Thoughtform – La forma del pensiero. Mostra del collettivo londinese The Otolith Group

Appena varcata la soglia della sala GianFerrari al Museo MAXXI di Roma si comprende subito che Thoughtform non è una mostra semplice, assolutamente non paragonabile ad una serie di opere messe l’una accanto all’altra secondo un’idea curatoriale imposta successivamente. La sensazione è quella di entrare in un mondo affascinante ed enigmatico che ha bisogno, anzi pretende dal visitatore, molto tempo, un’analisi attenta e una mente concentrata. Si badi bene che questa attenzione viene carpita dalle opere in un processo che definirei naturale come naturale è la predisposizione dell’essere umano al ragionamento ed alla lettura dei codici linguistici.
L’esposizione realizzata in collaborazione con il Museo MACBA di Barcellona, porta per la primissima volta in Italia il collettivo inglese The Otolith Group composto dall’indiana Anjalika Sagar e il britannico-ganese Kodwo Eshun, entrambe figure complesse per formazione e cultura. La prima è una antropolga sociale e sound-artist che ha collaborato con vari registi e musicisti sia in Inghilterra che in India, fondatrice della rivista indipendente Multitudes oltre che co-moderatore del forum ondine Undercurrents su cui si discute di interrelazioni tra razze, teconologia e globalizzazione. Il secondo è scrittore, teorico e cineasta con una specializzazione in culture fonetiche e visive alla Goldsmiths University di Londra.

Per cogliere il ciclo espositivo Thoughtform bisogna partire dal significato del nome del collettivo, The Otolith Group, dove Otolith fa riferimento agli otoliti, i microcristalli posizionati all’interno del nostro orecchio i quali aiutano a mantenere il senso di equilibrio nell’essere umano. Da questo piccolo punto si dipana tutta la storia artistica di questo duo che nell’esposizione al MAXXI mette in mostra una serie di opere realizzate a partire dal 2003 fino ad oggi. Nucleo centrale e fulcro della mostra sono i video, veri e propri film posizionati nelle darkroom al centro della sala, composti dalla trilogia Otolith I (2003), Otolith II (2007), Otolith III (2009) e Hydra Decapita (2010).

Nel primo, considerabile come la dichiarazione di intenti del collettivo, una voce fuori campo di un’esoantropolga cerca di ricostruire la storia dell’uomo fino alla sua biforcazione in due specie diverse nell’anno 2103, anno in cui scopre che gli umani nati nello spazio hanno gli otoliti alterati e quindi impossibilitati a vivere sulla terra e condannati ad un’esistenza in perenne microgravità. Nel film scorrono varie immagini che l’esoantropologa immaginata dai due artisti ha scovato negli archivi mediatici della stazione spaziale internazionale dove conduce i suoi studi sulla perdita dell’equilibrio. Scorrono così immagini della storia moderna e a noi contemporanea, ma passate per l’esoantropologa, come quelle su Valentina Tereshkova del 1963, la prima donna nello spazio, o le manifestazioni di piazza contro la guerra in Iraq del 2003.
Anche gli altri due film della trilogia sono impostati nello stesso modo: voce fuori campo e immagini di un finto archivio mediatico o di una possibile sceneggiatura cinematografica. Cìò che accomuna i tre film e che rende la trilogia un blocco unico è la scelta di un’osservazione a distanza del soggetto posto ad analisi, l’umanità nella sua interezza, creando una storia fantascientifica in cui sono degli esseri umani, oramai extraterrestri, a osservare noi terrestri con un occhio e un tempo distanti. Una scelta di lettura tipica di tantissima arte contemporanea ma che in The Otolith Group va oltre la semplice scelta formale.

Nelle loro opere tutto si mescola, i linguaggi, le forme, le interconnessioni tra le discipline non solo artistiche ma anche scientifiche, letterarie e filosofiche. Per loro non c’è alcuna differenza tra un pensiero filosofico o un film e la scelta del film-saggio e del film di fantascienza ne sono un esempio. Anche la continua ricerca di collaborazioni con altri artisti come il regista francese Chris Marker o i riferimenti ad opere di altri artisti da cui trarre ispirazione, esempio il regista indiano Satyajit Ray, Pasolini o Tarkovskij con il suo Stalker, i musicisti concettuali Drexciya o lo scrittore fantascientifico James Graham Ballard, sono l’ulteriore conferma che nella ricerca artistica del collettivo inglese tutto può servire alla comprensione, alla lettura, al fine ultimo, purché effettuato con rigore non solo estetico ma soprattutto etico.
The Otolith Group ci insegna che non esiste più il mito dell’artista maudit, dell’unto del signore, di colui che in alto sul cucuzzolo del monte del sacro fuoco dell’arte crea opere a cui l’osservatore e lo spettatore devono sottostare nella lettura e nell’iterpretazione. L’arte è interconnessione, è libero pensiero che si fa forma esatta nelle mani di ognuno di noi. Ogni punto di vista merita una chance di lettura e comprensione, come ogni uomo ha diritto di essere libero di trovare una propria strada nel continuo fluttuare dell’esistenza.

Ecco dunque il titolo di tutto il ciclo espositivo: Thoughtform, in italiano La forma del pensiero. La politica e la memoria, la comprensione di un’immagine, il perché di un’immagine accanto ad un’altra, insomma la continua scelta che porta l’essere umano a cambiare o continuare un determinato percorso, fanno parte di un sistema più ampio e complesso legato appunto al pensiero, a questa grande capacità di oltrepassare il determinato per l’indeterminato che ci distingue e forse ci condanna allo stesso tempo.
Thoughtform è una mostra che dà merito al MAXXI per la scelta e la metodologia espositiva, realizzata a stretto contatto con gli artisti. Ecco dunque che finalmente a Roma, in uno spazio museale pubblico si respira aria di ricerca e di interdisciplinarietà. Ben vengano altre iniziative del genere.

© CultFrame 11/2011

 

IMMAGINI
1 The Otolith Group. Film still from Otolith, 2003. Courtesy of The Otolith Group and LUX, London
2 The Otolith Group. Film still from Hydra Decapita, 2010. Courtesy of The Otolith Group and LUX, London

INFORMAZIONI
The Otolith Group. Thoughtform – La forma del pensiero / a cura di Chus Martinez con Monia Trombetta
Dal 7 ottobre 2011 al 5 febbraio 2012
MAXXI / Via Guido Reni 4/A, Roma
Orario: martedì – venerdì e domenica 11.00 – 19.00 / sabato 11.00 – 22.00 / chiuso lunedì / orario a dicembre: sabato 24 e 31: 11.00 – 17.30; domenica 25: chiuso; lunedì 26: 11.00 – 19.00; martedì 27 chiuso
Biglietto: intero 11 euro / ridotto: 8 euro

LINK
The Otolith Group – Il sito
MAXXI, Roma