Fantasmi d’amore. Il gotico italiano tra cinema, letteratura e tv. Un libro di Roberto Curti

L’osservazione del gotico cinematografico italiano, superando le strette barriere del genere, presuppone (e richiede) una moltiplicazione di punti di vista. Si possono affrontare gli autori e gli stilemi del linguaggio. Si possono individuare gli agganci tra il cinema e la letteratura. Si può, infine, fotografare una produzione in serie prima attirata e poi schiacciata dalle logiche del mercato cinematografico.
Roberto Curti muove il suo studio da questa osservazione molteplice, lega i diversi approcci in un racconto stratificato e multiforme di quell’esperienza, in cui l’apprezzamento per le sperimentazioni visive autoriali coincide con la disamina (sarcastica e impietosa) di produzioni scadenti e riciclate, di parodie e deliberati stravolgimenti dei topoi del gotico. La grande stagione del gotico, tra il 1957 e il 1966, ospita i lavori di due artigiani del brivido come Riccardo Freda e Mario Bava, al fianco dei quali si pongono decine di registi e produttori intenzionati a sfruttare il richiamo commerciale di streghe, vampiri e castelli infestati. Registi dai nomi anglofoni (ma italianissimi) ambientano i loro film in sperdute brughiere nordiche, in realtà campagna romana o periferia lombarda. Una topografia lugubre (a volte inglese, a volte teutonica) che è “una terra di nessuno, sospesa nel tempo e nello spazio, dai tratti vaghi eppure ricorrenti, come lo scenario di un incubo”. Ma aldilà della inevitabile aderenza ai successi commerciali della Hammer inglese e dei suoi epigoni internazionali, il linguaggio gotico italiano utilizza e lavora sugli Archetipi del terrore per poi insistere su alcune specificità tematiche.

Roberto Curti si arma del concetto di sublime di Edmund Burke e del perturbante di Freud, per addentrarsi in castelli e cripte che nascondono icone femminili di bellezza e allo stesso tempo maledette. Il volto delicato di Barbara Steele perforato dai chiodi dell’Inquisizione in La Maschera del Demonio di Bava e l’invecchiamento a vista di Gianna Maria Canale nei Vampiri di Freda sono solo due esempi di sguardo che si muove tra attrazione e repulsione. Ritorna, nel gotico italiano, il tema romantico del doppelgänger, come altro da sé o altro sé, “che spezza la fissità dell’identità sociale e sessuale, conoscendo sviluppi inconsueti e ulteriori ramificazioni”. Il gotico è, inoltre, il luogo della trasgressione e dell’eccesso: al di sotto delle ‘esagerazioni grottesche’ e della violenza, sui centimetri di pelle nuda esposti e nella problematica rappresentazione del desiderio c’è la sfida sotterranea alle barriere della censura e della morale, sfida che decadrà quando le stesse barriere si faranno più sottili, fino a scomparire.
Curti percorre le paure, le paranoie e le ossessioni che sottendono questi testi filmici, e che rappresentano (oscuri) rimandi a ciò che succede nella società italiana parallela. Mentre il peplum e il western prima, e il thriller e il poliziesco poi, occupano larghe fette di mercato, dopo che il Boom ha reso irrimediabilmente anacronistici medioevo e barbarie, i mostri si trasformano, damsels in distress si tramutano in donne indipendenti ma vulnerabili, la putrescenza delle rovine ucroniche viene trasportata nei sobborghi urbani, in ville appartate di campagna: nuovi teatri per le manifestazioni del male, del desiderio e delle pulsioni di morte.

L’analisi di Curti tocca anche le interessanti applicazioni del gotico al mezzo televisivo, in un excursus che registra, con rassegnazione, il lento trascorrere di intuizioni visive e narrative, legate alle radici letterarie, in stanchi e morbidi retaggi del passato. Nel cinema degli ultimi anni, alla factory di Dario Argento e a qualche puntata di Pupi Avati, sopravvive poco o nulla, e i tentativi sporadici restano immersi in uno stato di ‘resa culturale’, oltre a non essere più supportati da quella rete di mercato (generatrice anche di quelle efferatezze cinematografiche spesso riscoperte con entusiasmo in un’adorazione tout court del cinema di genere) che aveva permesso ai registi del tempo di proporre, tentare, rischiare. Da questo punto di vista, risulta fecondo l’epilogo di Fantasmi d’Amore, in cui l’autore traccia la nuova identità del gotico, e ne suggerisce una prospettiva futura, prendendo come spunto le opere solitarie di qualche giovane regista alle prese con un linguaggio e con dei temi – i fantasmi d’amore – che hanno bisogno di altra linfa (luoghi, mondi) per tornare sullo schermo.

© CultFrame 01/2012

PUOI TROVARE IL LIBRO QUI:
Fantasmi d’amore. Il gotico italiano tra cinema, letteratura e tv (Saggi)

CREDITI
Titolo: Fantasmi d’amore. Il gotico italiano tra cinema, letteratura e tv / Autore: Roberto Curti / Editore: Lindau / Collana: Saggi/ Anno: 2011 / Pagine: 504 / Illustrazioni: N°1/16 ill. b/n / Prezzo: 32.00 € / ISBN: 978-88-7180-959-5

INDICE
1. Malombre. Il gotico prima del gotico (1868-1957) / 2. La linea gotica (1957-1966) / 3. Finzioni. Dalla pagina allo schermo / 4. Paesaggi (e) immaginari. Tempi e luoghi del gotico italiano / 5. Le regole dell’attrazione. Erotismo e perversione nel gotico italiano / 6. Un oscuro scrutare. Forme, meccanismi, influenze del gotico anni ’60 / 7. Eretici ed eccentrici / 8. Gotico ’70 7 9. Il gotico televisivo (1969-1980) / 10. Questi fantasmi. Il gotico dagli anni ’80 a oggi

LINK
Edizioni Lindau