The Iron Lady. Un film di Phyllida Lloyd

La capacità mimetica di Streep è impressionante, l’adesione fisica, somatica, financo neurologica al famoso modello è impeccabile: pare un replicante. Il Golden Globe, seppur prevedibile e scontato, è pienamente legittimo e giustificato, perché lei è grande, bravissima. E la recensione de The Iron Lady potrebbe (dovrebbe) terminare qua, poiché non vi è molto altro da aggiungere. Ma le convenzioni pretendono che mi dilunghi a scrivere del resto, ed il resto è poca cosa.

La regista Phyllida Lloyd, forse memore dell’eccellente prova della Streep nel canterino Mamma Mia, affida completamente il film alla propria interprete, isolandola in un vuoto drammaturgico rotto soltanto da alcuni flashback “sociopolitici” fulminei e confusi. Così come Eastwood con J. Edgar (con le dovute, enormi differenze, per carità), anche la Lloyd sceglie un taglio personale, intimo, relegando in secondo piano la Thatcher politica, la “Lady di Ferro”. È la via più facile al biopic, tralasciare la lettura politica del personaggio, che potrebbe risultare controversa e magari indigesta per qualcuno, e concentrarsi sul privato, più gustoso anche per coloro che non hanno mai letto un quotidiano e adatto a tutti i gusti. La Thatcher afflitta da demenza senile, che compra il latte dal pizzicagnolo e straparla con il marito defunto, un Broadbent inutilmente puerile, e rievoca brevi flash del proprio passato pubblico, l’ascesa, la diffidenza dei colleghi maschi, l’affermazione, le battaglie in nome del “libero mercato”.

Peccato che sia la Thatcher a giudicare la Thatcher: l’intero film ha un unico punto di vista, quello della protagonista. La sceneggiatura della pur brava Morgan e la regia della Lloyd rinunciano a qualsiasi tentazione critica, ad ogni differenziazione del punto di vista, rasentando pericolosamente il confine con l’agiografia. Una celebrazione della forza muliebre, un “trionfo della volontà” che glissa sulle disastrose conseguenze sociali (che stiamo pagando tutt’oggi come tributo all’idolatria per il liberismo) e che tende all’assoluzione della protervia mediante la rappresentazione della debolezza. La Thatcher è sola, nella vita e sullo schermo, al comando e nella vecchiaia, e questa solitudine del potere si avverte anche nell’assenza di qualsivoglia riferimento alla famiglia reale, caso rarissimo nella cinematografia inglese soprattutto in un film “storico”, al punto che l’Inghilterra della Lloyd finisce per sembrare più una repubblica parlamentare che una monarchia.

© CultFrame 01/2011

 

TRAMA
Oggi ottantenne, Margareth Thatcher, già primo ministro britannico dal 1979 al 1990, fa colazione nella sua casa londinese a Chester Square. Il marito Denis è morto ormai da molti anni ma la decisione di sgombrare finalmente il suo guardaroba la mette in forte stato di agitazione. Mentre si accinge a dare inizio alla giornata, l’uomo le appare vero, amorevole e rispettoso come quando era in vita. Nella cena che organizza quella sera, Margareth è come al solito brillante con gli ospiti ma ad un certo punto comincia a rievocare un’altra cena, quella in cui conobbe Denis ben 60 anni prima. Il giorno dopo la figlia Carol convince la madre a farsi vedere da un medico. In realtà l’anziana donna sostiene di sentirsi benissimo e non dice al dottore di quel continuo incombere dei ricordi che ormai popola ogni sua giornata. Tornata a casa, Margareth lotta contro l’incalzare del passato, rispetto al quale però ritrova la propria autonomia: una vita presente forse meno ricca ma non meno degna di essere vissuta.


CREDITI

Titolo originale: The Iron Lady / Regìa: Phyllida Lloyd / Sceneggiatura: Abi Morgan / Fotografia: Elliot Davis / Montaggio: Justine Wright / Scenografia: Simon Elliott / Musica: Thomas Newman / Interpreti principali: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown, Iain Glen, Richard E. Grant / Produzione: Dj Films, Pathé, Film4, Goldcrest, Canal+ / Distribuzione: BIM / Paese: G.B., 2011 / Durata: 105 minuti

LINK
Sito ufficiale del film The Iron Lady di Phyllida Lloyd
Filmografia di Phyllida Lloyd
BIM

 

1 commenti

  1. Ho visto stasera il film in dvd e sono andato su google per vedere chi era la regista e sceneggiatrice che avessero voluto rappresentare un delle persone che hanno fatto la storia del XX secolo come una vecchia allucinata in preda alle proprie ossessioni per il passato. Poi mi sono imbattuto in questa “originale” critica del film di chiara e mielosa impronta socialista. Allora per darle una mano a capire perchè vive in un paese, l’Italia, che non ha futuro e dove lei, è guadagna 2 euro, le voglio far notare che in questi ultimi 15 anni anni il Pil in Italia è cresciuto di 4 punti quello britannico di 15. Il motivo è la signora Tatcher mentre lei tagliava le spese e conteneva le tasse noi da Craxi passando per Prodi e Berlusconi abbiamo continuato a spendere (foraggiando clientele e dipendenti pubblici) e tassare. Quindi auguri a lei che ha la fortuna di vivere in un paese che non ha conosciuto il “liberismo” della Tatcher.

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