MAXXIinWeb. La rassegna di incontri per seguire l’arte contemporanea sul web. Incontro con Francesco Vezzoli

Che Francesco Vezzoli sia un artista innamorato della provocazione e del paradosso è un fatto indiscutibile: non poteva essere più adatto quindi, per l’incontro organizzato dal MAXXI di Roma insieme a Telecom, in occasione della rassegna MAXXIinWeb. Lui, artista italiano tra i più celebri al mondo, che si dichiara totalmente refrattario all’utilizzo di social network e intrattenimenti digitali, reso famoso da una raffinata pratica artistica – il ricamo a mezzo punto, strumento d’espressione privilegiato della propria ricerca – invitato a dialogare con il pubblico della rete in streaming sul tema delle nuove tecnologie e della comunicazione.
Settimo degli incontri organizzati dal museo con figure di spicco della creatività e dell’arte, l’appuntamento ha raccolto un pubblico di appassionati in sala, dando la possibilità però a tutti gli utenti collegati via web di seguire in diretta l’intervento e di inviare domande in tempo reale all’artista, il quale si è prestato con generosità al dialogo con gli internauti.

Francesco Vezzoli, attivo dagli anni ’90, ha partecipato alla Biennale di Venezia per ben tre volte e ha esposto in alcune tra le sedi pubbliche e private più prestigiose al mondo, dalla Galleria Nazionale del Jeu de Paume di Parigi al Guggeheim di New York. Introdotto dalle immagini della sua opera Greed (2009), trailer fittizio per un profumo inesistente diretto da Roman Polanski, con protagoniste Natalie Portman e Michelle Williams, un lavoro direttamente ispirato all’operazione duchampiana della Belle Haleine: Eau de Voilette (1921), Vezzoli ha aperto ironicamente la conversazione con Anna Mattirolo, direttrice di MAXXi Arte, e la curatrice Cristiana Perrella descrivendo il suo rapporto con le tecnologie, che pare risolversi in un utilizzo massivo di biglietti vergati a mano e mazzi di fiori. Un’affermazione, questa, che mette in luce diversi aspetti significativi della ricerca di Vezzoli: ricordiamo infatti che tutto il lavoro dell’artista bresciano, composto principalmente di video e opere di ricamo, animato da una riflessione sui media di massa attraverso una commistione di elementi “bassi” e “alti”, è costellato dalla presenza di celebrities del calibro di Sharon Stone, Helmut Berger, Valentina Cortese, Franca Valeri, Lady Gaga. Vezzoli rivela al pubblico di aver avvicinato e aver coinvolto  di volta in volta le star attraverso un corteggiamento desueto, fatto appunto di fiori e biglietti, facendo subito chiarezza in merito al ruolo della tecnologia nella sua produzione. Vezzoli è tutt’altro che naif, ma racconta del suo rapporto con i nuovi media come di una scoperta affatto recente, nata dall’osservazione del ruolo dei divi rispetto a piattaforme come Twitter e Facebook o attraverso la visione di siti hardcore, che hanno contribuito a disegnare un nuovo “panorama del desiderio”.

La conversazione si articola attraverso numerose domande del pubblico, affascinato dall’aura glamour che circonda le operazioni artistiche di Vezzoli. La curiosità riguardo alle celebrities coinvolte rimanda a quell’ossessione che l’artista mette in scena nelle proprie opere, un desiderio di divismo a cui lo spettatore fatica a sottrarsi. Sembra che il racconto degli aneddoti riguardanti la diva più capricciosa, quella più amata, l’eleganza di Cate Blanchett o l’affinità elettiva con Jeanne Moreau siano indissolubilmente legate alla sua opera, come una propagazione nel tempo e nello spazio di quelle stesse messe-in-scena. Un elemento quanto mai interessante e che evidenzia come la riflessione sui meccanismi del desiderio sia centrale nel suo lavoro. Alla luce di questo elemento risulta quindi più facile comprendere le ragioni per cui Vezzoli indichi in Pedro Almodovar un mentore, autore contemporaneo da lui ritenuto imprescindibile.

La problematica del mimetismo dell’opera di Vezzoli rispetto allo star system è un punto che ha alimentato critiche aspre nel corso degli anni ed è un’osservazione che viene correttamente sollevata da Perrella nel corso della conversazione. La natura ambigua degli oggetti filmici, sospesi tra la celebrazione di miti di massa e la messa a nudo di meccanismi che potremmo definire di perversione dello sguardo, li rende effettivamente problematici, talvolta di difficile collocazione: una disinvoltura nell’utilizzo dei media che l’artista definisce come animata da una volontà virale, attuata come strategia per diffondere e rendere penetrante il proprio lavoro. Un esempio perfetto di questa tattica è la copertina di “W”, rivista di moda americana, per la quale Vezzoli realizza una lavoro con protagonista Nicki Minaj, stella affermata della scena hip hop statunitense, nei panni di una dama Rococò. Di primo acchito le immagini potrebbero essere considerate né più né meno di un eccellente redazionale di moda, ma se si considera nel complesso la ricerca di Vezzoli, il lavoro si inserisce come un tassello preciso nel gioco di manipolazione dell’immagine della diva-icona, piegata al desiderio dell’autore, che strumentalizza abilmente i mass media per veicolare la propria pratica artistica.

La liason di Vezzoli con lo star system sembra però volgere alla fine. Come si evince dai lavori più recenti, il suo interesse per il mondo dorato delle star si va progressivamente esaurendo e l’attenzione si sposta su tematiche più specificamente legate all’arte: i busti in marmo che riprendono la statuaria antica – che ricordano certi lavori di Barry X Ball – elaborati utilizzando il ritratto dell’artista stesso, impegnato in un gioco narcisistico di cambio di ruolo, lasciano intendere uno slittamento progressivo della sua ricerca verso nuovi territori. Una prassi sempre più smarcata dalla realizzazione artigianale dell’opera e focalizzata sul progetto, come dimostra 24 Hours Museum, la nuova, colossale impresa che a breve verrà realizzata a Parigi con la collaborazione di Prada: l’opera consisterà nella realizzazione di un museo temporaneo, con tanto di inaugurazione, opening party, allestimento della collezione, battage pubblicitario, social network e siti dedicati. Un apparato museale a tutti gli effetti che, dopo solo ventiquattro ore, verrà letteralmente fatto scomparire. Ironico e a tratti sottilmente crudele, il lavoro di Vezzoli non nasconde un legame con l’universo di un’altra star dell’arte contemporanea, quel Matthew Barney con cui condivide il gigantismo nella creazione, gli elementi queer e cross-gender della narrazione e un utilizzo del cinema come strumento elettivo, nonché con l’arte concettuale. Lo stesso Vezzoli, seppur dichiara di non ritenere valide le categorizzazioni storiche nell’ambito dell’arte contemporanea, ammette sorridendo di trovare divertende l’idea di poter essere considerato come “l’ultimo dei concettuali”.

La leggerezza apparente della conversazione di Vezzoli rivela una sorprendente consapevolezza e una oggettiva dimestichezza con i meccanismi che regolano l’entertainment e i media di massa, un’attenzione che rivela un rapporto di filiazione diretta con l’opera di Andy Warhol. Sembra che il racconto del fare arte di Vezzoli talvolta si sovrapponga alla sua opera, richiamando alla mente le operazioni “pubblicitarie” di Salvador Dalì e Gabriele D’Annunzio. Come conferma l’artista stesso, che definisce il suo lavoro la “materializzazione di un sogno” e che, al contrario di Cattelan, non ha nessuna intenzione di andare in pensione.

ll prossimo appuntamento MAXXIinWeb è giovedì 1 dicembre con Fernando e Humberto Campana.

© CultFrame 11/2011

 

IMMAGINI
1 Francesco Vezzoli. Greed, A New Fragrance by Francesco Vezzoli, 2009, HD Video, 1 min. Diretto da  Roman Polanski, con Natalie Portman e Michelle Williams. Courtesy Gagosian gallery
2 Francesco Vezzoli. Claudia Schiffer (Giovanni Bellini), stampa inkjet su tela con tessuto ricamato incotone e metallo, bigiotteria, acquerello, cosmetici. Cm 240x130x20. Courtesy Gagosian

LINK
CULTFRAME. Democrazy. Mostra di Francesco Vezzoli
Telecom Italia/MAXXINWEB – Il calendario di tutti gli incontri
La rassegna su Facebook
La rassegna su Twitter
Fondazione MAXXI, Roma

 

1 commenti

  1. Mi sembra molto chiara in questo articolo di Silvia Bottani la messa a fuoco della sostanza artistica di Vezzoli. Il tema dell’ambiguità è centrale (e fondamentale), perché è presente sia nel sistema linguistico meticcio delle arti visive tecnologiche sia nella società contemporanea, basata sull’ossessione della comunicazione. In tal senso, definirei Vezzoli un artista realmente contemporaneo e ambiguamente vero, oppure veramente ambiguo.
    Silvia Bottani ha ben delineato come Vezzoli sia artista al centro di un vortice espressivo linguistico nel quale non esistono (per fortuna) più barriere fra le arti. I nomi citati nell’articolo sono in tal senso emblematici: Polanski, Almodovar, Dalì, D’Annunzio, Warhol, ma anche Sharon Stone, Helmut Berger e Lady Gaga.

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