Cosmopolis. Un film di David Cronenberg

Cronenberg incontra DeLillo e l’impossibile si fa realizzabile, il teorico diventa materico, il mentale raggiunge il tangibile… Tutto questo accade in Cosmopolis ovvero in un mondo che è qui, e ora, ma potrebbe essere un altrove reale, tanto quanto ciò che noi tutti esperiamo, giorno dopo giorno.
La prosa dello scrittore italoamericano è densa e corposa, si addentra nei meandri della riflessione rilasciando suggestioni fisiche e metafisiche, demandando alla parola il compito di stordire o ipnotizzare evocando immagini che, sovente, si convertono in sconcertanti visioni profetiche. Un impianto narrativo, quello di DeLillo, profondo e “sonoro”, la cui trasmutazione (intesa come trasferimento del testo da un linguaggio all’altro) sembrerebbe impossibile. Eppure Cronenberg, che con la letteratura coltiva da sempre un’intensa liaison (vedi “Il pasto nudo” di Burroughs, “Crash” di Ballard), ha saputo maneggiare con cura una materia complessa e feroce riuscendo nella non facile impresa di realizzare un film che continua a sondare certe oscure profondità, come tratti peculiari del suo cinema, senza snaturare o alterare il nucleo pulsante della narrazione di DeLillo.

Nell’arco di un’intera giornata, il giovane miliardario Eric Paker, il cui puro capriccio di tagliarsi i capelli lo porta a spostarsi dall’altro lato di New York, traccia – attraverso l’espressione dei suoi desideri ossessivi e delle sue paure più recondite – una spietata parabola di (auto)distruzione e, nel contempo, di brutale consapevolezza dell’ineluttabile. Robert Pattinson riesce ad infondere al suo personaggio la giusta dose di vacuità e smarrimento, egoismo e vulnerabilità che fanno di Paker un monumento all’Io cybercapitalista. All’interno di una limousine, che qui si fa paradigma del guscio dell’essere, sfilano una serie di personaggi che, come davanti al loro “signore e padrone”, sono pronti a prostrarsi o a blandirlo ma, al tempo stesso, alla stregua dei tanti schermi installati nella macchina, a rimandargli, ferocemente, il riflesso della sua fine.

Cronenberg asciuga il testo originale di Cosmopolis, eliminando opportunamente ogni espediente tipicamente letterario, per concentrarsi sul potere, straordinario, della parola. I dialoghi (in gran parte fedelissimi a quelli del romanzo) scandiscono quella che sembra essere l’ultima liturgia dell’essere umano che, nel rito estremo della sua fine, vede sgretolarsi ogni certezza del suo credo.
Fuori da quella limousine, che traghetta Eric verso il suo destino, si consumano piccole, grandi tragedie pronte a diventare le crepe del mondo. Manifestanti che brandiscono topi come ultima e repellente merce di scambio, uomini che si immolano, terroristi che scagliano torte al posto delle bombe, cantanti-simbolo trapassati che “rivivono” in funerali-spettacolo… Tutto mina nella fondamenta un universo che sembra acquistare senso nella reiterazione dell’identico, che si nutre di se stesso, ed esprimendosi attraverso numeri e grafici, percentuali e statistiche, si mantiene in vita seguendo l’andamento, ondivago, del mercato in cui il volo in picchiata di una divisa, può trascinarlo. senza scampo, in un buco nero.
Eric, la cui lunghissima automobile, sembra trasformarsi, ora dopo ora, nel suo sarcofago di smalto e acciaio, attraversa non solo la città, ma tutto se stesso, fino all’ultima particella di fibra corporea: dall’orifizio sondato dal medico, fino ai muscoli tesi nella violenza e nel sesso che, come si legge nel libro, “ci smaschera…Vede dentro di noi. Ecco perché è così devastante”.
Di questo, infatti, si tratta: rovina, devastazione, la fine di tutte le cose. Con quell’inquietante talento profetico che gli appartiene, DeLillo ci racconta un mondo (già descritto in tempi non sospetti) che fagocita se stesso e che Cronenberg ha saputo rendere reale (e realistico) oltre la pagina scritta.

L’uso del digitale, la regia asciutta, la studiata simmetria del campo/controcampo e i bagliori cromatici che sembrano sempre sul punto di esplodere oltre i contorni  che delineano uomini e oggetti, fanno di Cosmopolis la partitura perfetta di una disperata sinfonia. Cerebrale, disturbante, non di facile lettura o ascolto, il film del regista canadese dimostra come (e quanto) l’arte possa osare, accostando i linguaggi, fondendoli in un lessico “altro” in cui passa, sottopelle, il brivido della premonizione perché, anche qui, come nella fantascienza di eXistenZ  “Devi partecipare al gioco per scoprire perché partecipi al gioco. E’ il futuro!”

© CultFrame 05/2012

 

TRAMA
Eric Paker è un Golden Boy dell’alta finanza. A bordo della sua limousine decide di attraversare tutta New York per andare a tagliarsi i capelli dall’altra parte della città. La visita del Presidente degli Stati Uniti paralizza l’intera Manhattan mentre i manifestanti creano disordini in ogni quartiere. L’andamento dello yen, intanto, fa entrare in fibrillazione i mercati e l’era del capitalismo sembra precipitare verso la fine. Inoltre una minaccia “attendibile” grava sull’incolumità di Paker che, a bordo della sua lussuosissima automobile, sta consumando le 24 ore più importanti della sua esistenza.


CREDITI

Titolo: Cosmopolis / Titolo originale: Id. / Regia: David Cronenberg / Sceneggiatura: David Cronenberg dall’omonimo romanzo di Don DeLillo / Fotografia: Peter Suschitzky / Montaggio: Ronald Sanders / Scenografia: Arv Grewal / Costumi: Denise Cronenberg / Musica: Howard Shore / Interpreti: Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Samantha Morton, Paul Giamatti, Mathieu Amalric / Produzione: Alfama Films, Prospero Pictures / Distribuzione: O1 Distribution / Paese: Francia, Canada, 2012 / Durata: 108’

LINK
CULTFRAME. Maestri del Cinema. David Cronenberg. Di Simone Vacatello
CULTFRAME. A Dangerous Method. Un film di David Cronenberg. Di Maurizio G. De Bonis
CULTFRAME. A Dangerous Method. Intervista al regista David Cronenberg. Di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. La promessa dell’assassino. Un film di David Cronenberg. Di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. A History of Violence. Un film di David Cronenberg. Di David Arciere
CULTFRAME. Il demone sotto la pelle. Il film di David Cronenberg in Dvd. Di m.g.d.b.
Sito ufficiale del film Cosmopolis di David Cronenberg
Filmografia di David Cronenberg
01 Distribution

2 commenti

  1. Voglio essere chiaro:Ho letto con attenzione questo intervento critico e lo condivido, è ben scritto, le riflessioni sulle due arti che si fondano (scrittura e cinema, ma non è la prima volta)sono degne di essere sottolineate per la maestria di Cronenberg, ma il film si dipana in una sorta di duello corpo a corpo, esaltante e teatrale (il protagonista “duella” continuamente con un altro personaggio e se si esclude la scena dal barbiere noi vediamo sempre solo due personaggi alla prova dei dialoghi serrati di Don DeLillo.E’ qui che mi preme segnalare ciò che manca in questa recensione; la grandissima prova d’attore di Paul Giamatti che si fa apprezzare per un “cammeo” esaltante non solo per la recitazione ma per quello che significa nella storia stessa e cioè l’atto finale , la nèmesi del protagonista. rivedere per credere!

  2. …a proposito di Paul Giamatti, chi pensasse di cedere alla tentazione di vedere al cinema il musical Rock of Ages con il pretesto che nel cast figura anche lui, eviti di cadere nell’insidiosa trappola! Il povero grande Paul, nonostante il suo strepitoso look da manager laido di rock band fine anni ’80, non è una ragione sufficiente per sorbirsi un musical prolisso e moscio.

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