Alì ha gli occhi azzurri. Un film di Claudio Giovannesi

Era il 2009 quando uscì il bel documentario di Claudio Giovannesi, Fratelli d’Italia che raccontava tre storie di ragazzi stranieri che cercavano, ciascuno a suo modo, un senso di appartenenza. Oggi, il regista romano, proseguendo un ideale percorso da quel lavoro, firma un lungometraggio che ha per protagonista uno dei giovani ai quali dedicò un episodio: Nader, egiziano nato a Roma.
Ora ha 16 anni, frequenta la scuola senza grande interesse ed è fidanzato con una ragazza italiana che, per la sua famiglia, vuol dire “tradire” le proprie radici religiose. L’aspro conflitto con i genitori porta il ragazzo a ribellarsi a quelle che vede come regole arbitrarie ma, al tempo stesso, a vivere sulla pelle il dolore di uno strappo affettivo che può (de)generare in una violenta e incontrollata confusione. In quel momento complesso e delicato come la crescita, sentire venir meno i propri punti di riferimento e le proprie certezze, significa anche arrancare alla ricerca di un equilibrio che si è troppo giovani per trovare del tutto ma abbastanza grandi per capire di averne bisogno.

Giovannesi segue, letteralmente, Nadir in una settimana cruciale per le sue scelte, e sta addosso a lui e agli altri protagonisti con una macchina da presa che vuole farsi invisibile per catturare la realtà senza artifici. Ci riesce, in parte, con la grana “sporca” della fotografia di Daniele Ciprì e con l’ambiente urbano nel quale i ragazzi si muovono tracciando traiettorie di vita lungo strisce d’asfalto, muri di cemento e squarci di mare che si aprono come ferite. Tra Ostia, la periferia romana e i binari della metropolitana, il regista racconta – con ispirazione Pasoliniana, come già nel titolo mutuato da Profezia –  il dolore e lo sgomento di Nadir cogliendo la verità del suo sguardo, entrando nella sua vera famiglia, filmandolo mentre abbraccia la sua vera fidanzata. Il cinema fa il suo ingresso nel reale quotidiano e tenta di restituirlo ma, stavolta, la finzione sta proprio nella pretesa di “narrarlo” in luogo di “guardarlo”. L’autenticità resta, allora, alla superficie delle intenzioni, si smarrisce in frettolose risoluzioni (la vendetta dei rumeni) e pervade il film di un senso acuto di irrisolto.

La confusione di Nadir, il suo lacerante oscillare tra il sentirsi italiano e il non poter non essere arabo, l’amicizia fraterna che lo lega all’amico Stefano e l’accecante gelosia che glielo fa odiare solo perché gli piace sua sorella, si mescolano in un disorientamento che va oltre la giusta collocazione dell’emotivo per invadere anche il campo narrativo e segnare il limite del film che, paradossalmente, mirando a raccontare per sottrazione finisce per voler dire troppo di un reale che non ha bisogno di aggiunte.

© CultFrame 11/2012

 

TRAMA
Nader è nato a Roma da una famiglia egiziana, vive ad Ostia, va a scuola svogliatamente e con il suo migliore amico Stefano condivide la discoteca, le bravate e qualche piccolo crimine. E’ fidanzato con Brigitte che è italiana e, per questo, osteggiata dal padre e dalla madre che vorrebbero per lui una futura sposa della stessa religione. Il conflitto con i suoi sfocia in una vera e propria fuga. Nader vorrebbe vivere a modo suo ma è diviso da un doppio e complesso senso di appartenenza. In una settimana il ragazzo dovrà affrontare ostacoli, anche pericolosi, tentando di comprendere la propria identità.


CREDITI

Titolo: Alì ha gli occhi azzurri / Regia: Claudio Giovannesi / Sceneggiatura: Claudio Giovannesi, Filippo Gravino / Montaggio: Giuseppe Trepiccione / Fotografia: Daniele Ciprì / Musica: Claudio Giovannesi, Andrea Moscianese /  Scenografia: Daniele Frabetti / Interpreti: Nader Sarhan, Stefano Rabatti, Brigitte Apruzzesi, Marian Valenti Adrian / Produzione: Acaba Produzioni con RAI Cinema / Distribuzione: BIM / Paese: Italia, 2012 / Durata: 99’

LINK
Filmografia di Claudio Giovannesi
Festival Internazionale del Film di Roma – Il sito
BIM