Un sapore di ruggine e ossa. Un film di Jacques Audiard

Cosa distingue le bestie dagli esseri umani quando il loro stare al mondo è ridotto ai minimi termini dell’istinto di sopravvivenza, al puro esercizio della violenza e della sopraffazione, alla cieca fame sessuale? Cosa distingue persone e animali quando il caso spinge la forma del loro corpo ad assomigliarsi, quando invece di deambulare, una persona menomata delle gambe si trova in casa a strisciare per terra quasi fosse un pesce fuori dall’acqua? Stéphanie è la donna-pesce, mutilata da un’orca, Alì una belva da combattimento, capace però, a volte, di usare una delicatezza che riporta Stéphanie con i due piedi, in carbonio, ben saldi sulla terra, nella posizione eretta dell’essere umano che riflette, ascolta, reagisce, ama.

Sapore di ruggine e ossa è un melodramma a sfondo sociale molto ben fotografato che pur ritraendo il dolore e la sventura più estreme ha il pregio di non risultare ricattatorio anche se le vite, l’amicizia e il sesso tra questi due reduci per cui la guerra non è mai finita non riescono mai veramente a toccare. Evitare il gioco della seduzione e del coinvolgimento inducendo lo spettatore a un certo distacco nei confronti del mondo squallido e lurido in cui si muovono i personaggi pur restando nei codici del melodramma è comunque un interessante esercizio estetico e linguistico che a Audiard riesce quasi fin verso la fine, attraverso dialoghi essenziali, un lavoro attento sui colori e sulle luci e un uso sapiente della musica techno commerciale.
Tuttavia alcuni elementi, soprattutto di sceneggiatura, risultano ridondanti e stonati: in primo luogo la vicenda lavorativa in cui viene coinvolto Alì e di riflesso la sorella non è coerente ed esprime un’accessoria esigenza di realismo “operaio” che il regista poteva tralasciare conservando intatto il carattere engagé del suo lavoro. In secondo luogo, tutta la parte finale della pellicola calca inutilmente la mano sul dramma e finisce per virare al patetico.

Ciononostante, il film ha alcuni meriti, quali un bel gruppo di attori e in particolare due protagonisti straordinari e misurati, e una regia che sa indugiare impudica sui dettagli del corpo di Stépanie-Cotillard, sui suoi moncherini creati ad arte dagli effetti speciali, sulle protesi, sul suo corpo ferito e nonostante ciò bellissimo. Il nostro sguardo si abitua così progressivamente all’asimmetria, all’assenza, si adatta alla legittimità di questa diversa forma dell’umano, del femminile, e tale delicatezza poetica rende il film un lavoro forse non originale ma comunque elegante.

© CultFrame 10/2012

 

TRAMA
Alì è un ragazzone spiantato e solo con un figlio di cinque anni che si rifugia nel Sud della Francia dalla sorella, anche lei male in arnese. Trovato un lavoro temporaneo come buttafuori di una discoteca, una notte Ali soccorre Stéphanie, che è rimasta coinvolta in una rissa. I due si rivedranno solo diversi mesi dopo, in  seguito a un incidente in cui Stéphanie, addestratrice di orche, ha perso le gambe. Nasce un’amicizia, forse un amore, mentre per entrambi le prove di resistenza fisica e psicologica sembrano non dover mai terminare.


CREDITI

Titolo: Un sapore di ruggine e ossa / Titolo originale: De rouille et d’os / Regia: Jacques Audiard / Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain dalla racconta di racconti omonima di Craig Davidson / Montaggio: Juliette Welfling / Musica: Alexandre Desplat / Fotografia: Stéphane Fontaine / Scenografia: Michel Barthélémy / Interpreti: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Armand Verdure, Céline Sallette, Corinne Masiero, Bouli Lanners / Produzione: Why Not Productions, Page 114, les Films du Fleuve / Distribuzione: BIM / Francia, Belgio, 2012 / Durata: 120’

LINK
CULTFRAME. Il profeta. Un film di Jacques Audiard di Maurizio G. De Bonis
Sito ufficiale del film Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard
Filmografia di Jacques Audiard
BIM