da un muro che lo sovrasta. Ed ancora: l’angolo di un’abitazione, una finestra, una parete scrostata, un corso d’acqua, una casa di campagna. Si tratta di impressioni visive raggelanti e parziali, raffigurazioni di una realtà immobile, agganciata a uno sguardo sfuggente senza certezze. La figura umana si palesa all’improvviso al centro dell’inquadratura. Pare più la manifestazione fantasmatica dell’animo di un individuo (qualunque) che la raffigurazione di un essere umano dotato di sentimenti tangibili. Tutto è bloccato, oggettivo, chiaro e algido. Un muro bianco è attraversato dalle ombre dei rami secchi di un albero. Questo è tutto quello che rimane del reale in un mondo sempre più vaporizzato e sospeso.

In talune immagini di Sabrina Ragucci sembra palesarsi il pensiero di Jean Baudrillard. Il dispositivo ottico (protesi tecnologica dell’impostazione mentale dell’autrice) si concentra, infatti, su alcuni particolari (un pezzo di una vettura, una siepe, una rete) relegando sullo sfondo la realtà. Si tratta di un’operazione creativa che si fonda su una ricerca tesa a sottrarre piuttosto che ad aggiungere. Così, quelle realizzate da Sabrina Ragucci sono immagini molto più (tragicamente) realistiche di quelle proposte da molto (superficiale) reportage contemporaneo. Il nostro sguardo riconosce, infatti, il tremendo nitóre del nulla che ci accompagna e la disperazione è ancora più forte proprio perché non manifestata, non urlata, non spettacolarizzata.

The Collared Dove Sound è un esperimento editoriale che affonda le sue radici in un’area artistico/comunicativa, attraversata negli ultimi decenni da artisti e scrittori, da musicisti e cineasti, nella quale la leggerezza impalpabile del visibile/ascoltabile è il rovescio della medaglia della ponderosità asfissiante del non visibile/non ascoltabile. A dimostrazione del fatto che la fotografia (e le arti visive tecnologiche in genere), più che comunicare tramite ciò che è in campo, si esprime attraverso ciò che l’inquadratura esclude, dunque attraverso allusioni.

© CultFrame 12/2012

 

IMMAGINE
© Sabrina Ragucci. Da The Collared Dove Sound

CREDITI
Titolo: The Collared Dove Sound / Autori: Sabrina Ragucci (immagini), Giorgio Falco (testi) / Editore: MiCamera – lens based arts / Curatori: Giulia Zorzi, Flavio Franzoni / Testo introduttivo: John Gossage / Book Design: Fabrizio Radaelli / Anno: 2012

LINK
Il sito di Sabrina Ragucci
MiCamera – lens based arts, Milano