Swanlights. Videoclip di Antony and The Johnsons diretto da Sara Hegarty

di Antonio Laudazi

Più che una storia, la rappresentazione di un’emozione. Una bambina in camicia da notte danza nella nebbia. Forse si ricorda di quando danzava. Forse sogna di danzare, immersa in una luce lattiginosa. È una visione cangiante, dal seppia del passato remoto al bianco profondo del non ancora nato, fino ai blu e ai verdi di una campagna notturna.
E così la ritroviamo in lacrime, la stessa bambina, sperduta nel buio, mentre corre tra l’erba alta. Che stia fuggendo da qualcosa, da qualcuno?
Con pochi elementi la regista Sara Hegarty (sorella di Antony) costruisce un climax non solo emozionale, ma soprattutto narrativo. Vero e proprio incipit, della miglior specie tra l’altro. Non stupisca dunque di scoprire che le immagini del videoclip sono anche (e soprattutto) un estratto dal film The Last Hymn, ancora in fase di produzione.

Swanlights è un brano impalpabile, inquieto, misterioso, sinistro. Diviso nettamente in due parti, una prima costruita sulla tensione e una seconda sul rilascio, trova la sua incompiuta quadratura in immagini che, pur nella loro ambiguità, vibrano insieme alla musica. Lo si intuisce già nei primi secondi, quando al reverse sonoro scopriamo corrispondere ora l’inversione, ora la trasfigurazione della visione, tanto nella luce quanto nei movimenti.
Il montaggio ruota sempre intorno alla figura della ragazzina, restituendo una visione psicologica ed emozionale della sua come della nostra percezione, mentre il rallentatore, leggero e costante, trasmette oppressione e affanno simili a quelli dei sogni in cui una strana forza impedisce di compiere anche il gesto più semplice. A caratterizzare la lunga introduzione sono le consuete tessiture vocali di Antony, qui particolarmente sospese, febbrili, e una sorta di bordone di chitarra ottenuto con l’uso combinato di effetti (probabilmente distorsione, tremolo e delay).
Tanto il brano quanto il videoclip vogliono condurre in qualche luogo: lo stesso dove è diretta la bambina, la quale appare sempre più sola, spaurita, come intrappolata in una favola oscura; qualcosa che inevitabilmente riconduciamo alla violenza e all’abuso, senza che ciò sia mai rilevato sullo schermo, rappresentando con l’assenza un terribile silenzio.
E poi, finalmente, il lago. Dapprima anticipato da lievi, nere, reiterate increspature. Tuffarsi è atto liberatorio, l’immersione è l’unica scelta disponibile. La musica si apre, risolve in un arpeggio melodioso di piano, mentre la bambina attraversa la materia acquosa. Alcuni uomini la cercano. Il dettaglio delle lanterne e dei costumi ci sospinge indietro, in un ipotetico XIX secolo. La bambina si è persa. La stanno cercando. Ma vogliono prenderla o trovarla?

Nella poetica di Antony, luoghi fantastici e fascinazioni atemporali rimandano sempre e comunque a un profondo disagio esistenziale. I suoi protagonisti sono poetici e sofferenti, (r)esistono in un dormiveglia che possa proteggerli dalle sofferenze della realtà. Qui il messaggio non è esattamente chiaro, ma d’altronde non lo è quasi mai. Questa immagine così pregna e sfuggente, “swanlights” appunto, è un qualcosa che ha a che fare con la natura e con la vita, con quel fascino incomprensibile della sofferenza più dolce verso cui il mondo di Antony and The Johnsons non smette mai di guardare.

Adesso non resta che aspettare il lungometraggio.

© CultFrame 11/2011

 

CREDITI
Brano: Swanlights / Artista: Antony and The Johnsons / Regia videoclip: Sara Hegarty / Album: Swanlights / Etichetta: Secretly Canadian / Anno: 2011

LINK
Antony and the Johnsons – Il sito
Swanlights – Il sito
Etichetta Secretly Canadian

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