Magnifica presenza. Un film di Ferzan Ozpetek

Presenze “magnifiche” si aggirano in una vecchia casa nel cuore di Monteverde, sullo sfondo di una Roma che, per l’occasione, si fa variopinta ed eccentrica. Sono fantasmi di un passato lontano che ormai sembra smarrito nel ricordo dei più, vaga reminiscenza di un mondo e di un’arte caduti nell’oblio. Dopo il melò, a lui caro, Ferzan Ozpetek ritorna alla leggerezza della commedia, con la quale si era già cimentato in Mine vaganti, provando ad ampliarne la visione e a spingersi oltre, anzi… nell’aldilà. E per farlo elargisce a piene mani simboli e metafore: la vita e la morte, la realtà e la finzione, l’arte e l’artificio.
I fantasmi di Ozpetek non sono ectoplasmi che passano attraverso i muri o coperti di bianche lenzuola a brandir catene nella notte, ma uomini e donne (quasi) in carne ed ossa in cerca di qualcuno che continui a scrivere la loro storia. Sul palcoscenico – immaginario e non –  che separa ma, nel contempo, unisce l’universo dei vivi con quello dei trapassati, il regista turco fa sfilare i suoi protagonisti ma, nel tentativo di (de)scriverli nella bizzarria del paradosso, finisce per farli scivolare nel ridicolo.

La sceneggiatura che, nelle intenzioni, voleva  attingere, con grazia e leggerezza, al senso dell’assurdo come stile narrativo, perde di significato affastellando, scena dopo scena, situazioni e personaggi la cui eterogeneità si converte qui in un colorito guazzabuglio. Gli omaggi e le citazioni si susseguono ma, in luogo della leggiadria del richiamo, il film si indebolisce nel rimando grossolano alle suggestioni letterarie e cinematografiche. Così come non è sufficiente esasperare una prospettiva per essere Dalì, qui non basta lasciarsi andare ad un eccesso cromatico per diventare Almodovar. Magnifica presenza tenta di imboccare più di una strada ma finisce per non arrivare in fondo a nessuna. Il sogno artistico del protagonista si mescola e si confonde tra i diversi livelli narrativi che Ozpetek vuole esplorare e, nonostante Elio Germano riesca ad infondere al suo Pietro l’autenticità di un ingenuo smarrimento, l’atmosfera degli eventi resta, inesorabilmente, alla superficie del grottesco.

Gli escamotage del racconto, che dovrebbero sottolineare l’originale stravaganza di una trovata, si sviliscono in insensati stratagemmi, raggiugendo l’acme dell’assurdo nella scena della Badessa e in quella dello “svelamento” (più che prevedibile) di un’antica infamia. Nell’ordito di questo patchwork si inseriscono le note, trascinanti e suggestive, di una colonna sonora – come sempre scelta ad arte – che funge da raffinato involucro di una pellicola che non mantiene ciò che sembra, inizialmente, promettere poiché lo stile, come ebbe a dire Proust, “non è affatto un abbellimento” o “una questione di tecnica” ma una “qualità della visione” e come tale originale, autentica, onesta; rivelatrice di un’ispirazione personale – condivisibile o no – che non ha bisogno di guardare, ammiccando, altrove per affermare se stessa.

© CultFrame 03/2012

 

TRAMA
Pietro arriva a Roma, dalla Sicilia, per realizzare il sogno di diventare attore, intanto si guadagna da vivere facendo i cornetti di notte. Aiutato dalla cugina Maria, donna vivace ed estroversa, risce a sistemarsi in un appartamento d’epoca che, ben presto, rivela la presenza di altri “abitanti”. Questi ingombranti coinquilini, con i quali Pietro instaurerà un singolare rapporto, cambieranno la vita del giovane e lo porteranno sulle tracce di personaggi di un lontano passato simbolo dell’immortale passione dell’arte.


CREDITI

Titolo: Magnifica presenza / Regia: Ferzan Ozpetek / Soggetto e sceneggiatura: Federica Pontremoli, Ferzan Ozpetek / Interpreti: Elio Germano, Paola Minaccioni, Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Cem Ylmaz, Claudia Potenza, Andrea Bosca / Fotografia: Maurizio Calvesi / Montaggio: Walter Fasano / Musica:Pasquale Catalano / Scenografia: Andrea Crisanti / Produzione: Fandango e Faros Film con Rai Cinema / Distribuzione: 01 Distribution / Paese: Italia, 2012 / Durata: 105’

LINK
CULTFRAME. Saturno contro. Un film di Ferzan Ozpetek di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. Spot AIRC diretto da Ferzan Ozpetek di Alicia M. Huberman
PUNTO DI SVISTA. Mine vaganti. Un film di Ferzan Ozpetek di Eleonora Saracino
Filmografia di Ferzan Ozpetek
01 Distribution

 

3 commenti

  1. Stile come qualità della visione. Un ottimo punto di partenza per avvicinarsi all’interpretazione di un testo audiovisivo, ma anche a un’immagine fotografica. Il problema è che appare sempre più difficile nella produzione artistico-visuale contemporanea fare riferimento a questo concetto. Tutto ormai è standardizzato e modaiolo.
    Si tende infatti ad adottare uno stile non come conseguenza di una qualità della visione autonoma ma come una qualità della visione che sia riconoscibile. Un problema serio.

  2. citare proust per criticare ozpetek: fin troppa roba, ma almeno una recensione onesta in mezzo ad un desolante coro di indulgenza interessata

  3. “Coro di indulgenza generalizzata”. Si Giovanni hai ragione, ma come tu sai Cultframe – Arti Visive non ha mai accettato questo “sistema acritico”.
    In questo Paese, addirittura in ambito artistico (pensa un po’), è sempre più difficile veicolare idee non convenzionali e non conformistiche.
    Per fortuna, il nostro spazio critico è libero, così come i nostri redattori.

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