Intervista a Jerry Schatzberg. Presidente della Giuria del 29° Torino Film Festival

Quando qualcuno arriva a fotografare Bob Dylan per la copertina di uno dei suoi dischi più famosi (e anche più belli) come Blonde on Blonde non può aver paura di avvicinarsi al mondo del cinema. L’ha fatto il fotografo Jerry Schatzberg che da lì a poco sarebbe diventato regista di alcuni film che hanno vinto premi importanti in vari festival ma senza mai arrivare al grosso successo commerciale. Ed è un peccato. Perché Mannequin-Frammenti di una donna, Panico a Needle Park e Lo spaventapasseri hanno segnato l’immaginario dei cinéphiles degli anni ’70.

CultFrame ha incontrato Jerry Schatzberg come Presidente della giuria della 29ma edizione del Torino Film Festival e l’ha intervistato.


Mr Schatzberg, come presidente della giuria che scelte farà?

Guardi, io nei film qui al festival di Torino ho cercato di trovare le stesse cose che cerco di rintracciare in un film quando vado al cinema ossia una bella storia, un evento interessante, buoni attori. Io giudico tutto nella stessa maniera con cui mi riferisco a me stesso. Ed io sono molto duro con me stesso. D’altronde qui abbiamo molte opere prime, registi giovani; alcuni hanno fatto una scuola di cinema, altri no. Bisogna capirli e cercare di interpretarli. Ecco, quello che cerco è l’onestà. L’onestà del prodotto cinematografico come la intendo io…. Insomma una storia irreprensibile, degli attori che recitano in maniera professionale. Voglio tutti i pezzi del puzzle al loro posto. Se effettivamente due più due fa quattro non voglio poi che la tua storia mi dica che due più due fa sei! Cosi vuol dire che qualcosa non funziona.

Ha usato la parola puzzle che compare nel titolo originale del suo primo film Mannequin-Frammenti di una donna (Puzzle of a Downfall Child). Crede che l’essere umano sia un puzzle?

Assolutamente! L’essere umano è un puzzle difficile da risolvere. E in particolare in quel film mi trovavo a che fare con qualcosa di complicato perché era la storia di una persona che conoscevo molto bene e anche se non ho raccontato tutta la verità ho preso pezzi del suo puzzle. Il titolo tra l’altro viene dallo script originale che non ho utilizzato poi. Da quello script è rimasto solo questo titolo che mi piaceva molto.

Lei era un fotografo famoso. Perché ha cominciato a fare cinema?

Sono ancora un fotografo. Se sei un fotografo rimani fotografo per tutta la vita. Mi sono avvicinato al cinema perché l’amica di cui vi parlavo prima voleva che io raccontassi quella storia e l’unico modo che io avessi per raccontarla bene era un film. Non sapevo niente di cinema. Era completamente diverso da tutto quello che avevo fatto fino ad allora. Ma come vi ho detto mi serviva per quella storia li. E ci ho messo ben quattro anni per mettere insieme tutto. Comunque anche non faccio più fotografie di pubblicità ho sempre qui con me la mia macchina fotografica.

Ma ha fotografato qualcosa anche qui a Torino?

Si, ma non avevo molto tempo. Sicuramente ho fotografato le etichette di alcune bottiglie di vino che mi è piaciuto, così riuscirò a trovarle in America.

Ha vinto molti premi ma in quarant’anni di carriera ha fatto pochi film, credo che siano dieci o undici. Kitty Wynn ha vinto a Cannes il premio per la migliore interpretazione per Panico a Needle Park, Lo spaventapasseri il premio come miglior film sempre a Cannes. Che cos’è successo?

Si, è vero, i miei film hanno vinto dei premi ma non erano pellicole che facevano soldi. O almeno molti soldi. Poi ho perso tempo su tanti progetti. Prima non c’erano i soldi, poi la sceneggiatura non funzionava, alcuni attori non erano disponibili quando ti servivano e poi ho rifiutato anche proposte. Negli ultimi anni Hollywood ha cominciato di chiedere dei film “felici”. Io ho provato di fare dei film “felici” ma non erano nel mio stile. Se fossi vissuto ad Hollywood forse avrei avuto la possibilità di fare un film bello e poi un film brutto e poi di nuovo un film bello. Io sono contento così. Mi basta quello che ho fatto.

Infine, lei ha lavorato con mostri sacri del cinema a cominciare da Faye Dunaway fino a Al Pacino e Gene Hackman. Ma lavorare con questi attori è facile o difficile?

Era facile avere delle belle performance ma non era facile lavorare con loro. Forse Al Pacino era tra i più tranquilli, Faye un po’ meno; ma comunque erano attori di razza che quando avevano dei copioni interessanti riuscivano a darti tutto. Certo, tutti questi attori e divi li ho visto recitare anche male quando avevano tra le mani storie mal concepite. Bisogna però ammettere che sapevo scegliere i miei interpreti. Quando ho selezionato nel 1988 per La contropartita Morgan Freeman, accanto ad Andy Garcia ed Ellen Barkin, erano quasi trent’anni che lui era attivo ma nessuno lo aveva scoperto. Da quel momento è esploso!

CultFrame 12/2011

 

IMMAGINE
Jerry Schatzberg. Autoritratto

LINK
CULTFRAME. 29° Torino Film Festival. Anticipazione (di Claudio Panella)

Il sito di Jerry di Schatzberg
Filmografia di Jerry Schatzberg
Torino Film Festival – Il sito