Chiara Samugheo – Fuori dal Set. Un libro a cura di Mauro Raffini

Edito in versione trilingue (italiano/inglese/francese) in occasione della mostra omonima organizzata dal Museo Nazionale del Cinema presso la Mole Antonelliana di Torino (dal 7 giugno al 23 settembre), il volume intitolato Chiara Samugheo – Fuori dal Set ripropone alcune delle immagini più significative realizzate per il cinema da colei che è stata una delle prime fotoreporter e fotografe italiane del dopoguerra a raggiungere fama internazionale.
Nata a Bari col cognome Paparella, scappata nel 1953 in Lombardia da un Sud dove il matrimonio era l’unico destino prospettato a una giovane di bella presenza, Chiara incontra Pasquale Prunas che diventa suo compagno di lavoro e di vita e le inventa il nome d’arte di Samugheo: si devono a Prunas, direttore de “Le Ore” e di “Sud”, e agli insegnamenti di Federico Patellani le prime fasi della sua attività, improntata a un fotoverismo che testimonia la vita della famiglia Mussolini a Predappio, le baracche e gli scugnizzi di Napoli, le carceri, i manicomi e, per la prima volta, il fenomeno delle “tarantolate” in Puglia.
Chiara Samugheo inizia poi, quasi per caso, una nuova carriera, quando Guido Aristarco decide di inviarla per “Cinema nuovo” alla Mostra del Cinema di Venezia con l’incarico di illustrare un reportage sui costi e i giochi di potere del Festival, per poi pubblicare in copertina un suo scatto dell’attrice Maria Schell: la fotografa diventa presto una delle più richieste dalle riviste di tutto il mondo, e deve mettere da parte altre forme di fotogiornalismo e di racconto sociale per immagini, concentrandosi sul mondo del cinema che in quegli anni sta rilanciandosi attraverso i suoi divi come macchina dei sogni che plasma l’immaginario collettivo. Così, quando Henri Cartier-Bresson bussa alla sua porta (andando letteralmente a trovarla a casa senza preavviso) per invitarla a far parte della prestigiosa agenzia Magnum, lei rifiuta perché ha già troppo lavoro, un servizio dopo l’altro. I due però si fotografano a vicenda, e il ritratto di lui figura oggi in copertina a una sua biografia firmata da Pierre Assouline.

È il fotografo Mauro Raffini, ideatore e curatore della mostra torinese, a ricostruire le coordinate biografiche del personaggio Samugheo, la cui fama è con gli anni declinata insieme allo star system che aveva contribuito a creare… Nel suo scritto introduttivo al volume Gianni Amelio ricorda d’aver vissuto da ragazzo il boom cinematografico del dopoguerra e che in quegli anni collezionava le copertine di giornali quali “Tempo”, firmate regolarmente dalla fotografa, cui attribuiva già allora un talento inconfondibile nel ritrarre i volti dei propri soggetti: una capacità di simpatizzare con gli attori per coglierne l’espressione più autentica che Amelio ha imparato essere anche parte fondamentale del lavoro del regista.
Di quest’attività di ritrattista sono esemplari i 130 scatti riprodotti nel catalogo, esito di una difficile selezione tra gli oltre 165000 conservati presso la casa-archivio della fotografa e nel fondo da lei donato nel 1996 all’Università di Parma. È proprio Paolo Barbaro (responsabile dello CSAC di Parma) a presentare il lavoro di Samugheo nel più corposo saggio del volume, sottolineando le specificità della sua pratica fotografica esercitata come professione coltivando una terza via tra l’artificiosità dei servizi realizzati per la promozione dei film e i sempre più formalizzati “scatti rubati” dei paparazzi.

Le immagini che hanno reso celebre Chiara Samugheo sono “fuori dal set” perché non si tratta di fotografie di scena e perché sono rarissime quelle realizzate in studio o con l’ausilio di luci artificiali. La fotografa si è prestata a un lavoro indispensabile per la costruzione delle icone del cinema, sapendo però restare fedele a un suo stile: trasmettere le sfumature tra il personaggio e la persona, riuscire attraverso lo sguardo (molti dei suoi soggetti guardano dritto nell’obiettivo, o ammiccano all’osservatore) a creare quell’intimità con il pubblico, per cui Samugheo è stata subito molto richiesta e amata dagli stessi protagonisti dei suoi scatti oltreché dai direttori dei giornali.
Nel catalogo le immagini sono suddivise come si trovano in mostra a Torino. La prima sezione, la più abbondante, è dedicata alle attrici e si può ben dire che nessuna delle grandi star degli anni Cinquanta/Settanta si è sottratta all’obiettivo della fotografa, dall’amica complice Claudia Cardinale, a Loren, Vitti, Mangano, Taylor, Fonda… Seguono gli attori, le coppie, i registi (ai quali è riservato il bianco e nero) e alcuni curiosi esperimenti grafici (come un servizio in cui Claudia Cardinale reinterpreta alcune storiche copertine de “Le grandi firme”) e fumettistici (come Tomas Milian nei panni di Corto Maltese).
Nell’insieme, queste fotografie permettono di compiere un viaggio a ritroso nell’“iconografia diffusa” degli anni d’oro del cinema italiano e internazionale, svelando caratteri e personalità non sempre prevedibili di divi e autori, come per esempio nei casi di Francesco Rosi che beve il caffè in un milieu borghese, di Marco Ferreri che gioca con una farfalla o di Alfred Hitchcock, che si fa immortalare in una serie di sbadigli e poi, in un cortile romano, si fa riprendere mentre spazza in terra con una scopa alla maniera delle apparizioni che faceva nelle sue pellicole.

© CultFrame 05/2012

 

CREDITI
Titolo: Chiara Samugheo – Fuori dal Set / Autore: a cura di Mauro Raffini / Testi: Alberto Barbera, Gianni Amelio, Mauro Raffini, Paolo Barbaro, Chiara Samugheo, Beatrice Bregoli / Editore: Silvana Editoriale / Anno: 2012 / Pagine: 144 / Fotografia: 130 / Prezzo: 28 euro / EAN 97888-3662396-9

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Silvana Editoriale

 

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