Pina. Intervista al regista Wim Wenders. Festival Internazionale del Film di Roma 2011

Quando un grande regista come Wim Wenders si mette a fare un film su una figura enorme come quella della coreografa e ballerina Pina Bausch c’è sicuramente qualcosa di eccezionale in questa scelta. E siamo sicuri che il tedesco Wenders non abbia reso un omaggio alla sua connazionale solo per celebrare una parte della cultura teutonica. Anche perché quello che li accumuna è una dimensione artistica assolutamente apolide. E che la danza totalmente archetipica, ancestrale (infatti guardava molto verso il mondo greco) e “proletaria” della Bausch perfettamente sia consone al cinema (prima maniera) del nostro autore, non può che essere considrato in maniera positiva.

CultFrame ha incontrato il regista di Paris Texas nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma.

Come lega Pina al il resto della sua filmografia?

Effettivamente è un film molto strano questo. Avrei voluto realizzarlo venti anni fa. Ma le cose poi sono andate diversamente. Ho girato molti film dagli anni ‘90 in poi ma mai questo. Anche se Pina era sempre presente. Paradossalmente, nonostante fosse un lavoro a cui ci tenevo tanto, non sapevo come girarlo per rendere omaggio alla figura di Pina. Ma poi non l’ho più fatto. È uno dei miei film più strani per quel che mi riguarda.

E la scelta del 3D?

Non l’ho scelto io (ride, n.d.r) ma la tecnica del 3D mi è comparsa improvvisamente nel 2007 e mi ha aperto delle prospettive nuove. Ed io ho visto una concreta possibilità per realizzare Pina. La danza e la tridimensionalità vanno d’accordo. Solo che allora quella tecnica era agli albori e così ci ho messo parecchio per portare il film al suo termine. Noi abbiamo cominciato a girare Pina molto prima di Avatar.

Di solito il 3D viene utilizzato per film iper-spettacolari. Crede che potrebbe trovare spazio nel cinema d’autore?

La particolarità dell’uso del 3D in questo nostro caso è quella che ti permette di stare insieme con i ballerini sul palcoscenico. È vero quello che dice. Infatti, fino ad oggi il 3D è stato utilizzato per la sua dimensione spettacolare in un cinema di puro intrattenimento. Ma le sue possibilità sono infinite.

Con la morte della coreografa tedesca Pina da un film con Pina Bausch è diventato un film su Pina Bausch.

La morte di Pina è stata cosi improvvisa che non ho avuto il tempo di riflettere su cosa fare. Cosi ho chiamato tutti ed ho comunicato che non avrei fatto il film. Ma dopo un paio di mesi ha cominciato a prendere corpo un’altra idea. Mi si concretizzava l’idea che, visto che non potevo più fare un film “con” Pina Bausch, avrei potuto fare un film “su” Pina Bausch. Per poter congedarsi da lei, per dirle addio. Cosi abbiamo elaborato il materiale in una maniera completamente diversa.

Lei conosceva Pina Bausch personalmente. Con lei ha scoperto il mondo della danza contemporanea.

Ho conosciuto Pina venticinque anni fa e nel tempo siamo diventati ottimi amici. In qualche modo è diventata la sorella che non ho mai avuto. Pina ci teneva molto alla nostra amicizia. E contava anche sul nostro rapporto artistico. Era infaticabile. Da quando ci siamo conosciuti  ha preparato almeno quaranta spettacoli. E li teneva in piedi tutti, insieme a quelli precedenti. Era un’opera ciclopica, quella di Pina Bausch, perché il teatro-danza è un’arte così effimera che tenerla viva è qualcosa di estremamente difficile. Infatti, il nostro film voleva mirare anche a questo: aiutare la Bausch in questo suo compito.

Ci sono molti grandi coreografi e coreografe a cominciare da Martha Grahame e fino Moses Pendleton. Che cosa aveva di diverso Pina Bausch?

Perché Pina Bausch dite? L’approccio di Pina alla danza è stato rivoluzionario, ha capovolto il mondo della danza o meglio lo ha messo in ginocchio. Pina ha sempre detto che non le interessava l’aspetto estetico della danza, non le interessava il come si muovevano i ballerini ma che cosa spingeva i ballerini a muoversi.
Ha spostato il suo occhio all’interno della danza. Ha messo la vita al centro della danza. Attraverso la sua arte raccontava come siamo, che cosa siamo e che cosa saremmo diventati. E soprattutto perché siamo fatti in un modo piuttosto che in un altro. Questa è stata la sua rivoluzione.

© CultFrame 11/2011

 

LINK
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Il sito di Wim Wenders
Filmografia di Wim Wenders