Stan Douglas: Midcentury Studio. Una mostra a Londra

L’artista canadese Stan Douglas viene spesso associato dalla critica al movimento di fotografia concettuale sviluppatosi a Vancouver, a cui appartengono Jeff Wall, Roy Arden e Rodney Graham, per citarne alcuni. Formatosi alla Emily Carr Institute of Art and Design, Douglas si è subito mostrato artista versatile e difficile da confinare in mere classificazioni. I suoi lavori spaziano attraverso mezzi diversi, dalla fotografia, alla video installazione, dal film alla televisione, rendendo labili i confini tra la costruzione di opere e la storia dell’arte e del cinema.

La sua ricerca non si ferma all’oggetto, ma investiga le modalità di percezione e le strutture narrative, siano esse visive o aurali. A volte, si appropria di lavori altrui per rilavorarne alcuni tratti, defamiliarizzare l’audience con gli originali, portarla a riflettere sulle relazioni dialettiche tra tecniche visive e narrative interne. In passato, Douglas ha utilizzato spezzoni di opere preesistenti, da Dario Argento ad Alfred Hitchcock, a Norman Foster, per offrire una riflessione sul fallimento del modernismo e una critica della realtà sociale odierna. Negli ultimi anni, la sua ricerca meticolosa e rigorosa si è rivolta a certe speranze e promesse utopiche del modernismo, ancora vive tra gli anni Cinquanta e Sessanta, rilavorandone concetti e spunti originali, fino a dislocare e destrutturare la narrazione primitiva. Nel suo ultimo lavoro, Midcentury Studio, presentato alla Victoria Miro Gallery di Londra, Stan Douglas si ispira ai fotoreporter attivi a Vancouver nell’immediato dopoguerra, specialmente a Raymond Munro, che, al servizio del tabloid Weekly Flash, in un magistrale servizio di giornalismo investigativo, aveva esposto la corruzione della polizia, immischiata e collusa in giri di prostituzione, droghe e malavita.

Molte delle foto di Stan Douglas ricordano scene desunte da un film noir o sembrano emergere direttamente da un archivio fotografico degli anni Cinquanta. In grande formato bianco e nero, con flash di luce quasi Hollywoodiana, che accentua la trama di volti e tessuti, le foto sono scattate in digitale e poi lavorate in camera oscura per ricatturare l’effetto vintage. Si tratta di singoli, perfetti momenti narrativi, la cui coreografia è studiata ai minimi dettagli, dal trucco, ai vestiti, dalle acconciature, alle suppellettili. Si va dalla rissa tra spettatori durante una partita di hockey, alla torsione delle mani dei giocatori di cricket, dalle volute elaborate di un’acconciatura femminile, al solito sospetto, stretto nel retro di una macchina della polizia. Douglas invita lo spettatore a seguire le investigazioni di un oscuro fotoreporter immaginario, spezzando e dislocando la narrativa, rendendo le immagini elusive e aperte ad altre possibili interpretazioni. Un’atmosfera di mistero resta sospesa nelle immagini, memorie di altri tempi che qui vengono magicamente riesumate. Tuttavia, si avverte anche l’assenza per ciò che è perduto, l’ossessione per un passato, la cui logica narrativa rimane difficile da seguire, ma le cui immagini patinate si fissano nella mente del visitatore anche oltre il momento espositivo.

© CultFrame 05/2012

 

IMMAGINI
1 © Stan Douglas. Suspect, 1950, 2010. Courtesy The Artist and David Zwirner, New York and Victoria Miro, London
2 © Stan Douglas. Hair, 1948, 2010. Courtesy The Artist and David Zwirner, New York and Victoria Miro, London

INFORMAZIONI
Stan Douglas: Midcentury Studio
18 aprile – 26 maggio 2012
Victoria Miro Gallery / 16 Wharf Road, Londra / Telefono: +44 (0)20.7336 8109
Orario: martedì – sabato 10.00 – 18.00 / Ingresso libero

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Victoria Miro Gallery, Londra