La Kryptonite nella borsa. Intervista al regista Ivan Cotroneo. Festival Internazionale del Film di Roma 2011

Ivan CotroneoQuando uno sceneggiatore di successo (ma anche autore televisivo… ma anche scrittore) passa dietro la macchina da presa si comincia a puzzare di presunzione. Ma nel caso di Ivan Cotroneo non è cosi. Sarà quel suo sorriso accattivante, sarà quella sua estrema disponibilità a parlare di tutta la sua attività che lo rende alla portata di tutti.
La Kryptonite nella borsa, tratto da un suo romanzo del 2007, è la conferma di tutto. Colorato, divertente e divertito il film d’esordio di Cotroneo assomiglia molto alla cinematografia americana indipendente degli anni ’80. Anche se poi il film è ambientato negli anni ’70.

Punto di Svista ha incontrato Ivano Cotroneo durante il VI Festival Internazionale del Film di Roma.

Dal libro al cinema, Cotroneo, si perde qualcosa?

Assolutamente nulla. Si cambia linguaggio questo è vero ma poi l’idea rimane la stessa.

E cosa cambia, invece, nel tuo metodo quando scrivi sceneggiature per la televisione o per il cinema?

Nel metodo, e nell’impegno, nulla. Questo non significa in nessun modo che lavorare per la televisione sia più facile, ma è diverso il pubblico, diverso il formato, diverso tutto il mondo con cui ti confronti. E anche all’interno della scrittura televisiva, è diverso scrivere per una rete generalista, o per una pay tv satellitare. E questo succede proprio in Italia. Bisogna comunque cercare ogni volta di fare qualcosa di nuovo, di sorprendente, che sposti il confine un po’ più in là. Qualcosa che vorresti vedere come spettatore, qualcosa di cui essere contento.

Hai scritto anche altri libri, come mai che hai scelto proprio La Kryptonite per il cinema?

Come spesso capita, i produttori del film, Nicola Giuliano e Francesca Cima, hanno acquistato i diritti del mio libro dopo averlo letto ed essersene innamorati. All’epoca non c’era ancora idea di chi sarebbe stato il regista e ogni volta che io incontravo i produttori davo un’idea precisa di cosa avesse o non avesse dovuto fare questo regista che lo avrebbe dovuto trasformare in immagini.
Dopo lunghe chiacchierate, e forse esausti delle mie osservazioni, mi hanno proposto di girarlo. Da lì è diventata un’avventura collettiva, dalla scrittura alla troupe, al cast, tutto è stato fatto insieme.

La musica è importane nel tuo film. Ci sono dei brani classici e persino una cover dei Planet Funk del brano di Lee Hazlewood These boots are made for walkin cantato da Nancy Sinatra.

Per la verità ho chiesto ai Planet Funk, che conosco e ammiro da tempo, di rifare la cover di Dalida del brano di Hazlewood. Un commistione bizzarra di pop italiano e capolavori della musica americana, piena di suggestioni diverse, per raccontare la vita. E poi ci sono brani che sono sempre stati nella mia testa per certe scene. Non poteva esserci altro che Mina che canta Quando ero piccola quando Rosaria scopre che il marito la tradisce. Life on Mars di Bowie commenta l’esplosione della fantasia di Peppino. E poi Iggy Pop con Lust for Life per raccontare l’armonia familiare senza dimenticare Peppino di Capri un must di quel periodo li’.

Parliamo dei tuoi attori

Ne vado veramente fiero del mio cast: Valeria Golino interpreta la mamma con grande sensibilità, Luca Zingaretti è il marito e poi ci sono i fratelli minori della madre che si occupano un po’ di questo bambino che è in qualche modo abbandonato, Cristiana Capotondi e Libero di Rienzo. Fabrizio Gifuni fa un ottima caratterizzazione, un stuolo di attori napoletani e infine il bambino. Luigi Cattani è alla sua prima esperienza cinematografica e l’ho trovato nel coro delle voci bianche del teatro San Carlo.

© CultFrame – Punto di Svista 11/2011

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