Reality. Un film di Matteo Garrone

Si libra nell’aria, come uno sguardo dall’alto, la macchina da presa di Garrone che ci conduce, in una carrozza d’oro trainata da cavalli agghindati, al prologo di una favola tragica.
Il folgorante incipit di Reality, infatti, solleva il sipario su una realtà che si impasta con la fiaba grottesca, si amalgama con il dramma del quotidiano e mette in scena una vicenda umana la cui tragedia filtra tra la farsa e il paradosso. Luciano Ciotola, un po’ guitto e un po’ clown felliniano, (tra)veste il suo sogno di un reale immaginario e finisce per abitarvi dentro, proprio come nella casa del Grande Fratello, dove così ardentemente desidera entrare.
Il pescivendolo napoletano, che sbarca il lunario tra i guadagni della sua bottega e una vendita truffaldina di robot domestici, si trova per gioco a partecipare ad un provino per il celebre show televisivo spinto soprattutto dal desiderio innocente della figlia più piccola, ma il tentativo di un giorno si trasforma in un’ossessione che sfocia ben presto in una sorta di malattia “esistenziale” che avvelenerà la sua vita.

Garrone punta, con questo film (vincitore del Gran Prix della Giuria allo scorso Festival di Cannes), al cuore di quella mania mediatica che i nostri tempi hanno condotto al parossismo e per raccontare la storia di Luciano, il regista romano sceglie una narrazione spuria in cui il reale e l’immaginario camminano sul filo degli eventi come equilibristi di quell’universo, variopinto e circense, che Garrone costruisce intorno al suo protagonista. In bilico tra ciò che accade veramente e quel che la sua fantasia desidera, Luciano perde, progressivamente, il contatto con tutti ciò che è concreto, proiettandosi sempre più in un futuro di fittizia celebrità.
Il sogno posticcio della fama televisiva – simboleggiato dall’ex concorrente del Grande Fratello, “eroe benedicente” di banchetti di nozze e “guest star” di serate in discoteca – è l’Eldorado del Terzo Millenio che, con la sua suggestione artificiosa del successo, porta a mettere in gioco tutto (financo la dignità), al fine di raggiungere quel, seppur sovente illusorio, traguardo.
La fissazione di Luciano si amplifica nello spazio in cui Garrone lo fa muovere e si declina nella musicalità straordinaria del dialetto napoletano, le cui note acute echeggiano nei vicoli del quartiere di Barra e rimbalzano tra le mura fatiscenti di condomini che, come praticabili abbandonati, sembrano vestigia di un patrimonio cinematografico (apertamente omaggiato) che necessita di essere salvato.

Il prodigioso talento di Aniello Arena (detenuto nel carcere di Volterra e da anni attore della Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo) fa di Ciotola un personaggio magnifico e dolente, che infonde in ogni espressione sfumature autentiche di comico e di tragico, di sgomento e di follia mentre, intorno a lui, un coro formidabile di comprimari scandisce, in crescendo, il tempo di una tragedia contemporanea. Garrone dirige un’eterogenea orchestra dove la fiaba grottesca e il documento moderno si alternano in un canto/controcanto in cui l’armonia si raggiunge anche, e soprattutto, nello stridere di due mondi opposti.
La visione di Reality si espande, così, oltre i confini del racconto, si converte in immagini in cui i lampi cromatici illuminano i contorni di un sogno mendace, si lascia cullare dalla seducente melodia di Alexandre Desplat e ci restituisce, con lucida amarezza, tutta la mestizia – non priva di una certa atrocità – di un’epoca che tenta di colmare, con un ingannevole miraggio, il proprio vuoto di senso.

© CultFrame 09/2012

 

 

TRAMA
Luciano Ciotola è un pescivendolo napoletano considerato da amici e familiari un vero “personaggio”. Estroverso e dotato di una straordinaria simpatia viene, per gioco, convinto dalla figlia a partecipare alle selezioni per entrare nella casa del “Grande Fratello”. Dal momento in cui viene chiamato a Roma per il provino, Luciano inizia ad essere ossessionato dall’idea di partecipare allo show. Progressivamente perde il contatto con la realtà, sempre più intrappolato nella sua fissazione.


CREDITI

Titolo: Reality / Regia: Matteo Garrone / Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso / Fotografia: Marco Onorato / Montaggio: Marco Spoletini / Musica: Alexandre Desplat / Interpreti: Aniello Arena, Loredana Simioli, Ciro Petrone, Nunzia Schiano, Nando Paone, Paola Minaccioni, Claudia Gerini / Produzione: Fandango, Archimede, Rai Cinema / Distribuzione: O1 Distribution / Paese: Italia / Durata: 115’

LINK
CULTFRAME. Gomorra. Un film di Matteo Garrone di Nikola Roumeliotis
Filmografia di Matteo Garrone
01 Distribution

2 commenti

  1. Interessante. Fotograficamente perfetto.E’ la malattia dell’oggi. Il dover apparire comunque vadano le cose. Non e’ vero, che oggi viviamo in una societa’ di comunicazione, come si sforzano di farci creder. Oggi, purtroppo, si vive in una societa’ di immagine. E il bellissimo film lo dimostra. Bravo Garrone.

  2. Dimenticavo di dire. dopo aver visto il film, ho letto la presentazione dello stesso, scritta da Eleonora Saracino. Complimente, rende perfettamente l’idea.

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