La mer à l’aube. Un film di Volker Schlondörff. 62° Berlinale. Panorama

Guy Moquêt non aveva ancora diciotto anni quando nell’ottobre del 1941 fu fucilato per rappresaglia contro l’attentanto di un ufficiale nazista insieme ad altri 149 prigionieri politici. Nella figura di questo giovane comunista, oggi la Francia riconosce trasversalmente un martire civile: Sarkozy ha voluto che nelle scuole ogni anno se ne ricordasse il sacrificio con una lettura della lettera scritta alla famiglia prima di morire. Ma il film di Volker Schlondörff non si limita a mettere in scena la figura di Moquêt allargando lo sguardo sui 26 prigionieri del campo di Choisel che vennero trucidati insieme a lui, interpretati da un bel gruppo di attori che assumono l’aspetto di vere e proprie icone resistenziali.
Il breve lasso di tempo che va dall’attentato all’esecuzione è inoltre ricostruito intrecciando le vicende degli internati con quelle del quartier generale nazista a Parigi e con la storia di un giovane soldato della Wermacht che si troverà a far parte del plotone d’esecuzione. Lo sguardo del regista abbraccia quindi un ampio spettro di punti di vista restituendo una visione prismatica di questo episodio, ancorata oltretutto a diverse fonti storiche, storiografiche e narrative come per esempio le ultime lettere dei condannati a morte del campo di Choisel.

Quello di Schlondörff è infatti da sempre un cinema fortemente legato all’universo della scrittura ma nel tempo questo rapporto è mutato e le trasposizioni di romanzi più o meno riuscite (Il giovane Törless, Il tamburo di latta, Il racconto dell’ancella…) hanno lasciato il passo all’utilizzo di testi non esclusivamente letterari come nel caso dello sconvolgente Il nono giorno (2004) ispirato al diario di prigionia di Jean Bernard, prete ucciso a Dachau.
Anche nei diversi livelli narrativi de La mer à l’aube i personaggi si stagliano su un orizzonte letterario: uno dei protagonisti è lo scrittore e colonnello nazista Ernst Jünger che sulla rappresaglia scrisse un memorandum, la figura del soldatino tedesco riprende il protagonista del racconto “Il legato” di Heinrich Böll e i giovani reclusi Claude Lalet e Moquêt recitano alle compagne di prigionia poesie di Louÿs e Lamartine.
Attraverso la letteratura il regista ricostruisce quindi un immaginario, un linguaggio, un’epoca e gli universi estetici in cui erano immerse le élite politico-militari sui due fronti avversi. Il rigore e la profondità della ricostruzione storica bilanciano l’estetica stilizzata di un film evidentemente concepito per la televisione francese e tedesca, le cui immagini presentano un eguale nitore intellettuale e visivo.

© CultFrame 02/2012

 

TRAMA
Nell’ottobre del 1941, un gruppo di militanti comunisti progetta e compie un attentato ai danni di un ufficiale nazista a Nantes. Per rappresaglia, l’esercito tedesco riceve l’ordine di fucilare 150 prigionieri politici comunisti ed ebrei, tra cui il diciassettenne Guy Moquêt rinchiuso nel campo di Choisel per aver diffuso volantini di contro-propaganda. La violenza dell’operazione suscita perplessità e sconcerto anche all’interno della stessa Wermacht.

CREDITI
Titolo: La mer à l’aube / Titolo originale: Das Meer am Morgen / Regia: Volker Schlondörff / Sceneggiatura: Volker Schlondörff / Fotografia: Lubomir Backchev / Montaggio: Susanne Hartmann / Scenografia: Stéphane Makedonsky / Interpreti: Léo Paul Salmain, Ulrich Matthes, Martin Loizillon, Jacob Matschenz, André Jung, Jean-Pierre Darroussin / Produzione: Les Canards Sauvages, Provobis Film GmbH / Paese: Germania, Francia / Anno: 2011 / Durata: 90’

LINK
CULTFRAME.  Berlinale 2012. 62. Festival Inernazionale del Cinema di Berlino. Il programma
Filmografia di Volker Schlondörff
Berlinale – Il sito