La sorgente dell’amore. Un film di Radu Mihaileanu

Un gruppo di giovani e brave attrici franco-maghrebine tra le più affermate (Leïla Bekhti, Hafsia Herzi e Sabrina Ouazani), costumi orientaleggianti colorati, paesaggi rupestri, balli rurali (con canti scritti dal regista stesso), tante buone intenzioni e una valanga di cliché sono gli elementi principali del nuovo film del regista di Train de vie e Il concerto. Si tratta di una favola al profumo d’oriente ambientata in una comunità afflitta da due grossi problemi: la siccità e un atavico sessismo. Mentre gli uomini, con qualche rara eccezione, bevono e fumano in paese, le donne hanno per tradizione il compito di procurarsi l’acqua da una sorgente collocata in cima a un monte impervio. Lo Stato tarda ad installare un pozzo più accessibile e così le donne si dannano su e giù dalla rupe con il risultato che molte subiscono aborti spontanei o partoriscono figli morti. Come se non bastasse ciò attira loro anche l’accusa di essere sterili o maledette.

Benché il regista abbia dichiarato di essersi ispirato a fatti realmente accaduti una decina di anni fa in Turchia, La sorgente dell’amore è in realtà ambientato in una dimensione temporale e geografica se non completamente astratta quanto meno molto vaga: una scritta iniziale colloca infatti la vicenda “in un piccolo villaggio del Maghreb o della penisola araba” in un tempo in cui le tradizioni più arcaiche convivono con l’uso dei cellulari. Questa astrazione permette di recuperare il nucleo narrativo che fu già della Lisistrata di Aristofane – le donne che fanno lo sciopero del sesso per raggiungere uno scopo – e di rimetterlo in scena affrontando ad arte tutta una serie di luoghi comuni relativi all’esperienza femminile in una società patriarcale e tradizionalista di religione islamica: il dominio maschile, la superstizione, il culto dell’onore e della verginità, la questione del velo, il mito dell’amore romantico.
Questo tipo di operazione apparentemente astratta in realtà non è totalmente sciolta dal contesto in cui vive e lavora Mihaileanu, regista rumeno ormai trapiantato in Francia. L’opinione pubblica d’oltralpe è infatti regolarmente coinvolta in dibattiti e polemiche sulle politiche di integrazione, sul rapporto tra laicità dello stato e diversità religiosa, con particolare riferimento al pericolo dei cosiddetti ripiegamenti identitari, soprattutto nelle comunità islamiche. Non di rado le donne sono al centro di questo tipo di discussioni politiche, a volte anche strumentalizzate e utilizzate a fini anti-islamici.

Il film utilizza anch’esso le donne come oggetto narrativo, collocandosi democraticamente dalla parte delle loro rivendicazioni libertarie e pacifiste e a favore di un islam moderato che legge e interpreta i testi sacri in modo non sessista. La sorgente dell’amore non è un lavoro islamofobo ma piuttosto una favolesca sintesi ecumenica e conciliatoria che ha l’accortezza di non peccare di manicheismo pur rimanendo estremamente schematico anche nel modo in cui evita di fare di tutte le donne delle eroine e di tutti gli uomini delle carogne.

© CultFrame 03/2012

 

TRAMA
Nel villaggio, le donne hanno il compito di procurarsi l’acqua presso una fonte che sgorga in un luogo impervio e distante dalle loro case. Per ottenere dagli uomini aiuto e collaborazione la giovane Leila propone di portare avanti uno sciopero del sesso, che in un primo tempo susciterà la diffidenza di alcune tra le donne ma si rivelerà poi l’unico mezzo per far sentire la proprie ragioni…



CREDITI

Titolo: La sorgente dell’amore / Titolo originale: La Source des femmes / Regia: Radu Mihaileanu / Sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Alain-Michel Blanc / Montaggio: Ludovic Troch / Musica: Armand Amar / Interpreti: Leïla Bekhti, Hafsia Herzi, Hiam Abbass, Saleh Bakri, Sabrina Ouazani, Mohamed Majd / Fotografia: Glynn Speeckaert / Produzione: Elzévir Films, Europa Corp., Indigo Film / Distribuzione: Bim / Belgio-Italia-Francia 2011/ Durata: 135’

LINK
CULTFRAME. Il concerto. Un film di Radu Mihaileanu
Filmografia di Radu Mihaileanu
BIM