Still and Forever. Mostra di Ori Gersht

Affascinanti, bellissime, ma al contempo ambiguamente inquietanti, sottilmente segnate dalla morte, dal dolore, dalla violenza. Mai, come nel caso delle immagini  di Ori Gersht (nato a Tel Aviv, ma residente a Londra ) si siamo trovati di fronte a opere così formalmente meravigliose e così profondamente attraversate da una dualità che le fa oscillare tra il meraviglioso e il terribile. Un terribile sottile, mai ostentato, ma celato come un retrogusto amaro che piano piano avanza, rimane e dilaga.
Dal 2006 Gersht crea opere basate su dipinti di nature morte del Seicento e del Settecento spagnolo e fiammingo, il cui la bellezza un po’ appassita dei fiori e dei frutti era un’allegoria della fragilità umana, una riflessione sul tempo e sul suo ineluttabile trascorrere. Dunque egli, già in partenza, ci mostra immagini in cui bellezza e morte sono indissolubilmente legate, ma che col tempo hanno perso il loro messaggio allegorico, ormai  dimentichi che noi rallegriamo i nostri occhi alla vista di fiori tagliati e decapitati da crudeli cesoie, la cui agonia è prolungata dall’immersione nell’acqua. Ebbene egli, come per ridare nuovamente senso a queste opere in cui il tempo ha agito offuscandone il significato, lo riporta alla luce facendo letteralmente esplodere tali nature morte dall’interno. Le uccide con la nitroclicerina per farne nuovamente emergere il dolore in un parossismo di magnificenza e terrore. E noi, anziché soffrire di fronte a tanta gratuita violenza e all’atroce disintegrarsi di petali e rami che volano nell’aria lentamente, rimaniamo colpevolmente ipnotizzati davanti alle sue immagini di sconvolgente bellezza.

A ragione dunque, il critico David Chandler (nel testo che accompagna la mostra) rievoca i fatti dell’11 settembre in relazione al suo lavoro. Quel giorno, così come nei giorni successivi, milioni di spettatori in tutto il mondo rimasero infatti bloccati davanti ai televisori guardando e riguardando l’abbattimento delle torri del World Trade Centre. Certo, tali immagini sono state viste e riviste nel tentativo di capire un evento inaspettato e impensabile, ma hanno anche suscitato (come le immagini di quest’autore) una sensazione di fascinazione mista a paura, un che di terribile ed eccitante al contempo. Che la ricerca di Ori Gersht rimandi a sua volta  a situazioni di conflitto e di minaccia lo si comprende ancora meglio di fronte all’opera video Big Bang (2006). Qui l’artista crea una composizione floreale che si rifà liberamente a un quadro di Henri Fantin-Latour. Tutto è immobile, tutto pare perfetto e cristallizzato in un tempo eterno, ma nel frattempo si ode il suono penetrante di una sirena che aumenta lentamente d’intensità. E’ la sirena che ferma tutti gli israeliani in un momento di raccoglimento per commemorare il giorno della memoria, per ricordare i milioni di ebrei uccisi nella Shoah. Poi si ode un canto e d’improvviso il vaso esplode, volano i petali, schizzano nell’aria per ridiscendere lentamente, come se l’artista avesse voluto usare lo stesso meccanismo filmico del ralenti utilizzato per far vedere meglio gli eventi catastrofici.

Il paradigma di una bellezza che cela l’orrore, o può venire sconvolta da un dramma imprevedibile e sempre in agguato, segna anche l’altra serie di fotografie presenti in questa mostra: Chasing Good Fortune. Si tratta di immagini ancora una volta affascinanti che hanno come tema la fioritura dei ciliegi in Giappone. Effimero e fragile, presto portato via dal vento, il fiore di sakura  indica l’”impermanenza”, rievoca la transitorietà delle cose e delle persone legate le une alle altre dal continuo trascorrere del tempo. Ancora la spuma/ e il rimpianto, lieve/ oh, fiori di ciliegio!, si trova scritto in un haiku  del Settecento. Vi viene espresso il senso della transitorietà della bellezza e della gioventù che trascorrono rapide nel tempo della vita simili alle nuvole dei ciliegi in fiore, i cui petali si staccano spinti dalla brezza. Già ma qui, nell’opera di Gersht, i petali dei ciliegi in fiore cadono sul terreno contaminato di Hiroshima indifferenti alla catastrofe che ha segnato questa città. E poi, questi  fiori “innocenti”, in quanto simboli di una morte ideale, lontana dall’attaccamento a questo mondo, non sono forse divenuti a loro volta il simbolo dei kamikaze? Se in Israele è stato piantato un albero per ogni  “Giusto” che ha salvato anche solo un ebreo dalla Shoah, in Giappone, per converso, veniva piantato un ciliegio per ogni aviatore che immolava la sua vita per procurare altre morti.

Ancora una volta l’opera di Gersht crea una scarto nella realtà, ne devia il senso apparente. Si confronta con un’ambiguità profonda e la fa emergere immagine dopo immagine usando in modo sperimentale e innovativo tecniche profondamente fotografiche. Se nella serie Blow Up e Time After Time la fotografia non congela più l’attimo, ma la frazione della frazione di un attimo, in Chasing Good Fortune egli affronta il problema della luminosità: sceglie di fotografare nell’oscurità, così come oscuro è stato il tempo di Hiroshima, fino a creare immagini misteriosamente seducenti, velate da una decadenza pittorialista che ricorda le opere realizzate con l’autocrome.  Ma anche in questo caso, queste sue affascinanti immagini sospese in un tempo indefinito suscitano un che di inquietante: guardandole da vicino la compattezza della grana fotografica appare sgretolarsi, come segnata fa un processo di  dissoluzione. Alla fine ci si rende conto che tutto il suo lavoro è un profondo e paradossale  monito a non dimenticare che il male e il dolore sono sempre in agguato e si celano spesso dentro di noi, magari  nascosti dietro  apparenze seducenti.

© CultFrame 03/2012

 

 

IMMAGINI
1 © Ori Gersht. Untitled, 2007 (Blow Up series). Light jet print, cm 180 x 240
2 © Ori Gersht. Big Bang, 2006. Digital video, color, sound – durata: 4’23”
3 © Ori Gersht. Untitled, 2006 (Time After Time series). LVT print, cm 40 x 30

INFORMAZIONI
Ori Gersht. Still and Forever
Dall’1 marzo al 4 aprile 2012
Brand New Gallery / Via Farini 32, Milano / Telefono: 02.89053083 / info@brandnew-gallery.com
Orario: martedì – sabato 11.00 – 13.00 e 14.30 – 19.00 / Ingresso libero

LINK
Brand New Gallery, Milano